OSSERVAZIONI
MONDO IMPRENDITORIALE
Il
nostro Paese possiede un patrimonio storico, artistico e culturale inestimabile
e senza pari al mondo, abbiamo aree di
una bellezza paesaggistica da mozzare il fiato, ospitiamo una
concentrazione di siti archeologici e di città d’arte – Siena e il territorio
circostante ne sono un fulgido esempio - che tutti ci invidiano, la qualità e
la varietà della nostra enogastronomia sono unanimemente riconosciute.
Eppure
in questi anni abbiamo perso terreno in termini di competitività rispetto ai
principali concorrenti.
L’attrattività
turistica di un Paese dipende, infatti, da un insieme di fattori che includono
accoglienza, accessibilità e promozione del territorio per attrarre i flussi
turistici dei Paesi emergenti e interpretare le esigenze dei “nuovi turisti”,
dei viaggiatori contemporanei.
Sulle
infrastrutture, in particolare, abbiamo accumulato un gap che, in questi ultimi
anni, è addirittura cresciuto rispetto a Paesi come la Spagna e la Francia.
Oltralpe, ad esempio, la rete dell’Alta Velocità è molto più estesa della
nostra e i porti turistici
francesi dispongono di circa 50mila posti barca in più dei nostri, pur avendo
la Francia metà dei nostri chilometri di costa.
Ovviamente
non esiste solo un problema di infrastrutture e di accessibilità, sarebbe
troppo semplicistico ridurre tutto a questi termini, ma c’è anche dell’altro.
Come
mette in evidenza una nostra recente indagine oltre l’80% delle imprese
turistiche chiede non solo la realizzazione e il miglioramento delle
infrastrutture di trasporto, ma anche eventi promozionali, agevolazioni
finanziarie, misure per la sicurezza e la vivibilità delle aree urbane, interventi sul versante della
fiscalità.
C’è,
infatti, un problema di tariffe e di imposte che ci penalizza rispetto ad altri
Paesi europei, si avverte l’esigenza di introdurre strumenti più flessibili in
materia di lavoro, serve una maggiore integrazione tra servizi pubblici e
privati.
In
questo senso, è necessario un ruolo forte delle istituzioni pubbliche non solo
o, meglio, non tanto nell’attività di promozione dei territori, quanto
piuttosto nel miglioramento della qualità e dell’accessibilità dei servizi,
nella riqualificazione delle aree urbane, nella garanzia di una maggiore
sicurezza. Nell’assicurare, insomma, al sistema produttivo un contesto
ambientale più adatto a fare impresa.
E
dobbiamo anche puntare di più sugli elementi peculiari e caratteristici del
nostro modo di vivere, sulle espressioni e sulle mille declinazioni del Made in
Italy che si riflettono anche sul prodotto turistico e che possono contribuire
a rafforzare e a distinguere la nostra offerta rispetto a quella dei diretti
concorrenti.
L’integrazione
dei servizi rappresenta, quindi, un’opportunità da cogliere, perché va proprio
in questa direzione. Penso, ad esempio, all’importanza del commercio e al
richiamo che le strade dello shopping possono esercitare sui turisti.
Così
come è importante riuscire ad attrarre investimenti e capitali.
E’
per tutto questo che c’è, dunque, bisogno di una politica del turismo forte e
coordinata tra tutti i soggetti istituzionali, sia a livello centrale che
locale, con la piena partecipazione dei protagonisti pubblici e privati del
settore.
Nella
consapevolezza, però, che il turismo nasce e si sviluppa sul territorio e che,
da questo punto di vista, gli enti locali rappresentano un interlocutore
fondamentale e prezioso per il nostro sistema turistico.
Ad
esempio il turismo nella città d’arte rappresenta un fattore chiave della
nostra offerta. Ed è, soprattutto, un turismo che, anche in tempi di crisi,
sostanzialmente tiene, che vale circa 100 milioni di presenze e 34 milioni di
arrivi all’anno, che rappresenta più di un quarto del turismo nazionale, e dove i visitatori sono per circa il 60%
stranieri.
Tuttavia,
c’è anche un rovescio della medaglia che riguarda la vivibilità, la
conservazione, la tutela ambientale delle nostre città d’arte. La sfida è,
dunque, doppia: da un lato, rispondere alle aspettative e ai bisogni di un
flusso turistico in aumento e, dall’altro, assicurare uno sviluppo e una
gestione della risorsa turistica appropriati ed in armonia con la popolazione
residente, con il territorio e con l’ambiente.
Ecco,
quindi, l’importanza di un turismo che sia davvero sostenibile, perché solo
sulla base dei criteri di sostenibilità si può creare valore aggiunto per le
città d’arte senza metterne a repentaglio il mantenimento e la salvaguardia del
patrimonio culturale e ambientale.
Per
questo dobbiamo puntare sulla qualità: qualità dell’accoglienza, dei luoghi e
dei servizi.
E a
nostro avviso tre sono i passaggi ineludibili:
1 -
Una promozione del territorio che contempli l’offerta dei grandi centri
turistici insieme a quella dei borghi più piccoli e limitrofi. Un’offerta,
dunque, completa e complessiva in grado, da una parte, di esercitare un più
forte richiamo anche su altre aree del territorio e, dall’altra, di
“disciplinare” i flussi turistici nei centri maggiori e più attrattivi e di
scongiurare il rischio di massificazione e degrado.
2- Favorire la destagionalizzazione per accogliere
un maggior numero di visitatori spalmati su tutto l’anno e permettere agli
operatori turistici di lavorare con più serenità e regolarità.
3- Mirare alla qualità dei turisti con campagne di
sensibilizzazione per visitatori più attenti ai temi della tutela dell’ambiente
e del territorio.
L’obiettivo
è ambizioso, lo sappiamo, ma è una sfida che possiamo e dobbiamo vincere.
Ed è
un percorso a favore della sostenibilità in cui tutti i soggetti coinvolti – istituzioni,
associazioni di categorie, cittadini, imprese –hanno una grande responsabilità
e sono chiamati a fare la propria parte fino in fondo per lo sviluppo e il
sostegno di nuove e più moderne politiche per il turismo.
Perché le nostre città d’arte sono
il teatro della nostra storia, dei nostri usi e dei nostri costumi e, in quanto
tali, rappresentano un insieme di valori storico-artistico-culturali che
abbiamo tutti il dovere e il diritto di tutelare e di promuovere.
E’ ormai noto a tutti il
differenziale di imposizione indiretta che penalizza le nostre strutture nei
confronti di Francia, Spagna, Grecia ed oggi anche Germania. In
Francia l’IVA sulle prestazioni alberghiere è da tempo pari al 5, 5% e al 7%
in Spagna rispetto al 10% applicato nel nostro paese; inoltre
dal 1 luglio 2009 la Francia ha anche abbassato la propria aliquota Iva sulla
ristorazione dal 19,5 % al 5,5%, ma anche la rigorosa Germania ha
effettuato un intervento in sintonia con questi e a partire dal 1 gennaio
2010 ha portato l'Iva sugli alberghi dal
19% al 7%."
Per la vendita di
pacchetti e turismo organizzato in Italia l'aliquota è al 20% mentre in Spagna si applica l’aliquota del 16% e in
Inghilterra quella del 15%.
Nel
biennio 2008-2009, la spesa per le vacanze è la voce di consumo delle famiglie
che ha registrato il calo maggiore con un meno 3,2%. Fatta questa premessa,
certamente c’è un’esigenza dei Comuni di far cassa e di realizzare nuove
entrate, ma la tassazione dell’ospitalità turistica non farebbe altro che
ridurre la competitività e comprimere le potenzialità di un settore che
rappresenta una vera, grande risorsa per l’Italia. Sarebbe, insomma, un vero e
proprio autogol contro la crescita e lo sviluppo di questo comparto che, al
contrario, andrebbe sostenuto con scelte in tutt’altra direzione e che, se
adeguatamente supportato da buone politiche, potrebbe, nell’arco di pochi anni,
raddoppiare il proprio contributo alla formazione del Pil del Paese.