Cari
amici ed amiche, signore e signori,
desidero
innanzitutto ringraziare il Presidente di Federsicurezza, Luigi Gabriele per
avermi invitato a partecipare oggi a questo evento, un appuntamento
importante che consente di mettere a
fuoco, grazie al dettagliato rapporto che viene presentato oggi, la forza e
l’evoluzione di un settore che proprio
Gabriele ha saputo aggregare dandogli voce in modo unitario pur
valorizzandone le singole componenti.
Un settore che oggi, più che mai, si trova a svolgere un ruolo fondamentale
per rispondere a quella che è considerata da parte degli italiani, cittadini ed
imprese, una priorità inderogabile: la sicurezza.
E’ evidente come l’opinione
pubblica lamenti un peggioramento della
situazione della sicurezza e il tema della lotta alla criminalità sia sempre
più vissuto come emergenza e quindi come priorità fra i problemi da risolvere;
come d’altronde ha confermato, proprio il sondaggio effettuato da Confcommercio
subito dopo i risultati delle ultime elezioni.
Sappiamo
che le cause di questo crescente senso di insicurezza sono molte e le citerò
solo per titoli: il numero dei reati e soprattutto la violenza con la quale
questi reati vengono commessi; l’immigrazione clandestina; il degrado urbano e
sociale; l’impunità dei criminali e la mancanza di certezza della pena.
Ma se queste sono le cause del
senso di insicurezza ancor più devastanti sono gli effetti che comporta. Perché
la sicurezza è il prerequisito per una compiuta democrazia economica, nella
quale cittadini e imprenditori possano vivere con serenità e soprattutto
costruire per il futuro, senza sentirsi minacciati nella propria incolumità, in
quella dei propri cari e nel frutto del loro lavoro.
A questa situazione di
malessere, ormai diventata vera e propria esasperazione, le istituzioni e le
forze dell’ordine stanno rispondendo con impegno e determinazione, certamente;
ma con risorse che sono purtroppo limitate e assorbite anche dal contrasto ad
un fenomeno che non ha confronti con altre economie avanzate, la presenza di
tre potenti e ramificate organizzazioni criminali - mafia, ‘ndrangheta e camorra - che impegnano uomini e mezzi che
altrimenti potrebbero essere destinati più efficacemente al controllo del
territorio ed alla prevenzione del crimine.
Ecco allora che cresce
la domanda di sicurezza complementare, l’attività che di fatto è svolta
dalle imprese che questo settore, Federsicurezza, rappresenta.
L’assetto normativo del settore
d’altronde sta finalmente evolvendo e credo che il recentissimo decreto legge
che ha accolto le indicazioni della Corte di Giustizia Europea riconoscendo
alle guardie giurate nello svolgimento del loro ruolo professionale la
qualifica di incaricato di pubblico servizio sia un significativo passo avanti.
Il prossimo passo che mi auguro
sia realizzato è quello del riconoscimento delle specificità di un settore che
non può essere regolamentato come un qualsiasi altro settore economico, perché
ora è in dirittura di arrivo il provvedimento che toglie i vincoli alla
concorrenza che risalivano al 1931, liberalizzando il settore.
Una liberalizzazione che aiuterà
lo sviluppo del mercato, purchè “governata” attraverso il riconoscimento di
quelle specificità che ho appena evidenziato.
Perché le liberalizzazioni -
anche quelle che ci riguardano, e infatti non ci siamo mai tirati indietro -
sono fra le priorità che Confcommercio,
non da oggi, ma da tempo, ha caldeggiato affinché l’economia italiana possa
riprendere a crescere.
Un’economia che non registra segnali confortanti: infatti anche se
gli ultimi dati sul Pil danno una crescita
nel primo trimestre di quest’anno migliore delle aspettative, con un più
0,4%, non bisogna farsi facili illusioni, perché non si elimina il rischio di
un dato comunque negativo nel 2008 e perché continua purtroppo a crescere il
divario con l’Europa.
E
se il divario aumenta il rischio per
l’Italia è quello di perdere sempre più terreno sul versante della
competitività.
Nelle nostre “20 tesi per
una legislatura costituente - Crescere di più, crescere meglio”, il documento programmatico di Confcommercio presentato
alla vigilia delle elezioni e poi subito dopo la formazione del nuovo governo
durante la convocazione a Palazzo Chigi abbiamo evidenziato a chiare lettere
quali debbano essere gli interventi prioritari da perseguire:
ridurre la spesa pubblica di
1 punto di Pil all’anno per i prossimi 5 anni;
sostenere la domanda interna
attraverso l’alleggerimento della pressione fiscale sui redditi da lavoro, con
l’obiettivo di ridurre di almeno 5 punti l’aliquota media IRPEF;
completare le
liberalizzazioni, quelle vere, e cioè servizi energetici, telefonici, bancari e
assicurativi, per incrementare di 1,5 punti il PIL.
Ecco, noi crediamo che questa
sia la via maestra per affrontare l’emergenza crescita del nostro Paese.
E un primo segnale in questa direzione lo abbiamo già avuto con la
detassazione degli straordinari che era in cima alle nostre richieste delle
cose da fare nei primi 100 giorni.
Ma non ci si può fermare qui,
perché il nostro Paese, le nostre imprese, la nostra economia - un’ economia
che è basata sulle piccole e medie imprese, che costituiscono il 95% del
sistema produttivo italiano; un’economia nella quale i servizi di mercato
contribuiscono a formare ben più del 40% del Pil e dell’occupazione – hanno
bisogno di riforme.
Abbiamo
bisogno di servizi pubblici efficienti e competitivi, e quindi, come ho già
detto, di effettive liberalizzazione;
di ridurre la nostra bolletta energetica, di investire in capitale umano ed
innovazione; di una pressione fiscale che non pesi come un macigno su imprese e
lavoratori e di un federalismo che sappia coniugare responsabilità, solidarietà
e competitività del sistema; di un mercato del lavoro flessibile ed
attento alle esigenze dei settori; di infrastrutture al passo con i tempi; di
un contesto sicuro, nel quale imprese e cittadini non sentano la minaccia
quotidiana della criminalità.
Siamo
consapevoli che sono problemi complessi; non ci facciamo illusioni che si
possano risolvere dall’oggi al domani, anche perché le soluzioni di breve
termine hanno il fiato corto e non portano lontano.
Ma
crediamo che queste cose si possano realizzare: perché ci sono i numeri per una
governabilità stabile e duratura; perché con una nuova stagione di
concertazione si può ragionare insieme, istituzioni, imprese, forze sociali,
per garantire un futuro migliore all’Italia.
Grazie