1 -Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Filosofia
e shopping
           Il
post-modernismo è il nuovo sommerso
(Post-modernism is the new black)
Come le forme del commercio al dettaglio moderno sono
state previste e influenzate da alcuni improbabili profeti
C’è una
relazione curiosa ( e in un certo senso ironica, visto il loro disprezzo per il
consumismo) fra i negozi di oggi e il post-modernismo di filosofi francesi come
Jean-Francois Lyotard, Roland Barthes, Michel Foucault e Jacques Derrida.
Questi filosofi hanno previsto con una precisione
fantastica come il capitalismo si sarebbe reinventato negli anni 80 e 90, e
nonostante non fossero queste le loro intenzioni, hanno offerto ai
dettaglianti, ai pubblicitari e agli uomini d’affari moderni gli strumenti per
farlo. In altre parole la filosofia post-moderna e l’economia di mercato “neo-liberale”
puntavano allo stesso fine: emancipare l’individuo dal controllo del potere
dello stato e di altre autorità , uno attraverso il pensiero, l’altro attraverso
il potere economico. Entrambi mettevano al cuore del loro programma la libertĂ
di scelta dell’individuo.
Anche se l’economia liberale ha certo avuto più influenza
dei filosofi nel trasformare il capitalismo, le idee dei post-moderni hanno
influenzato la generazione degli anni 60 che ha inventato nuove etichette e un
nuovo tipo di impresa. Imprenditori come Sir Richard Branson della Virgin o
Anita Roddick della Body Shop hanno portato nel loro modo di fare affari una
tinta emancipatrice e anti-corporativa. Il marketing moderno ha utilizzato gli
strumenti del “discorso” post-moderno per vendere di più. Marchi come la Nike
utilizzano esplicitamente attitudini ribelli nei loro spot pubblicitari. Il
capitalismo impiega la critica che pensava di distruggerlo.
Ancora più sorprendente è la perspicacia delle loro
previsioni sull’evoluzione dell’assetto del dettaglio. Il moderni dettaglianti
si stanno trovando ora di fronte a due importanti conseguenze della rottura
della gerarchia e dell’autorità : la “frammentazione” delle narrative e la
capacità individuale di essere “l’artista della propria vita”.
Il business moderno utilizza una lingua diversa per
discutere le stesse idee. Il mercato di massa si sta trasformando in una massa
di nicchie (la frammentazione) come ad esempio rivela l’impatto di internet
sull’industria musicale. Selfridges ha sostituito ai vecchi banconi e scaffali,
l’anarchia dei marchi che convivono uno accanto all’altro. Dall’offerta
limitata si è passati a quella illimitata, e alla fornitura di una tecnologia
che consenta al cliente di creare il proprio prodotto.
Il business che ha maggiormente risentito del cambiamento
è quello – tipo i supermercati – che è rimasto troppo legato all’idea di un
mercato di massa, di un negozio “one stop shop” tipo Marks & Spencer. I
nuovi imperi si basano su una nicchia. Il gruppo Zara fa appello
all’oltranzista dell’ultima moda: il rapido cambiamento
degli stili che propone richiama la rivoluzione permanente dei post-moderni.
Accessorize mira a donne che vogliono gioielli o sciarpe di moda ma non hanno molti soldi. Dolce
& Gabbana è per gente che ha molti soldi e un gusto sgargiante. Apparel
vende T shirt costose a gente che si preoccupa siano prodotte da lavoratori
contenti e ben trattati, una nicchia morale oltre che economica.
L’altra tendenza prevista dai post-moderni era quella del
desiderio ( e della capacitĂ ) della gente di essere in controllo, di diventare
cioè “artisti della propria vita”. ITunes ha minacciato l’industria musicale
insidiando la sua capacità di vendere ai consumatori canzoni all’interno di un
CD che loro non vogliono. Consentendo ai navigatori di internet di scegliere
gli argomenti di cui vogliono essere informati, Yahoo, Googles News e News
hanno minacciato il modo tradizionale di fare informazione dei giornali
tradizionali e il potere degli editori di determinare le notizie da offrire.
Attraverso You-Tube la gente trasforma la sua vita in arte e la mette nel web
per altri consumatori.
The Economist, 5 gennaio 2007,
pag. 112-113
(Tyranny in the twenty-first century)
Il nuovo modello di potere e efficienza non è più il
generale o il guerrigliero ma l’Amministratore delegato di una impresa
Il
despota tipico del 20° secolo era un populista che pretendeva di guidare la
gente comune contro i plutocrati, gli aristocratici, gli imperialisti e gli
uomini d’affari vampiri. Ma nella nostra era di militanza religiosa e
capitalismo globale il rivoluzionario in uniforme è diventato un anacronismo.
Persino gli autocrati africani oggi somigliano piĂą a dei bancari che a uomini
forti militari o guerriglieri.
E’
possibile che i dittatori del 21° secolo saranno ayatollah o alti prelati; più
probabilmente saranno tycoon bramosi di potere. Il nuovo modello di potere e
efficienza non è più il generale o il guerrigliero ma l’Amministratore delegato
di impresa.
Come
negli anni 30, assistiamo all’eclissi delle elite tradizionali. I semi
aristocratici burocrati europei sono universalmente temuti e detestati e i
politici delle nostre stanche democrazie parlamentari non ispirano maggiore
fiducia. I razzisti e gli altri estremisti guadagnano voti – in Francia, in
Olanada, in Polonia – alle spese della classe media borghese. Ma è difficile
che la maggioranza voglia davvero vedere al potere Le Pen. La figura del ricco
imprenditore, l’Amministratore delegato politico, il super manager che promette
di fare al paese quello che ha fatto per la sua impresa è più attraente. I
moderni autocrati saranno moghul dei media e sapranno gestire la comunicazione
di massa. Mentre gli uomini forti del 20° secolo vedevano nei tradizionali credi
religiosi degli ostacoli alle loro fantasie moderniste, l’Amministratore
delegato politico sarĂ piĂą incline a imbrigliare la religione alla sua causa.
L’alleanza che c’è in America fra cristiani evangelici e capitalismo d’impresa
giĂ punta in questa direzione.
Financial Times 8 gennaio 2007,
pag.13