Cari
Amici, Signore e Signori,
desidero
ringraziare Antonio Savoia, che insieme ai miei amici Lino Stoppani, Presidente
Fipe, e Ilario Perotto, Presidente Angem, mi hanno invitato a dare un
contributo a questa manifestazione che è diventata ormai un appuntamento
imperdibile per gli operatori della ristorazione moderna, e per chiunque si
muova nel mondo dell’alimentazione.
Va
infatti a loro il merito di aver saputo cogliere la valenza di un settore in
forte espansione e di averlo sviluppato.
Se,
come ho letto, sono due miliardi i pasti consumati ogni anno in “collettività”,
nei luoghi più diversi - dalle aziende, alle scuole, alle università, alle
strutture sanitarie o assistenziali, fino ai grandi mezzi di trasporto – non
posso non pensare a quante occasioni ognuno di noi ha di entrare in contatto
con questo mondo.
Un
settore che fattura quasi 7 miliardi e che, al di là della sua valenza
economica, riveste anche una importante funzione sociale e culturale.
Basti
pensare al ruolo delle mense scolastiche, che forniscono non solo un servizio
alle famiglie, ma una vera e propria funzione educativa per l’acquisizione da
parte dei bambini del gusto del cibo e dell’apprendimento dei principi di una
corretta alimentazione.
Sappiamo
tutti che una sana alimentazione è alla base della salute dell’individuo e che
oggi la nostra società paga i costi sociali di malattie che hanno spesso
un’origine alimentare, a cominciare dall’obesità, fino alle patologie
cardiovascolari.
Ridare
valore e centralità al cibo è quindi una sfida culturale che deve coinvolgere
anche quelle società, come la nostra, in cui il bisogno di alimentarsi è
ampiamente soddisfatto.
Questo,
tuttavia, non dovrebbe farci dimenticare di affacciarci fuori dalla finestra di
casa nostra, nel resto del mondo, dove invece ci sono almeno un miliardo di
persone per le quali il problema di ogni giorno è quello della sopravvivenza.
Trovare
cibo e acqua è la loro attività principale, spesso l’unica.
E’
la globalizzazione che ci pone davanti alla più grande sfida del millennio:
garantire il diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto
il pianeta. E non a caso “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è il tema
centrale dell’Expo 2015.
Con
queste premesse è facile comprendere quale decisivo ruolo avrà la ristorazione
nell’ambito dell’Expo. Un ruolo fondamentale non soltanto per la grande e
prestigiosa tradizione che la ristorazione vanta nel nostro Paese, ma anche
perché essa è un tassello fondamentale della filiera agro-alimentare, sulla quale
si investono sempre più risorse – la manifestazione di oggi ne è una chiaro
esempio – per migliorarne l’efficienza con processi di innovazione sempre più
all’avanguardia.
Le stime prevedono che nei sei
mesi di svolgimento dell’esposizione universale bisognerà gestire e garantire
servizi – di accoglienza, di mobilità, di ristorazione, appunto – a oltre 29
milioni di visitatori e oltre 175 rappresentanze di espositori di cui 120
appartenenti a Paesi stranieri.
C’è bisogno, dunque, di una
ristorazione solida e organizzata ma c’è bisogno anche di un sistema
imprenditoriale robusto ed efficiente, che possa fare affidamento su risorse e
infrastrutture all’altezza della sfida che l’Italia ha voluto raccogliere con
la candidatura per l’Expo 2015.
Le
risorse ci sono - un miliardo e quattrocento milioni sono già stati stanziati
dal governo – e altre ne arriveranno, mi auguro, ma bisognerà saperle
utilizzare al meglio, valorizzando le potenzialità di partnership fra pubblico
e privato e ottimizzando gli interventi.
Senza perdere tempo, perché il
2015 è ormai vicino e costituisce non solo un banco di prova ma un’opportunità
per Milano e per l’intero Paese.
Un
Paese che ha bisogno di rilanciare crescita e consumi, di portare a compimento
le vere liberalizzazioni, di investire in capitale umano, in innovazione e
imprenditorialità, di superare quel gap infrastrutturale nel settore dei
trasporti che ci allontana dall’Europa e dal mondo.
Un
mondo che sin da ora, in vista del 2015, ha già i riflettori puntati su di noi.
Grazie.