((Le cauchemar de Wall Street
e de l’Amerique)
Le notizie sullo stallo
dell’economia americana sono preoccupanti. L’affanno dell’economia americana –
la più potente del pianeta che rappresenta il 20% del Pil mondiale – è una
cattiva notizia per tutti. Senza una ripresa duratura e solida dell’economia
americana è vano sperare in una ripresa dell’economia mondiale.
Il mercato immobiliare – da
dove è partita la crisi dei subprime – non si sta riprendendo, Il debito
pubblico prende il volo tanto che le agenzie di rating minacciano di togliere
al paese le triple A. I consumi, motore tradizionale della crescita americana,
stentano a riprendere, le famiglie cercano di risparmiare e di liberarsi dai
debiti anche per affrontare un fenomeno finora ignoto: la disoccupazione di
lunga durata.
L’amministrazione Obama si
trova stretta fra chi consiglia di diminuire il debito pubblico con
l’introduzione di tasse e chi propone una nuova azione di sostegno con denaro
pubblico per evitare una seconda crisi.
Il fantasma che perseguita oggi
l’America è un lungo periodo di crescita quasi nulla e di consumi stagnanti,
una successione di sterili piani di rilancio che spingono l’indebitamento
pubblico e a livelli vertiginosi. E il tutto con una borsa comatosa.
(L’économie rapproche Taiwan de la Chine)
La Cina e Taiwan hanno firmato un accordo quadro di
cooperazione economica giustamente definito storico. Dopo sessant’anni di
separazione, pur non rinunciando all’idea di ripristinare la sua sovranità
sull’isola di Taiwan, la Cina apre una nuova fase con l’idea di integrare
almeno economicamente l’isola ribelle.
In base all’accordo, Taiwan godrà di condizioni economiche
simili a quelle accordate dalla Cina ad altri paesi dell’area, nello specifico
quelli dell’Asean, l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico e che
consistono principalmente in una riduzione delle tariffe doganali. Pechino
abbasserà le tariffe sulle importazioni di 539 prodotti taiwanesi e Taibei farà
lo stesso per 267 prodotti cinesi importati dalla Cina. Tale accordo dovrebbe
fare aumentare di un valore pari a 100 miliardi di dollari il commercio
sino-taiwanese.
Saranno liberalizzate le transazioni bancarie in Renminbi
a Taiwan e aumenteranno le sue esportazioni agricole.
L’intesa è stata criticata dall’opposizione taiwanese
suscitando molte proteste, poiché viene considerata una premessa
all’integrazione economica e all’unificazioni politica dei due paesi.
(Le Monde 1 luglio 2010, pag. 7)