Intervento del Presidente
Carlo Sangalli
Inaugurazione nuova sede
Confcommercio Enna
Cari Amici,
l’inaugurazione di una nuova sede
è sempre un momento importante nella vita di un’Associazione.
Lo è perché rappresenta il punto
di arrivo di un percorso sindacale ed organizzativo impegnativo; ma lo è anche
perché, al contempo, si tratta del nuovo punto di partenza di un itinerario, di una storia che si
confronterà con vecchie e nuove sfide e, soprattutto, con la capacità di
essere, giorno per giorno e concretamente, al fianco delle imprese che
rappresentiamo.
Insomma, l’inaugurazione della
nuova sede della Confcommercio di Enna è – per usare una metafora ciclistica –
un traguardo di tappa.
E’ giusto festeggiarlo. Ma,
soprattutto, è giusto farlo in maniera non rituale.
Esattamente, cioè, come Voi – caro
Presidente Prestifilippo, cari amici della Confcommercio di Enna – avete scelto
di farlo.
Facendone, dunque, occasione per
un confronto pubblico sui temi della legalità e della sicurezza e sul contrasto
di ogni forma di criminalità.
Sono questioni che vengono da
lontano e sono certamente anche questioni nazionali. Ma non vi è dubbio che,
nel Mezzogiorno e qui in Sicilia, il giogo della criminalità organizzata sul
circuito legale dell’economia si sia davvero configurato – per usare un
efficace concetto del Censis – come una sorta di tasso di zavorramento mafioso
dell’economia, che già di per se stesso sarebbe largamente in grado di dar
conto del divario di crescita e di sviluppo rispetto alle altre aree del Paese.
Smantellare questo zavorramento
significa, allora, recare un contributo determinante all’accelerazione del
passo di crescita dell’economia meridionale e della Sicilia e, in questo modo,
assicurare un contributo altrettanto determinante allo sviluppo dell’intero
Paese.
Un Paese che attraversa una
stagione sicuramente difficile. Perché cresce poco, troppo poco e perché
crescono le fratture al suo interno: tra chi gode ancora di molte garanzie e
chi, invece, si confronta, senza ammortizzatori, con il mercato e la
concorrenza e, magari e per di più, si trova a farlo in quelle aree
territoriali in cui più forte è la
sfida della criminalità.
Una stagione difficile. Perché è
cresciuto il distacco tra i cittadini e una politica troppo e troppo spesso
autoreferenziale e scarsamente capace di incidere su tutti i temi che
compongono l’agenda di una storica questione meridionale, così come su quelli
che definiscono una nuova questione settentrionale.
Occorre, allora, davvero
impegnarsi, lavorare per una nuova stagione, che metta al centro dell’impegno
politico – e certamente anche dell’impegno nostro, dell’impegno delle parti
sociali – le riforme, le scelte necessarie tanto per lo sviluppo, quanto per
l’equità sociale.
Oggi – alla vigilia di una nuova
consultazione elettorale – si auspica, da più parti, che la prossima
legislatura sia una legislatura costituente. In cui, cioè, venga portato a
compimento il confronto sulle riforme istituzionali e sulla riforma elettorale
per assicurare al Paese una più efficace governabilità.
E’ giusto. Ma c’è anche
dell’altro. E’ necessario, infatti, che un po’ di spirito costituente spiri
beneficamente su tutta l’agenda politica.
Perché, certo, il confronto tra le
forze politiche sia aperto e anche giustamente competitivo. Ma anche affinché
questa competizione si misuri sul merito di scelte riformatrici di grande
impatto e capaci di guardare al futuro del Paese.
Sessant’anni fa, l’Italia seppe
darsi una Carta costituzionale giustamente e autorevolmente definita come
“presbite”, cioè pensata e scelta guardando al Paese che sarebbe venuto.
Ecco, è di questa virtuosa
presbiopia che oggi abbiamo necessità. Abbiamo la necessità di sottrarci tutti
– forze politiche e soggetti sociali – alla dittatura del breve termine,
condividendo obiettivi ambiziosi per un futuro migliore dell’Italia.
Per un futuro migliore del
Mezzogiorno e della Sicilia.
In questo quadro, davvero sul
terreno del contrasto della criminalità e della tutela della sicurezza e della
legalità, non possono e non devono esserci divisioni.
Molti passi avanti sono stati
fatti, e di questo va dato atto e merito a tutti coloro che vi hanno
contribuito.
E, per quanto resta ancora da
fare, dobbiamo anzitutto far tesoro del metodo, che ha consentito di
cogliere obiettivi importanti, destrutturando
parti cospicue del sistema mafioso sia sul versante dei suoi apparati
“militari”, sia sul versante della sua organizzazione economica.
Questo metodo dice,
sostanzialmente, della necessità di mantenere costantemente alta la tensione,
la vigilanza, l’impegno, così come della necessità di far leva sulla
collaborazione attiva e costante fra la magistratura, le forze dell’ordine e i
cittadini, i lavoratori, le imprese.
In questi anni, la collaborazione
è cresciuta e si è costruita una rete fitta di relazioni tra associazioni e
istituzioni. Si è costruito un “capitale sociale” che può davvero essere
determinante per sconfiggere definitivamente il sistema mafioso.
Un obiettivo non solo necessario,
ma anche possibile. Oggi, anzi, più possibile.
Oggi più che mai merita dunque di
essere ricordata una celebre frase di Giovanni Falcone: “La mafia è un fenomeno
umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà
quindi anche una fine”.
Così è. Non possono e non devono
esserci dubbi.
Ma perché così sia è davvero
giunto il momento della tolleranza zero. Il momento di chiedere e di praticare
– sempre e ad ogni livello – una rigorosa simmetria di diritti e di doveri.
Una simmetria di diritti e di
doveri che è, poi, la sostanza concreta di una cultura della legalità diffusa e
partecipata.
Il futuro è sempre nelle nostre
mani, e non c’è nessun destino segnato e ineluttabile. Per quanto difficili e
impegnative, non ci sono sfide che non possano essere affrontate e superate, se
prevale l’unità e l’impegno di chi, ogni giorno, lavora e fatica.
Ecco, è questo – a mio avviso – il
senso profondo del manifesto unitario delle associazioni imprenditoriali
siciliane, tra cui Confcommercio, e del suo slogan: “Liberati dal pizzo.
Denunciare oggi conviene”.
Denunciare è, infatti, anzitutto
un dovere giuridico e anche morale. Ma denunciare è oggi anche possibile:
perché sono evidenti i crescenti risultati dell’azione dello Stato nei
confronti della criminalità organizzata; perché è ormai fitta la rete dell’impegno
delle istituzioni e delle associazioni per non lasciare “soli” gli imprenditori
di fronte alle richieste e alle minacce delle organizzazioni criminali.
E denunciare oggi conviene perché
ci sono tutte le condizioni per spezzare il giogo delle infiltrazioni
dell’economia criminale a danno del circuito legale dell’economia.
Come cittadini e come
imprenditori, abbiamo il diritto di chiedere l’impegno determinato di tutte le
istituzioni su questi fronti. Come cittadini e come imprenditori, abbiamo il dovere
di fare la nostra parte.
Denunciare, dunque, è giusto e
necessario; denunciare è possibile; denunciare conviene.
Denunciare può e deve, allora,
essere “normale”. Senza richiedere “eroismi” e aiutando ciascuno a fare una
scelta fondamentale di libertà. La libertà dalla criminalità mafiosa. La
libertà di potere fare impresa: normalmente e in un Paese normale.
Ecco, questo, anche questo è il
modo in cui vogliamo oggi interpretare la nostra missione di rappresentanza
delle imprese.
Con una cultura per la libertà
d’impresa, per la legalità e per la sicurezza, secondo regole, diritti e
doveri; con una cultura contro la criminalità e l’insicurezza, così come contro
la logica dei “favori” e delle relazioni privilegiate.
Questo è il nostro impegno, e
anzitutto qui, in Sicilia, lo stiamo dimostrando quotidianamente e
concretamente.
Perché impresa e lavoro sono i
costruttori della crescita. Ma, senza legalità, non c’è crescita stabile e
duratura, non c’è sviluppo.
E, in una Sicilia e per una Sicilia che sceglie di
cambiare, questo vogliono essere le imprese che rappresentiamo: costruttrici di
sviluppo.