(US retailers prepare for major changes)
Molti dettaglianti negli USA stanno riconsiderando il loro
modo di portare avanti gli affari, mentre altri si preparano alla bancarotta,
come è recentemente accaduto alla catena Goody’s Family Clothing del sud-est
del paese, forte di 287 punti vendita. Altri dettaglianti sostengono che
faranno l’inventario e ridurranno il numero dei fornitori, che a sua volta
creerà un effetto a onda causando il fallimento dei produttori più deboli, dei
piccoli marchi e delle etichette di moda con fondi insufficienti.
Nell’anno che verrà i negozi al dettaglio probabilmente
diminuiranno. I produttori di beni di lusso stanno tagliando i tempi fra le
ordinazioni e le consegne per ridurre i rischi. Ci sono state eccezioni alla
tendenza. Amazon.com, la più grande libreria on-line, afferma che le sue
vendite sono state superiori a quelle di tutti gli anni precedenti. Pure, gli
analisti sostengono che le vendite on-line sono globalmente diminuite.
I grandi cambiamenti che si prevedono includono: più
bancarotte, la stima degli analisti è che possano ricadere sotto la protezione
della legge per la bancarotta una percentuale di imprese che va dal 10 al 26%.
I dettaglianti sono vulnerabili per via dei loro costi fissi molto alti.
Chiusura di negozi: il Consiglio Internazionale dei centri commerciali prevede
che nella prima metà del 2009 chiuderanno 73.000 negozi e questo porterà a
notevoli cambiamenti del modo in cui i dettaglianti organizzano la loro
strategia di vendita.
Ci sarà meno scelta: molti grandi magazzini, compreso
Saks, hanno già annunciato che ridurranno la gamma di merci offerte e i
venditori che non fanno profitti. Ci saranno meno concept storse: sono già
stati ridotti o abbandonati.
(The Wall Street Journal 29
dicembre 2008, pag. 5)
(Indian stores in search of drama)
Gli acquirenti nel sub-continente indiano preferiscono il colore
e lo spettacolo del bazar al minimalismo del design occidentale
Quando il commerciante di un bazar ha tentato di
realizzare un negozio di vetro e linee manimaliste dall’aspetto “pulito
all’italiana” è stato sorpreso dalla reazione dei clienti: se ne sono
allontanati. Quel tipo di arredamento intimidiva i consumatori della classe
media più avvezzi ai bazar e ai negozi affollati. Gli indiani sono abituati al
rumore e agli scaffali stracolmi. L’ipermercato Big Bazar, che corrisponde a un
indiano Wal Mart, imita volutamente l’atmosfera teatrale del bazar e dei
mercati all’aria aperta.
Negozi al dettaglio di tipo moderno sono piuttosto nuovi
in India, rappresentano solo il 4% del settore ma sono destinati a crescere
secondo le stime fino al 22% entro il 2010. Comprendere la grande diversità
dell’India – socio-economica, religiosa, regionale e linguistica – è vitale: di
consumatori indiani ce ne sono come minimo dieci tipi.
Le preferenze variano enormemente a seconda delle regioni:
i tipi di riso ad esempio e come la gente compra varia molto fra il nord e il
sud del paese, nel nord il riso si vende in sacchi aperti così che il cilente
può ispezionare il cibo, mentre al sud le confezioni sono chiuse.
Anche la disposizione dei prodotti varia a seconda delle regioni:
a est, il pesce si vende fra le verdure, mentre all’interno fra le carni.
Per tutti questi motivi, i dettaglianti non vedono
un’unica India: scelgono una regione, una città, pochi hanno l’ambizione di
aprire in tutto il paese.
Grossi centri commerciali all’occidentale stanno sorgendo,
soprattutto per prodotti di lusso. Ma se si mira alla massa dei consumatori è
meglio avere negozi più piccoli con molti lavoratori.
Gli scaffali ricolmi danno la sensazione dell’abbondanza e
della scelta. “Se ci stanno 50 prodotti, mettetecene 75” suggerisce un
negoziante.
L’errore più comune che si possa compiere è credere che il
consumatore indiano consuma tanto quanto un occidentale. Al contrario, gli
indiani sono più selettivi e attenti al prezzo. Gli indiani non riempirebbero
mai un carrello, fanno la spesa col cestino. Anche il poco spazio che hanno in
casa è limitato e le dimensioni dei frigoriferi, la gente compra più spesso e
in quantità minori.
(Financial Times 30 dicembre 2008, pag. 8)