Cari amici ed amiche, signore e signori,
ho
accolto con grande piacere l’invito del Presidente Del Curto a partecipare a
questo incontro organizzato dall’Unione del Commercio, del Turismo e dei
Servizi della provincia di Sondrio in occasione dell’annuale Giornata
dell’Associato.
E, a
questo proposito, vorrei innanzitutto esprimere un sincero apprezzamento al
Presidente Del Curto e a tutta la dirigenza per i risultati conseguiti
dall’Associazione che, tra tutte le organizzazioni provinciali del nostro
sistema associativo, è quella con la maggiore spinta associativa con oltre il
70% di imprese iscritte sul totale provinciale. Un risultato molto positivo che
non abbiamo mancato di evidenziare anche nel corso della recente Conferenza di
sistema a Sorrento.
Un incontro
importante – dicevo - non solo per il tema, altrettanto rilevante, che è stato
ben affrontato negli interventi che mi hanno preceduto, ma anche perché avviene
in un momento molto delicato per la nostra economia che sta attraversando,
ormai da tempo, una fase difficile.
Una fase caratterizzata dal persistere di una bassa
crescita e da una crisi dei consumi che, è inutile negarlo, è profonda e
strutturale ed è ormai sotto gli occhi di tutti. Una crisi sintomatica delle
difficoltà che l’economia reale sta incontrando per effetto della crisi
mondiale che colpisce in particolare le Pmi.
Soprattutto quelle del commercio, del turismo e dei
servizi che, in questo territorio, rappresentano la principale risorsa sia per
numero di imprese che di occupati nel settore.
E questi contraccolpi, purtroppo, non sembrano
esaurire gli effetti nel breve periodo.
Infatti, pur non iscrivendoci tra i più pessimisti,
anche il 2009, secondo le previsioni del nostro Ufficio Studi, sarà comunque un
anno difficile, un anno in cui il nostro Paese, così come molti altri partner
europei, dovrà affrontare un periodo di transizione in cui la propensione al
consumo rimarrà bassa, anche se non in misura patologica.
Insomma, non siamo di fronte a fenomeni fortemente
depressivi o gravemente recessivi, e questo se da un lato ci lascia immaginare
un 2009 meno pesante del previsto – almeno speriamo - dall’altro determinerà,
però, una ripresa più debole e graduale nel 2010.
Quella che abbiamo di fronte è, quindi, una crisi
con un profilo più simile ad una “U” che a una “V”, cioè più smussata ma più
prolungata.
Ma, per fortuna, c’è qualche segno di vivacità,
seppur debole, nei consumi, così come si è verificato a Natale e non c’è stato,
quindi, nessun crollo, come da molti paventato.
Un primo segnale, dunque, di fronte ad un anno che,
come ho detto, si presenta indubbiamente incerto ma nel quale non dobbiamo
rimanere inermi e, anzi, facendo nostre le parole del Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, dobbiamo fare della crisi un’occasione per far
ripartire l'Italia.
Un’occasione, cioè, per preparare un’Italia che
cresca di più e meglio, che costruisca più sviluppo e più coesione sociale. Per
questo, bisogna proseguire e portare a compimento il cantiere delle riforme.
Quelle utili e necessarie per recuperare un divario di crescita di lungo
periodo tra l’Italia e gli altri Paesi europei.
E vedo, in particolare, due grandi “occasioni” per
fare avanzare questo grande disegno riformatore: il federalismo fiscale, da una
parte, e la riforma degli ammortizzatori sociali, dall’altra.
La prima come un’occasione – difficile e non
scontata, ma certamente possibile e necessaria – per condividere principi di
responsabilità nella gestione della spesa pubblica e nel ricorso alla
tassazione e, in questo modo, per porre i presupposti della riduzione della
pressione fiscale complessiva, in parallelo al recupero di evasione ed
elusione.
L’altra grande riforma, quella che riguarda gli
ammortizzatori sociali, potrà essere l’occasione per costruire tutele più
robuste e universali a favore del mondo del lavoro, finalizzandole saldamente
al reinserimento occupazionale, anche sulla base di una formazione continua di
qualità.
Ed è stato certamente un bene che nel decreto
anticrisi questa tutela sia stata estesa anche alle imprese del commercio e del
turismo costrette a chiudere la loro attività. Una misura importante che va
incontro ad una categoria che solo nei primi nove mesi dell’anno scorso ha
visto ridurre lo stock di imprese di oltre 30mila imprese e che denota un segnale
di attenzione da parte del Governo in un momento indubbiamente difficile.
Ma è importante evidenziare come l’avanzamento di
queste riforme legittimerebbe rispetto ai mercati internazionali anche
l’attuazione, nel corso del 2009, di una politica di bilancio più espansiva con
effetti anticiclici. Ne abbiamo davvero bisogno per sostenere la domanda
interna e i consumi delle famiglie.
Ci aspettavamo, comunque, dal
Governo un po’ più di coraggio anche se sono apprezzabili le misure come il sostegno ai consorzi di garanzia fidi –
che va nella direzione di rendere più agevole il rapporto tra banche e imprese
- la detassazione per i contratti di produttività, la deducibilità forfetaria
dell’Irap, la velocizzazione dei rimborsi fiscali e dei pagamenti della P.A.,
l’accelerazione della spesa per investimenti in infrastrutture, il sostegno al
sistema bancario.
C’è poi la questione degli studi di settore per i
quali è senz’altro fondamentale aver previsto nel decreto anticrisi – ed era
una nostra richiesta - la revisione dei loro parametri alla luce degli
andamenti congiunturali in atto ed attesi per tener conto del loro impatto sui
bilanci delle imprese. Ma è
necessario che si ritorni ad affrontare la questione e che
questi parametri vengano rivisti al ribasso perché le imprese stanno
attraversando un periodo di crisi.
Ci
auguriamo, quindi, che a marzo, possa trovarsi una soluzione positiva per un
provvedimento che deve alleggerire la pressione fiscale sulle imprese.
Le cose da fare, dunque, non mancano e il percorso per rimettere il
nostro Paese sulla strada di una crescita più robusta e duratura è ancora lungo
e tortuoso.
Per questo auspichiamo
che si apra una nuova stagione di confronto, non rituale, con il Governo per
l’istituzione di una vera e propria cabina di regia per il monitoraggio
dell’impatto della crisi e per l’individuazione delle priorità d’intervento.
Così
come riteniamo indispensabile un supplemento di responsabilità e una maggiore
condivisione di intenti nel dialogo tra Governo, Parlamento e forze sociali. In
sostanza, il recupero delle condizioni di metodo di una legislatura
costituente. Un’idea che lanciammo già al forum di Cernobbio lo scorso marzo e
della cui necessità restiamo tenacemente convinti.
E sono certo che tutti gli attori economici e
sociali, le istituzioni e gli enti pubblici sapranno trovare la forza,
l’energia e le risorse per superare questa fase e restituire a famiglie e
imprese quella fiducia che è indispensabile al rilancio della nostra economia.
Grazie.