(Russia’s Far Abroad)
I recenti sviluppi riguardo alle forniture energetiche e
al futuro del Kossovo dimostrano come la Russia stia cercando di dominare
l’agenda europea. La strategia di Mosca verso l’Unione Europea consiste in tre
elementi centrali: spaccare il consenso europeo; acquisire influenza negli
stati chiave; prevenire un ulteriore espansione della NATO e della UE.
Nel suo discorso alla conferenza sulla sicurezza a Monaco,
Putin ha illustrato le sue priorità: diminuire l’efficacia delle organizzazioni
internazionali che ostruiscono le ambizioni espansioniste della Russia, e
restaurare la statura del paese come potenza globale. Il controllo
centralizzato sulle crescenti entrate energetiche ha consentito al Cremino di
accelerare il perseguimento di questi obiettivi.
Mosca trae un grande beneficio dall’assenza di una
politica comunitaria coerente nei suoi confronti. Esistono dei meccanismi
formali che regolano i rapporti, ma hanno un impatto limitato finché i paesi
non concordano sui dettagli, come ha mostrato il fallimento del rinnovo
dell’Accordo di Partenariato e Cooperazione tra la Russia e la UE. Le
differenze politiche sono più visibili tra i paesi dell’Europa Orientale
entrati di recente ei governi di Francia, Germania e Italia. Mentre i primi
temono un risorgere della Russia e dunque preferiscono limitare l’influenza del
Cremino, i secondi sono preoccupati all’idea di provocare dispute con Mosca.
Per Parigi, Berlino e Roma il pragmatismo commerciale
prevale sui calcoli geostrategici, riducendo in tal modo l’efficacia di un
approccio unitari della UE. Per Mosca, aumentare le forniture energetiche e il
business, soprattutto nelle infrastrutture strategiche, espanderà la sua
influenza politica nelle capitali chiave. Al contrario, la crescente dipendenza
europea dall’energia russa minerà qualunque risposta unitaria alle politiche di
Mosca.
Vari sono gli esempi di come la Russia sfrutta a suo
vantaggio le divisioni europee. Il progetto dell’oleodotto sotto il Mar Baltico
sottoscritto da Russia e Germania senza il consenso della UE è esemplificativo
dell’approccio russo. Il progetto serve quattro obiettivi: limitare la
dipendenza del transito russo attraverso l’Europa centrale; aumentare la dipendenza
dell’Europa dalla Russia; provocare dispute fra la Germania e la Polonia;
marginalizzare la Polonia e i paesi Baltici come incorreggibili russofobi.
Il Cremino non solo manipola le divisioni tra vecchi e
nuovi membri della UE, ma mira anche prevenire la formazione di politiche
unitarie fra i paesi di nuova adesione. La Bulgaria e l’Ungheria sono diventati
i principali bersagli fra gli ex satelliti sovietici. Il Cremino sta
utilizzando i rapporti personali istituiti negli anni con i funzionari socialisti
di questi paesi per costruire gasdotti e punti di distribuzione che manderanno
a vuoto la diversificazione energetica dell’Europa. Il governo socialista
ungherese pare abbia deciso di sostenere l’estensione del gasdotto Blue Stream
di Gazprom attraverso la Turchia per rifornire la UE di gas dal Caspio sotto il
controllo russo. Se il progetto verrà realizzato, il progetto farà naufragare
il gasdotto Nabucco pianificato dalla UE, considerato essenziale per evitare
una eccessiva dipendenza dal gas controllato dalla Russia.
Nei Balcani, il Cremino sta estendendo il suo controllo
sulle infrastrutture energetiche della Bulgaria e della Grecia, creado così una
nuova ragnatela per avvolgere la UE. A metà marzo, il Primi Ministri di
Bulgaria e Grecia hanno firmato un accordo con Putin per lanciare il progetto
del gasdotto Burgas-Alexadroupolis.
L’imminente decisione sullo statuto del Kossovo fornisce
alla Russia un ulteriore opportunità per accentuare le divisioni all’interno
della UE e oltre oceano. Mentre Washington e numerose capitali europee
desiderano risolvere il non più mantenibile status quo del Kossovo, i
funzionari russi cercano di sabotare la soluzione più razionale. Incoraggiano
la Serbia a resistere contro la sovranità del Kossovo mettendo in questione la
competenza dell’inviato speciale dell’ONU nell’area. In contemporanea, la
Russia fa appello a paesi come la Slovacchia e la Spagna che hanno un problema
di minoranze agitando lo spettro di precedenti separatisti.
Le tattiche rimandatorie della Russia sul Kossovo
perseguono due obiettivi. Primo, danno la possibilità al Cremino di giocare un
ruolo nei punti più caldi dell’Europa. Secondo, la disputa internazionale sul
Kossovo impedisce il sorgere di un consenso occidentale al contenimento delle
ambizioni russe nelle regioni del Mar Nero, del Caucaso e del Caspio.
Una volta che avrà ricavato il massimo vantaggio dalla sua
posizione nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU rimandando il voto sul Kossovo,
l’eventuale riconoscimento dell’indipendenza del Kossovo servirà un nuovo
obiettivo strategico: rafforzerà l’influenza di Mosca in Moldavia, Georgia e
Ucraina. La Russia non desidera riconoscere la piena indipendenza delle regioni
secessioniste in Moldavia, Georgia e Ucraina; al contrario, sfrutterà questi
problemi per tenere la Moldovia e la Georgia in uno stato di squilibrio e fuori
da EU e NATO: Quando necessario scatenerà la questione separatista in Crimea
per tenere l’Ucraina più dentro all’orbita russa. Ostacolando l’emergere di
un’Europa più ampia e di una più ampia comunità transatlantica, Mosca mira a
realizzare un’alternativa “Euroasiatica” al sistema democratico e alla
sicurezza transatlantica.
Wall Street Journal
22.03.07, pag. 13
(Western retailers shift their supply chain tasks to
China)
I dettaglianti dei paesi sviluppati stanno sempre più
spostando in Cina le operazioni logistiche. I prodotti vengono selezionati,
etichettati e persino sistemati per la messa in mostra per essere spediti nei
singoli negozi prima di lasciare i porti cinesi.
Le linee di navigazione, le imprese di logistica e i
gestori dei magazzini sostengono che i costi spingono i clienti a spostare il
processo di selezione lontano dai paesi di consumo, continuando la tendenza
all’outsourcing verso le economie a bassi salari che è iniziata con la
delocalizzazione della produzione in Cina.
Il processo viene definito “saltare i centri di
distribuzione” perché taglia fuori i centri di distribuzione dei paesi
destinatari.
Un tempo si credeva che il lavoro distributivo fosse il
meno incline ad essere affidato all’estero perché è complicato sistemare le
forniture di beni per i negozi nelle giuste quantità.
Financial Times 27.3.2007,
pag. 1