Quale Terziario nel Terzo Millennio?
Intervento
del Presidente Carlo Sangalli
Cari
Amici,
il titolo interrogativo di questo incontro - “Quale
Terziario nel Terzo Millennio?” - ha il pregio programmatico di invitarci ad
una riflessione ambiziosa.
E’ un approccio giusto.
Perché non c’è dubbio che, oggi, siamo chiamati a
confrontarci – nel mondo, in Europa ed in Italia – con sfide di portata
straordinaria.
Per parte nostra, è anche con questa consapevolezza che
abbiamo scelto di avviare l’iniziativa degli Stati Generali dell’Economia dei
Servizi.
Lo
abbiamo fatto mettendo in campo analisi e proposte che, oggi più che mai,
partono dal contributo che pensiamo di potere dare a vantaggio degli interessi
generali del Paese.
“Anzitutto,
l’Italia”: è questo, infatti, il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra
iniziativa.
Per
ricordare che l’Italia operosa che noi rappresentiamo sperimenta sulla propria
pelle tutto l’impatto della grande crisi.
Ma,
soprattutto, per dire che questa Italia produttiva non ha tirato i remi in
barca e cerca, davvero nonostante tutto, di costruire ogni giorno crescita ed
occupazione.
E’
questa la nostra fondamentale scelta di responsabilità.
Ed
è questa scelta di responsabilità che legittima la nostra richiesta esigente di
una “responsabilità repubblicana”.
In
altri termini, di una condivisione di responsabilità fra tutte le forze sociali
e politiche, fra tutte le istituzioni per scelte urgenti a vantaggio del bene
comune dell’Italia.
Sono,
infatti, evidenti le caratteristiche globali della crisi.
Ed
è chiaro quanto l’incompiutezza del progetto politico europeo abbia nuociuto,
determinando incertezze e ritardi nella risposta alla crisi dell’euro.
Ma,
all’interno di questo innegabile quadro, il punto è che, alla fine, per
l’Italia, tutti i nodi sono venuti al pettine.
E
l’interrogativo fondamentale che i mercati internazionali si sono posti – ed
ancora si pongono – è quale sia la capacità dell’Italia di sostenere il suo
debito pubblico.
Di
onorare un debito pari a circa il 120% della ricchezza nazionale annua a fronte
di una crescita debole nel lungo periodo e rimasta debolissima, anche dopo la
conclusione “ufficiale” della grande crisi e della recessione.
Come
abbiamo annotato nelle prime pagine di “Anzitutto, l’Italia”: “Senza crescita,
senza più crescita, la stagnazione è alle porte. La recessione è dietro
l’angolo”.
Insomma,
ci stiamo avvitando in una spirale perniciosa tra crescita debole ed effetti
depressivi delle pur necessarie manovre di risanamento della finanza pubblica.
Diventa
così più difficile assicurare anche la tenuta ed il risanamento dei conti
pubblici.
E
si impennano, intanto, il costo del servizio del debito pubblico, il costo
della provvista per le nostre banche ed il costo del credito per imprese e
famiglie.
Bisogna
evitare che l’Italia vada in cortocircuito.
Occorrono,
dunque, scelte e riforme che, in un quadro di saldissima disciplina di
bilancio, rilancino la crescita, facendo leva sulle energie del mondo delle
imprese e del lavoro.
Queste
energie ci sono ancora. E l’Italia ha ancora buoni fondamentali.
Ma
scelte e riforme vanno fatte ora.
Ora
proprio per mettere a frutto, a vantaggio della crescita, i sacrifici richiesti
per il risanamento dei conti pubblici.
E’
tempo di fare: con determinazione, con serietà, con rigore.
Ricostruendo
credibilità, riguadagnando la fiducia degli italiani e la fiducia
internazionale nei confronti dell’Italia.
E’
questo il cambio di passo che abbiamo chiesto.
Sollecitando
controllo e riduzione della spesa pubblica, riforma del sistema previdenziale e
del fisco, cessioni di patrimonio pubblico, liberalizzazioni e semplificazioni,
investimenti in infrastrutture e per l’efficienza energetica.
Servono,
allora, riforme ed ancora riforme.
Per
una funzione pubblica più efficiente ed una spesa pubblica più contenuta e
produttiva: condizioni necessarie per una progressiva riduzione di un troppo
elevato livello di pressione fiscale, che avanzi in parallelo al sacrosanto
recupero di evasione ed elusione.
Sacrosanto,
perché chi evade mina le fondamenta del patto di cittadinanza ed agisce contro
la crescita e contro lo sviluppo dell’Italia.
Il tutto nella prospettiva della costruzione di un
federalismo fiscale responsabile nell'utilizzo delle risorse pubbliche e nel
ricorso alla tassazione, e di un ordinamento tributario certo, stabile,
semplificato.
Cambio
di passo e riforme: torniamo a chiederli.
Anche
oggi, qui, a Firenze.
E,
poi, nelle altre tappe territoriali del nostro viaggio in un’Italia produttiva
che non si arrende e crede, per il suo Paese, nella possibilità di un futuro
diverso e migliore.
Crediamo
in questo futuro e non accettiamo l’ineluttabilità del declino dell’Italia.
E,
con gli Stati Generali dell’Economia dei Servizi, noi vogliamo allora raccontare
la parte che intendono svolgere tutte le imprese – micro e piccole, medie e
grandi – del sistema dei servizi.
Sono
quei servizi di mercato, che, già oggi, contribuiscono alla formazione del
valore aggiunto del Paese per circa il 58% ed alla formazione dell’occupazione
per circa il 53%.
Soprattutto,
è da questi servizi che potrà venire la produttività, la crescita,
l’occupazione aggiuntiva, di cui l’Italia ha assoluta necessità.
E’
ora che se ne tenga conto. Che ne tenga conto la politica e chiunque governi.
Perché
è da qui – dal riconoscimento del ruolo propulsivo dei servizi – che passano,
anche in Italia, crescita, occupazione e futuro.
Occorre,
allora, che si agisca per rimuovere, attraverso liberalizzazioni ancora
necessarie e semplificazioni, barriere ed ostacoli all'attività d'impresa.
Liberalizzazioni,
dunque: meno asimmetriche rispetto a quanto fin qui realizzato e che muovano,
ora, dai servizi pubblici locali, dal trasporto ferroviario, dai servizi
professionali.
Semplificazioni,
ancora: per una funzione pubblica più efficiente, anche per via di innovazione
tecnologica ed organizzativa, e per ridurre quella “tassa della burocrazia”
che, nel nostro Paese, costa ben oltre quattro punti di PIL.
Mettere
in campo una politica per i servizi – una politica, cioè, che accompagni
incrementi di produttività e di crescita del sistema dei servizi –significa
anche impegno per la qualificazione del capitale umano nella scuola,
nell’Università, nei processi di formazione continua, e per il migliore
collegamento tra formazione e mercato del lavoro.
Sul
versante della sicurezza sociale e dei rapporti di lavoro, politica per i
servizi significa, ancora, completamento della riforma della previdenza,
chiusura del circuito della flexicurity attraverso la riforma degli
ammortizzatori sociali, riduzione di una troppo rigida segmentazione del
mercato del lavoro tra l’area dei contratti standard e l’area dei contratti
temporanei.
Insomma,
si tratta di fare dell’Italia una società più attiva, in cui il lavoro, il
lavoro dei giovani anzitutto, è il fondamento di una sicurezza sociale più
inclusiva e finanziariamente sostenibile.
Ma, tra gli “ingredienti” di una politica per i servizi,
emerge, in particolare, il tema dell’innovazione.
Un’innovazione
che, applicata al “patrimonio” dell’identità italiana, ne faccia fruttare le
tante potenzialità: sia, ad esempio, la vitalità di quel pluralismo
distributivo pro-concorrenziale, che così profondamente connota le nostre città
e i nostri territori; sia, ancora ad esempio, la risorsa straordinaria del
turismo.
Puntiamo,
allora e con decisione, sul “patrimonio” dell’identità italiana.
E
facciamola fruttare, per via di innovazione, sia rispetto al mercato interno,
sia rispetto alle prospettive del nostro export.
Innovazione tecnologica e diffusione di banda larga,
certo. Ma anche innovazione organizzativa in senso ampio.
Soprattutto,
incentivando aggregazioni di gruppo e relazioni di distretto, di filiera e di
rete come piattaforme per la maggiore competitività del tessuto delle piccole e
medie imprese.
Reti
per la costruzione di centri commerciali naturali e di distretti commerciali
urbani.
Reti,
ancora, per la costruzione di distretti turistici e di ogni altra forma di
aggregazione pro-competitiva dell’offerta turistica italiana: della sua
organizzazione, del suo funzionamento, della sua promozione.
Agendo
con determinazione e coerenza, un grande obiettivo può essere colto:
raddoppiare il contributo reso dal turismo alla formazione del PIL del nostro
Paese.
Per
tutto il sistema dei servizi, è vitale la maggiore efficienza dei trasporti e
della logistica.
Bisogna
rapidamente avanzare.
Perché
persistenti inefficienze determinano, per il Paese, svantaggi competitivi
nell’ordine di 40 miliardi di euro all’anno.
Le
priorità d’intervento infrastrutturale vanno attentamente selezionate.
Ma,
poi, le opere vanno portate rapidamente a compimento.
Snellendo
drasticamente iter decisionale e procedurale ed assicurando un quadro di
riferimento finanziario adeguato, certo, stabile.
E,
ancora, vanno colte le opportunità dello sviluppo sostenibile e
dell’innovazione finalizzata all’efficienza ed al risparmio energetico,
nell’ambito di una strategia energetica nazionale.
Anche
qui, non c’è tempo da perdere.
Perché, ad esempio, l’ultimo test europeo di
competitività ci dice che, per le piccole e medie imprese italiane, la bolletta
elettrica è la più cara d’Europa, fatta eccezione per quelle di Cipro e di
Malta.
Particolarmente
oggi, la crescita dell’Italia richiede una rafforzata collaborazione tra
imprese e sistema bancario.
Ci
ritroviamo insieme sulle ragioni della crescita del Paese.
Possiamo
e dobbiamo ritrovarci insieme, quotidianamente e concretamente:
-
per
sospingere costituzione e sviluppo delle reti d’impresa, e patrimonializzazione
delle imprese;
-
per la modernizzazione del
sistema dei pagamenti;
-
per agevolare l’accesso al
credito, valorizzando il ruolo dei consorzi fidi e del Fondo centrale di
garanzia, ed insistendo per correttivi ai parametri di Basilea 3.
Ho
tentato una sintesi della nostra proposta di scelte per la crescita del Paese.
E’
una rassegna che chiudo segnalando il tema delle riforme istituzionali.
Riforme
istituzionali e riforma della rappresentanza politica, anche mediante una legge
elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere gli eletti
in Parlamento.
Per
rinnovare l’etica pubblica e per ridurre i costi della politica.
E
per ricostruire – lo ribadisco - credibilità e fiducia: la fiducia degli
italiani, la fiducia internazionale nei confronti dell’Italia.
Agire
è urgente, drammaticamente urgente a centocinquant’anni dall’Unità.
Ce
lo chiede l’Europa, e nessuno ci farà sconti.
Ma,
soprattutto, agire è necessario per il futuro dell’Italia e delle sue giovani
generazioni.
Due
milioni di giovani che non studiano e che non lavorano sono una dissipazione di
energie e di capitale umano, che un’Italia in via di rapido invecchiamento non
può assolutamente permettersi.
Anche
per questo, “è importante – come ha osservato Mario Draghi in uno dei suoi
ultimi interventi da Governatore – che tutti ci convinciamo che la salvezza e
il rilancio dell’economia italiana possono venire solo dagli italiani”.
Chiediamo, dunque, alla politica ed a chiunque governi di
confrontarsi con le nostre proposte e di agire.
Di
agire presto e bene, entro ed oltre il perimetro del maxi-emendamento alla
legge di stabilità.
E’ questa la governabilità responsabile ed ambiziosa di
cui il Paese ha, oggi, necessità ed urgenza.
E’
una governabilità che deve tradursi in capacità “di operare – cito il
Presidente Napolitano – con la costante coesione necessaria per garantire
adempimenti imprescindibili come le decisioni di bilancio e soluzioni adeguate
per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi
europei”.
Chiediamo
questa governabilità e questa coesione.
Per
parte nostra, scegliamo il “campo” degli interessi generali del Paese.
E
saremo sempre con tutti coloro che si ritroveranno in questa scelta di
responsabilità repubblicana.
Per
dare certezza agli italiani ed ai mercati internazionali sulla capacità
politica di onorare concretamente gli impegni di risanamento finanziario e di
rilancio della crescita, che l’Italia ha assunto in sede europea.
Con
responsabilità e tempestività, occorre lavorare affinchè l’Italia avanzi in un
ambizioso e necessario disegno riformatore in condizioni di certezza di quadro
politico.
Chiediamo
che si faccia presto, prestissimo e che si mantenga saldo, saldissimo il
primato degli interessi generali del Paese.
Ancora
una volta, ci ritroviamo nell’esortazione del Presidente Napolitano ad una
rinnovata responsabilità e coesione nazionale.
Prevalga
questa responsabilità e questa coesione.
Lo
chiediamo in tanti ed a gran voce.
Chiediamo
un’Italia unita e protagonista in un’Europa più unita e più protagonista.
Anzitutto,
l’Italia, dunque. Anzitutto, l’Italia, il suo futuro ed il futuro dei suoi
giovani.