1 - L’uscita
del drago?
(Exit the dragon?)
Gli investitori potrebbero costringere il secondo più
grande dettagliante del mondo a ritirarsi in Europa
Nonostante il successo di Carrefour in Cina e in Brasile,
due grandi azionisti starebbero spingendo per una vendita del business in Asia
e America Latina.
Colony Capital e Bernard Arnault detengono il 13% delle
azioni e il 20% dei voti attraverso un’impresa comune chiamata Blue Capital. Il
valore delle loro azioni è passato da 50 euro quando sono state acquistate a 30
euro oggi. Vendere Carrefour in Asia e America latina porterebbe 13 miliardi di
dollari e un dividendo speciale per gli investitori di 10 euro per azione e una
riduzione del debito. Probabilmente Wal-Mart sarebbe pronta a pagare un prezzo
alto. La vendita però limiterebbe Carrefour ai mercati europei che hanno una
bassa crescita e in alcuni dei quali il gruppo ha difficoltà. In Francia, dove
nel 2008 ha realizzato il 44% delle vendite, sta cercando di riorganizzare i
suoi ipermercati dove le vendite negli ultimi tempi sono notevolmente
diminuite. In Spagna il gruppo sta combattendo una battaglia sui prezzi mentre
gli affari in Italia e Belgio sono stati ristrutturati.
Vendere le attività in Asia e America latina rovinerebbe
le prospettive di crescita del gruppo e per gli investitori porterebbe un unico
incasso.
Per ora i dirigenti e gli altri investitori sono in attesa
di vedere se Blue Capital costringerà a vendere. A quanto si dice, i cinesi
ostacolerebbero una vendita a Wal-Mart che conferirebbe a questo gruppo una
posizione dominante a discapito dei dettaglianti locali. Solo un anno fa Cina e
Russi erano considerati paesi dove l’espansione era prioritaria.
(The Economist, 10 ottobre 2009, pag. 66)
(TVA dans la restauration: des promesses, encore des
promesses)
Il Presidente dell’Associazione della ristorazione ha
promesso una maggiore riduzione dei prezzi nella ristorazione dopo un incontro
con il Segretario di Stato al Commercio, Hervé Novelli.
In cambio di una riduzione dell’IVA da 19,6% a 5,5% i
sindacati di categoria si erano impegnati a ridurre i prezzi dell’11,8% di una
parte del menu che sarebbe equivalso a una riduzione globale dei prezzi del 3%.
Dopo tre mesi della messa in atto della riduzione, Novelli
sostiene che ancora non ci sono i risultati sperati.
Il Presidente dell’Associazione della ristorazione si è
impegnato a insistere presso gli associati affinché questa diminuzione dei
prezzi sia effettiva e avvenga il prima possibile, ma si è difeso dicendo che
l’associazione non rappresenta che il 40-50% degli addetti. Ha anche aggiunto
che altri aspetti devono venir regolati, deve venir negoziata la griglia dei
salari e che ripartano gli investimenti.
(Liberation 14 ottobre 2009, edizione online)