Cari amici ed amiche,
signore e signori, desidero innanzitutto ringraziare il Presidente della Camera
di Commercio di Napoli per l’ospitalità che ci ha offerto, gli amici di
Federmodaitalia per aver fortemente voluto e realizzato questa iniziativa
insieme ai colleghi campani, i relatori e tutti voi per la partecipazione e il
contributo alla soluzione di un problema, quello della contraffazione, che
costituisce per il nostro Paese un fenomeno inquietante.
La scelta di questa
città per l’incontro di oggi non è casuale, vuole essere, infatti, la
testimonianza del nostro impegno
affinché non si debba più parlare di Napoli come “la capitale del
falso”.
La stessa presenza del
Ministro Scajola, costituisce d’altronde e inequivocabilmente un segnale di
attenzione non formale da parte del Governo, su un tema che per Confcommercio è
diventato prioritario, e di questo, desidero ringraziarlo.
Sappiamo che la
contraffazione non è certo un fenomeno recente, se già all’epoca romana lo
stesso Fedro e Plinio il Vecchio – che proprio nell’area partenopea trascorse
parte della sua esistenza e la concluse – denunciarono alcuni artigiani del
tempo che firmavano con i nomi dei maestri greci manufatti in argento o marmo
per accrescerne il valore di mercato.
Se l’impero romano per
l’estensione dei suoi confini e la ricchezza degli scambi che avvenivano al suo
interno poteva costituire in qualche modo un primo esempio di globalizzazione
ante litteram, con i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguono, è certo invece
che oggi il fenomeno della contraffazione e le problematiche connesse hanno
assunto dimensioni e caratteristiche non più marginali.
Solo in Italia stimiamo
un giro d’affari pari a 7,5 miliardi di euro, di cui circa un quarto riguarda
l’abbigliamento.
Quello che, però, è maggiormente
dannoso è la stretta interconnessione fra contraffazione e altri fenomeni,
quali lo sfruttamento del lavoro nero, il rafforzamento della criminalità -
diffusa ed organizzata - il proliferare dell’economia sommersa, l’alterazione
delle regole della concorrenza, i rischi per la sicurezza e tutela dei
consumatori, i mancati introiti per l’erario (basti pensare, in particolare
all’incidenza delle tasse sui derivati del tabacco).
Abbiamo tuttavia visto
dai risultati della nostra ricerca che ben 14 milioni di italiani (quasi il 30%
della popolazione) hanno comprato prodotti contraffatti negli ultimi due anni
pur essendo consapevoli (per il 68%) che l’acquisto di merce di marca non
originale abbia effetti negativi per l’economia, il mercato, la legalità, la
salute.
L’obiettivo allora,
comune, condiviso fra istituzioni, forze dell’ordine, organizzazioni di
produttori e della distribuzione, consumatori deve essere quello di intervenire
per difendere il “mercato”, un mercato che sotto gli attacchi della illegalità
rischia di indebolirsi ulteriormente, travolgendo i consumatori e mettendo in
ginocchio le imprese, soprattutto le PMI che già sono penalizzate, da una
parte, dalla profonda crisi strutturale dei consumi e, dall’altra, da una
pressione fiscale troppo elevata.
E’ necessario, quindi,
innanzitutto interrompere questo circolo vizioso nel quale i consumatori
alimentano il mercato della contraffazione, più o meno consapevolmente, per di
più favorendo un progressivo ed allarmante allargamento delle tipologie di
prodotti “illegali”.
Perché la contraffazione
non è più limitata alla “clonazione” di prodotti di lusso – la “fotocopia
originale” di cui parla la nostra ricerca - ma anzi è ormai orientata alla
riproduzione di prodotti di largo consumo: cresce così il mercato illegale dei
giocattoli, dei prodotti alimentari, degli alcolici, delle sigarette, fino ai
prodotti farmaceutici.
Ma se la fonte o
l’organizzazione che sta dietro alla diffusione di magliette e borse
contraffatte è la stessa che immette sul mercato alimentari, giocattoli,
cosmetici, tabacchi e medicinali non originali, e in quanto tali pericolosi,
foraggiare questa organizzazione con l’acquisto di prodotti considerati
“innocui” corrisponde ad incrementare la diffusione del fenomeno, e far sì che
la “falsificazione” diventi meno evidente ma ancora più dannosa.
Un mercato del falso,
quindi, che mette oggi più di ieri a repentaglio la salute dei cittadini. Si
pensi, ad esempio, alle sigarette contraffatte che, non essendo sottoposte ai
rigidi controlli sanitari previsti nel processo produttivo dei tabacchi
lavorati, hanno un grado di nocività, anche se difficilmente quantificabile,
sicuramente elevato e che mette a rischio la salute pubblica.
Insomma, se il Ministro
me lo consente, proporrei, per la prossima campagna di comunicazione contro la contraffazione, di usare immagini
e toni più forti e aggressivi che possano accrescere la consapevolezza dei
consumatori.
Perché solo riuscendo a
far capire che i danni causati dall’acquisto di un prodotto contraffatto - sia
esso un capo di abbigliamento “taroccato”, un orologio o un pacchetto di
sigarette - non si esauriscono al momento dell’acquisto si potrà sradicare
quella cultura della deresponsabilizzazione che permea il fenomeno.
La “moral suasion” deve
ovviamente essere accompagnata da altre azioni deterrenti ed in tal senso è
positivo che sia stata modificata la norma relativa alle sanzioni pecuniarie
per chi acquista prodotti contraffatti, rendendo la sanzione amministrativa
meno onerosa ma sicuramente e più verosimilmente applicabile ad ampio raggio.
E’ questa infatti una
delle numerose disposizioni contenute all’interno del testo della manovra
finanziaria per il 2009, che ci auspichiamo vengano mantenute in questa forma,
in materia di diritti di proprietà industriale e di lotta alla contraffazione
fra le quali devo riconoscere ci sono molte e significative innovazioni che
contribuiranno certamente ad alzare il tiro e a colpire in maniera più incisiva
le organizzazioni che proliferano dietro a questo fenomeno.
Il nostro giudizio su
questo approccio “organico” di revisione della legislazione in materia non può
quindi che essere positivo, e in tal senso riconosciamo al governo un impegno
che siamo certi darà i suoi frutti.
Apprezziamo,
inoltre, le importanti azioni di contrasto alla contraffazione promosse
dall’ICE, grazie anche alla costituzione di 14 Desk nei più importanti mercati
esteri, nell’ambito della preziosa attività che l’Istituto, presieduto
dall’Ambasciatore Vattani, svolge per la tutela del Made in Italy e per la
promozione del sistema Italia nel mondo.
Anche l’attività delle
forze dell’ordine ha portato a segno, come abbiamo avuto modo di ascoltare, dei
risultati significativi.
E Confcommercio intende
continuare ad essere al fianco delle istituzioni e dello Stato in questa
battaglia che sappiamo consumarsi senza esclusione di colpi.
Il Memorandum d’intesa
siglato a giugno con l’Agenzia delle Dogane e finalizzato a rafforzare la
cooperazione tra l’Agenzia e Confcommercio, anche attraverso attività congiunte
di formazione e informazione costituisce sicuramente un tassello importante
dell’impegno delle organizzazioni di categoria contro la piaga della
contraffazione, una piaga che colpisce direttamente le imprese, ed in
particolar modo le imprese del terziario associate a Confcommercio.
Il nostro sistema
costituisce sicuramente un patrimonio di competenza che può e deve essere
sfruttato per iniziative che prevedano un coinvolgimento attivo ed operativo, a
livello nazionale e locale.
Ben vengano quindi i
“Patti per la sicurezza” cittadini che prevedono tolleranza zero verso la
contraffazione e task force di vigili urbani contro l’abusivismo, e le
iniziative delle federazioni.
I risultati raggiunti
sino ad ora d’altronde ove questa collaborazione fra parti sociali e
istituzioni c’è stata rafforza la mia convinzione nell’invitare il Ministro a
far sì che l’esperienza passata di un tavolo di lavoro comune fra gli uffici
del Ministero e i rappresentanti di categoria possa trovare ancora spazio con le
modalità che egli reputerà più opportune per valorizzare le specifiche
peculiarità.
Perché mai come ora è
necessario, per le imprese, per i consumatori, per l’economia, per l’intera
società fare fronte comune.
Grazie.