Cari
amici,
è
con grande piacere e interesse che intervengo a questo importante incontro, e
ringrazio il Presidente Zilio, a
cui esprimo tutto il mio apprezzamento e la stima per il forte senso di
appartenenza al nostro sistema, per l’invito e per l’organizzazione di questa
giornata.
Sulla
base degli autorevoli interventi dei relatori che mi hanno preceduto, vorrei
dunque provare a trarre alcune conclusioni su un fenomeno, quello della
contraffazione, che desta molta preoccupazione perchè rappresenta un danno
per l’economia legale e sana,
nuoce alla competitività delle imprese, rappresenta un rischio per la salute
dei cittadini, alimenta la malavita e arricchisce la criminalità organizzata.
La
contraffazione genera, dunque, un mercato illegale, pericoloso e parallelo al
di fuori delle regole proprie di uno Stato di diritto che produce: abusivismo,
lavoro nero, evasione fiscale, economia sommersa, illegalità diffusa.
Un
fenomeno che, come si è detto, nel nostro Paese muove un notevole giro d’affari
stimato in oltre 7 miliardi di euro, e che, peraltro, è spesso sottovalutato
nella sua pericolosità e negatività sociale e nelle sue implicazioni di
carattere sanzionatorio da parte di chi
compra articoli contraffatti. Infatti, oltre il 30% degli italiani, come
risulta da una nostra indagine, acquista con cognizione di causa questo genere
di prodotti, anche se forse senza avere la piena consapevolezza di commettere
un reato.
Una
consapevolezza sulla gravità e la dannosità della contraffazione che, invece,
certamente non sfugge alle imprese.
A
questo proposito il nostro Ufficio studi ha stimato per i settori commercio e
pubblici esercizi una perdita in termini di valore aggiunto del 4,2%, pari a
8,7 miliardi di euro, a causa di tutti i fenomeni criminali, dai furti all’usura,
dalla contraffazione all’abusivismo. Una perdita percentuale che, tra l’altro,
per la sola area del Mezzogiorno, sale al 7,8%, pari a 3,5 miliardi di euro e
con un costo medio per impresa di quasi 5mila e 400 euro.
Ecco
allora la necessità di intervenire con mezzi efficaci e in modo sempre più
fermo e determinato per interrompere l’alimentazione di questo mercato
“taroccato” e porre un deciso freno alla piaga della contraffazione. Anche perché in tempi difficili, con
una crescita ancora incerta e lenta, con un livello debole di consumi, con una
pressione fiscale troppo elevata, con difficoltà di accesso al credito, con
problemi strutturali da affrontare e risolvere, il costo dell’illegalità per le
piccole e medie imprese del nostro Paese rappresenta un peso davvero
insostenibile.
Imprese
che, come emerge da una nostra inchiesta, ritengono che maggiori controlli da
parte delle Forze dell’ordine e delle Autorità nazionali, sanzioni
amministrative più facilmente applicabili, un maggiore presidio del territorio
costituiscano le misure più efficaci contro la contraffazione.
In
questo senso Confcommercio sta da anni promuovendo iniziative che richiamino
l’attenzione delle istituzioni e della collettività su questo flagello,
evidenziando anche i limiti di una legislazione che è stata a lungo
frammentaria, poco chiara e di difficile applicazione.
La
via da noi auspicata va, pertanto, nella direzione di un inasprimento e
semplificazione delle sanzioni e di un rafforzamento degli strumenti di
repressione delle attività illecite.
Molte
delle nostre richieste sono state accolte, ma ancora molto resta da fare.
Certamente
la “moral suasion” è un aspetto fondamentale per abbattere alla radice la
cultura della deresponsabilizzazione e rendere tutti consapevoli che gli
effetti dannosi provocati dall’acquisto di merci contraffatte non si limitano
al momento dell’acquisto stesso, ma si estendono e ricadono su tutto il tessuto
economico.
Un
convincimento di base che ha, dunque, bisogno di essere alimentato e rafforzato
costantemente perchè la cultura della legalità e l’affermazione dello stato di
diritto non sembrano ancora del tutto radicati nei nostri territori.
Da
qui l’importanza di una serie di strumenti utili e imprescindibili, come le
campagne di informazione e sensibilizzazione; i seminari di formazione; gli
accordi di collaborazione tra Istituzioni, Associazioni, Enti e Forze
dell’ordine; le iniziative a tutela dei marchi e del made in Italy.
In
questo ambito noi non ci stiamo risparmiando, nè abbiamo intenzione di farlo.
Perché crediamo che ognuno, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, debba
fare la propria parte.
Ed
è con questo spirito costruttivo e di fiducia che partecipiamo ai lavori della
Commissione Consultiva Permanente presso il Consiglio Nazionale Anticontraffazione,
così come ai tavoli del Ministero per lo Sviluppo economico e ai lavori della
Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della contraffazione e della
pirateria. Ricordo, inoltre, la proficua collaborazione con l’Agenzia delle Dogane
in virtù di un accordo pienamente operativo che ha già prodotto attività
congiunte di formazione e informazione per gli operatori, e il nostro
coinvolgimento, sempre grazie all’Agenzia delle Dogane, nel Progetto Falsobook,
un portale attraverso il quale le Associazioni di categoria e dei consumatori
potranno rendere disponibili ai cittadini informazioni utili ai fini della
sicurezza dei prodotti e della lotta alla contraffazione.
Così
come riconosciamo l’impegno e la determinazione che quotidianamente le Forze
dell’ordine, come qui a Padova dimostrano i dati e le indagini della Guardia di
Finanza, mettono sul campo per contrastare il commercio del falso.
Diverse
sono, infatti, le iniziative a livello territoriale che le Confcommercio locali
e le associazioni aderenti al nostro sistema conducono insieme alla Guardia di
Finanza. Qui a Padova - lo affermo con convinzione - questa collaborazione è
molto sentita e proficua.
Perché
al di là degli interventi da intraprendere a livello nazionale, un ruolo fondamentale
spetta all’attività di controllo svolta sul territorio dalle Forze dell’ordine.
Un’attività che ha bisogno di essere intensificata e organizzata in maniera
sempre più efficiente e capillare, soprattutto a livello periferico, sia per
presidiare i luoghi tipicamente caratterizzati dalla vendita abusiva su area
pubblica – che, ricordo, penalizza pesantemente gli ambulanti regolarmente
autorizzati, che diligentemente richiedono i permessi e rispettano le
rotazioni, gli spazi assegnati, le normative e i regolamenti -, sia per effettuare la raccolta unitaria di
informazioni che faciliti l’attività investigativa e l’individuazione delle
organizzazioni che gestiscono le vendite abusive di merci contraffatte.
Ed
è per questo che sono particolarmente meritorie le iniziative intraprese a
livello locale grazie alla lungimiranza e disponibilità di Enti ed Istituzioni
impegnati sul territorio.
Ne
abbiamo un fulgido esempio a Padova, dove è stato siglato un protocollo ad hoc
di contrasto alla contraffazione tra tutti i soggetti interessati che sta già
dando i suoi frutti.
L’augurio
è che questa felice esperienza possa moltiplicare i suoi effetti positivi ed
essere riprodotta in altre realtà territoriali, con la partecipazione e
l’aggregazione di tutte le competenze funzionali, intersettoriali ed
interprofessionali.
Grazie.