(French continue protests as further concessions
sought)
La grande partecipazione dei cittadini francesi a fianco
degli studenti stenta a spegnersi e la protesta rischia di estendersi alla riforma complessiva del
lavoro varata nell’estate del 2005.
Sulla scia della recente
vittoria il movimento di studenti e sindacati, che ha massicciamente protestato
nelle ultime settimane in Francia, non ha ancora deposto le armi. Manifestazioni, sebbene ancora molto contenute
rispetto i milioni di persone in piazza di pochi giorni fa, continuano a battere il ferro ancora caldo per una revisione dei nuovi contratti di
lavoro.
La riforma complessiva del
lavoro varata dal governo francese la scorsa estate aveva, infatti, lasciato parte
dell’opinione pubblica scontenta. Le bandiere che inneggiavano all’abolizione del
CPE contratto del primo impiego per i giovani, sono state corrette con
CNE, contratto di lavoro che riguarda soprattutto le aziende con meno di 20 dipendenti.
De Villepin ritiene che la nuova legislazione abbia già dato ottimi risultati in quanto ha favorito l’assunzione di 400 mila lavoratori su tutto il territorio francese mentre i suoi oppositori, in primo luogo la sinistra, ha sempre criticato la possibilità, questa volta rivolta ad adulti, di licenziamento senza giusta causa nonché dell’ aumento di un livello di precarietà insostenibile per lo sviluppo dell’economia nazionale.
Il ministro dell’Interno
Sarkozy, l’unico politico della destra attualmente non caduto in disgrazia,
difende questa volta quello che è stato fin’ora ritenuto il suo rivale per le
prossime elezioni presidenziali sostenendo, anche con Chirac, il successo di questa legge e le sue
prospettive positive per il futuro.
Contro questa tesi, molti sindacati
affermano che, oltre il rafforzamento della precarietà per tutti,
la riforma non risponde alle necessità delle fasce marginali del paese
arrivando addirittura a consentire
lavori saltuari, anche notturni, a ragazzi dai 14 anni.
La fresca umiliazione del
governo potrebbe insomma essere cavalcata per riprendere la lotta alla riforma nel suo complesso.
Da sottolineare comunque che de
Villepin ha dichiarato che non è più sua intenzione di partecipare alla corsa
presidenziale.
2. Il WTO spiega le minacce
al commercio internazionale
(WTO spells
out threats to global trade)
Il World Trade Organisation ha rilasciato dichiarazioni sui pericoli di
un possibile rallentamento dei flussi commerciali nel mondo malgrado la forte
crescita degli ultimi anni.
In occasione della presentazione del rapporto sulla situazione del commercio globale nel 2005, i vertici del WTO si sono mostrati preoccupati della piega negativa che sta manifestandosi in molti settori dell’economia a livello internazionale.
Dal 2004, che ha registrato
l’eccezionale incremento del nove per cento, la commercializzazione dei beni ha
subito un calo di tre punti. Le esportazioni dall’Unione Europea e dal Giappone
hanno avuto una consistente decelerazione mentre quelle dagli USA sono
cresciute ma di poco.
Il vero record continua ad essere in mano alla Cina che,
unitamente a economie parzialmente emergenti quali Russia, India e Brasile, è
uno dei motori principali dell’incremento
delle esportazioni ma anche delle importazioni nei rispettivi paesi.
Se la ripresa in Europa subisse
un rallentamento o il prezzo del petrolio salisse troppo, la preventivata
crescita dei flussi commerciali al sette per cento potrebbe non essere
raggiunta e la fluttuazione degli indici potrebbe continuare a lungo come è
avvenuto negli ultimi tre anni.
E’ quindi il prezzo del petrolio
una delle maggiori cause della periodica frenata degli scambi internazionali e
i costi energetici nell’ambito delle singole politiche economiche nazionali
costituiscono la reale incognita dello sviluppo globale.
Da considerare che, più che
l’aumento, l’ostacolo principale è determinato da una imponderabile fluttuazione dei prezzi che può ostacolare
programmi a medio termine.
Infatti una spesa più sostenuta, ma
programmata, può anche essere
utilizzata per servizi di alta qualità come, per esempio, è successo nelle
politiche aziendali di molte compagnie
aeree.
(Real losers in Europe’s politica pantomimes)
I recenti spettacoli politici tenutisi in Francia e
Italia, la resa del governo francese sulla riforma del lavoro e la poco
decisiva vittoria di Prodi, hanno due perdenti e sono i due paesi, e in ambito
più ampio, i tentativi europei di adattarsi al cambiamento e alla concorrenza
globale.
Oggi si rischia la paralisi politica che minaccia di
posporre senza limiti l’adozione di riforme urgenti e impopolari per rilanciare
la crescita e l’occupazione.
Francia e Italia rischiano di influenzare altri stati in
un momento in cui la UE continua a perdere terreno rispetto ai suoi concorrenti
in Asia e America.
L’economia globale cresce del 4,5%, in Cina del 10%.
L’Europa al contrario arranca su una percentuale del 1,5%. Ovviamente la situazione
non è uniforme, l’Irlanda cresce del 5%, la Svezia del 3,2%, la Spagna del
3,4%. Il problema è che le maggiori economie dell’area rischiano di affossare
le altre.
La Germania ha preso le cose in mano dalle ultime
elezioni, ma cresce solo dell’1,1% all’anno dal 1990 e il tasso di
disoccupazione è fisso all’11,2%.
La Francia cresce dell’1,4% e l’Italia è l’ultima della
lista con crescita pari a zero. Eppure la Francia e l’Italia rappresentano
circa il 40% dell’economia dell’aera euro, aggiungendo la Germania si arriva al
70%.
I disordini politici in Francia e Italia possono portare
soltanto a maggiore protezionismo e a reazioni centrare sulla politica interna,
rendendo difficile all’Europa l’adozione di riforme comuni.
Gli affari continueranno a cavarsela in entrambi i paesi
nonostante i politici. I grandi gruppi si sono già emancipati dai mercati
nazionali, ma anche questi avrebbero bisogno di sentire una direzione, cosa
attualmente mancante oggi in Francia e Italia.
(FT 12.4.06. pag.21)
(FT 13.4.06. pag.9)
La produzione industriale italiana è cresciuta dello 0,8% nel mese di febbraio, contro una previsione dello 0,3%.
(FT 13.4.06. pag.9)
(Russian supermarkets
merge)
I dettaglianti russi Pyaterochka e Perekryostok si fondono
per creare la più grande catena di supermercati del paese, sotto il controllo
del gruppo Alfa dell’oligarca Mikhail Fridman.
L’accordo è il più grande avvenuto fino ad oggi nel
mercato al dettaglio russo, giovane ma in espansione. Ci si aspetta che porterà
a un ulteriore consolidamento del settore del dettaglio, ancora molto
frammentato, in un momento in cui i dettaglianti competono per conquistare il
boom dei consumatori russi alimentato dagli alti prezzi del petrolio e del gas.
Il mercato russo delle fusioni e delle acquisizioni è stato finora dominato dal
petrolio e dal gas, e dalle telecomunicazioni.
Il gruppo avrà 880 punti vendita, di cui 467 gestiti
direttamente dall’azienda e 413 in franchising. Le due compagnie continueranno
a gestire i formati dei negozi separatamente, ma coordineranno funzioni come
gli acquisti, la logistica e la distribuzione portando a un risparmio di 85
milioni di dollari per la fine del 2008.
(FT 13.4.06. pag. 20)