(Indian Railway initiative attracts French hotel
chain)
La catena alberghiera francese Accor è uno dei tanti
gruppi che partecipano a un bando di gara per costruire e gestire alberghi per
le Ferrovie Indiane, la seconda più grande rete di trasporto al mondo, che si
sta svincolando dal controllo statale. L’idea è quella di costruire nei
terminal alberghi a basso prezzo, oltre a negozi al dettaglio moderni e servizi
bancari, per venire incontro ai bisogni delle 16 milioni di persone che
viaggiano ogni giorno in treno in India.
Il riconoscimento da parte delle Ferrovie Indiane che il
capitale privato può rinvigorire le sue fortune è una buona notizia per tutti
gli uomini di affari. Le ferrovie infatti sono state recentemente colpite, fra
le altre cose, da un balzo in avanti dei voli a basso costo e hanno abbandonato
un regime di prezzi monopolistico che non era in sintonia con l’emergente
cultura commerciale basata sul mercato. Il governo vuole lanciare la
privatizzazione delle ferrovie, mettendo fine entro l’anno al monopolio di
stato sul traffico dei container.
FT, 19.4.06, pag.16
(China poses Confucian challenge
for Europe)
L’ex Primo ministro francese Raffarin ha recentemente
proposto che l’Europa assuma un atteggiamento comune nelle sue relazioni con la
Cina e ha suggerito che tale progetto si chiami Confucio. Il momento per
presentare la proposta è molto opportuno visto che coincide con la visita del
Presidente Hu Jintao negli Stati Uniti. L’Europa non può restare indietro e
lasciare che gli Stati Uniti diventino il partner strategico preferito dai
cinesi.
Raffarin sostiene che è interesse dell’Europa costruire un
fronte comune per creare relazioni economiche forti e durevoli con la Cina. Le
imprese europee devono unire le forze per penetrare insieme il mercato cinese
piuttosto che competere fra loro con prodotti simili.
La modernizzazione della Cina ha bisogno di una gran
quantità di tecnologia e macchinari
occidentali che a loro volta possono stimolare lo sviluppo economico
dell’occidente.
FT, 19.4.06, pag.18
3 - Intervista
a Wolfang Schüssel. La Corte europea “ deve fare
attenzione ai sentimenti nazionali”
(Interview: Wolfang Schüssel. EU court “
must heed national feelings”)
di George Parker – St Pölten
Alcune
voci di dissenso sulle sentenze della Corte di giustizia a Lussemburgo che si occupa, oltre che di
verifiche di compatibilità fra istituzioni nazionali ed europee, anche di
controversie fra Istituzioni e/o
Commissione con le imprese in materia
di concorrenza.
Il
cancelliere austriaco Schüssel sostiene che i giudici dell’alta Corte europea dovrebbero prestare
un’attenzione maggiore alle sensibilità nazionali o rischiano di far crescere
l’antipatia verso l’Europa.
L’Austria detiene attualmente la presidenza della UE e
ritiene che alcune decisioni della Corte di giustizia nel Lussemburgo,
(ECJ-European Court Justice) abbiano pesato
eccessivamente su settori interni
del paese.
Durante
l’intervista il cancelliere ammette che l’obiettivo dei giudici è quello di
favorire la massima armonizzazione dei paesi membri ma, secondo il suo punto di
vista, questa finalità non può non
essere influenzata da fattori a carattere nazionale.
Parlando
al convegno “l’Europa comincia in patria”,
Schüssel afferma che l’affezione dei cittadini europei può diminuire se
non si rispetta il principio di sussidiaretà, per cui si dividono valori comuni
ma si prendono decisioni a livelli dei singoli paesi.
Un
esempio eclatante è quello che riguarda le facoltà di medicina austriache che sono state aperte senza vincoli agli
studenti tedeschi che rappresentano
ormai metà degli iscritti.
Secondo
il cancelliere situazioni di qualche difficoltà esistono anche per altri paesi
europei, soprattutto i più grandi come Francia, Spagna e anche Gran Bretagna.
I
problemi di gestione di una serie di affari nazionali sono comunque acuiti dal
fatto che non esistono periodi di transizione fra il momento del varo di un
provvedimento e la sua applicazione che, paradossalmente, potrebbe avvenire
anche il giorno successivo alle votazioni.
L’intervistato
sostiene che non è nelle sue intenzioni sostenere una eventuale forma di
influenza sulla Corte di giustizia europea che per definizione deve essere
indipendente e che è rappresentata da un giudice per ogni paese membro.
E’
soltanto l’inizio di una discussione che potrà riguardare la prossima agenda
politica europea e che coinvolge altri settori economici di altre nazioni, come
i sindacati francesi, che hanno criticato alcune sentenze.
Il presidente della ECJ sostiene però che
ogni sentenza tiene conto del principio di proporzionalità, simile a quello di
sussidiaretà ma più consono quando si tratta di applicare leggi con mano non
troppo dura.
FT, 20.4.06,
pag 4
4 - A passo da gigante
(A pas de géan)
Di
Laurence Caramel
Le tigri
asiatiche, anche nei periodi di
crisi finanziaria, possono
guardare al futuro con una certa serenità. E’ improprio però il paragone con i
paesi emergenti della nuova Europa ai quali è richiesto di rispettare, oltre le
regole in campo economico, anche un
modello sociale di livello superiore.
Nel
1993 la Banca mondiale ha
presentato un rapporto sullo sviluppo
dei paesi orientali di cui è rimasta celebre la definizione “il miracolo
asiatico”.
La
formula fu giudicata eccessiva e infatti, soltanto quattro anni dopo, la Corea del sud, la Tainlandia e
l’Indonesia hanno sofferto una gravissima crisi finanziaria.
Da
allora, prudentemente, l’espressione non è stata più usata ma, ancora oggi, la
strategia economica che anima i paesi asiatici è quella di una incredibile marcia forzata verso l’integrazione con l’economia globale.
La
Banca asiatica per lo sviluppo (BAD),
ha compiuto un’indagine sui 43 paesi
del continente e ha avuto la conferma della crescita dei due giganti a livello
demografico lndia e Cina che, insieme alla Corea del sud
detengono il 70% della ricchezza prodotta
nell’area e nel solo 2005 hanno registrato una crescita
che si attesta sul 7,4 %.
Secondo
Franck Harrigan della Banca asiatica anche il Vietnam e la Cambogia potranno
godere nei prossimi due anni della stessa crescita in quanto assumeranno come
dato incontrovertibile la partecipazione
agli effetti positivi della mondializzazione. Nulla sembra dare torto a
queste previsioni perché, se pure legate a doppio filo con gli USA, dal 1997
molti paesi dell’area si sono sganciati dalla fluttuazione del dollaro e hanno
accumulato riserve valutate circa 1.862 miliardi.
In caso
di una crisi generalizza il futuro
potrà quindi essere affrontato senza eccessive tensioni, al contrario dei paesi
emergenti in entrata in Europa, come la Polonia, l’Ungheria e anche la Turchia,
che dovranno affrontare con meno serenità l’aumento dei tassi d’interesse nelle
operazioni finanziarie.
Le Monde
Economie, 19.4.06 pag I