(Coup de pompes entre Pékin et l’Union européenne)
La Cina ha presentato ricorso
all’OMC contro le tasse anti-dumping sulle scarpe cinesi applicate dalla UE.
Secondo il portavoce del Ministro cinese del commercio la procedura antidumping
avviata dalla Unione Europea viola le regole dell’OMC e i diritti legittimi e
gli interessi delle imprese cinesi.
La mossa cinese apre la strada a consultazioni fra le due parti e, in mancanza di un accordo entro 60 giorni, L’Organo che regola i conflitti all’interno dell’OMC dovrà costituire un gruppo speciale incaricato di deliberare.
L’UE aveva imposto delle quote
alle importazioni di scarpe cinesi tra il 1995 e il 2005 che poi ha abbandonato
per un’inchiesta antidumping che si era risolta nel 2006 in una imposizione di
tasse.
Le tasse sono del 10% per le
scarpe importate dal Vietnam e fra il 9,7% e il 16,5% per quelle provenienti
dalla Cina. Inizialmente erano state introdotte per un periodo di 2 anni.
A dicembre i governi della UE
hanno prolungato la misura di altri 15 mesi, benché una maggioranza dei paesi,
15 su 27, si era pronunciata contraria nel corso di una riunione di un comitato
di esperti. La Cine si era opposta al prolungamento.
I produttori europei che
fabbricano in Asia una gran parte dei loro prodotti (come Adidas, Puma o
Timberland, ma anche PMI) riuniti all’interno dell’Alleanza europea delle
calzature, avevano ugualmente fatto campagna contro il prolungamento.
Secondo le statistiche europee,
le scarpe provenienti dai due paesi asiatici fatte oggetto di tassazione
rappresentano circa il 30% del mercato europeo.
(Liberation 4.2.2010, edizione
online)