(Obama needs to be bold on trade)
Il Presidente Obama ha reso noto che sta preparando un
importante discorso sulla politica commerciale. E’ ora di lanciare una
significativa iniziativa che rilanci il commercio globale. Il nuovo
protezionismo cinese sulle commesse governative, anche se legale rispetto alle
porose norme del WTO, pone una minaccia che deve essere contrastata.
Il presidente Obama ha cercato di resistere alle tendenze
protezioniste mitigando le misure più restrittive del piano Buy American e ha
sottoscritto una dichiarazione a favore del commercio insieme ai capi del G20.
Ma deve andare avanti: non limitare la partecipazione straniera nei prossimi
piani di spesa americani e insistere che la Cina faccia lo stesso. Ma
soprattutto deve passare dalla fase di evitare i danni a rivitalizzare il
sistema del commercio globale.
Le questioni economiche sono così importanti per gli altri
paesi che una politica commerciale positiva è essenziale per restaurare le
credenziali di credibilità dell’America come partner economico affidabile.
Nuovi accordi con gli alleati in Europa e Giappone potrebbero produrre benefici
sostanziali senza causare preoccupazioni interne su bassi salari, bassi
standard lavorativi e cattive condizioni ambientali negli altri paesi.
Una “Partnership Trans Pacifico” con paesi asiatici vitali
potrebbe aggirare un blocco commerciale asiatico. Potrebbe concentrarsi sui
servizi nei quali risiede la più forte competitività americana. Accordi di
libero scambio con la Colombia e la Corea del Sud già nell’agenda di Bush
andranno implementati.
L’impegno di Obama verso il multilateralismo richiede che
venga riaperto il negoziato di Doha nell’ambito del Wto. L’amministrazione deve
perseguire iniziative volte all’apertura dei mercati in agricoltura e
industria, ma insistere anche affinché i servizi ricevano una dovuta priorità.
La politica sui cambiamenti climatici deve prevedere una
componente positiva relativa al commercio, preferibilmente attraverso un nuovo
“Codice verde” nell’ambito del Wto.
Il commercio è diminuito del 24% negli ultimi mesi e per
accelerare la sua ricrescita bisogna riaprire i mercati internazionali.
Ovviamente le preoccupazioni non sono poche, la recessione e la crescente
disoccupazione provocano tentazioni protezioniste e molti alleati del
Presidente sono scettici verso il sostegno alla globalizzazione. Il commercio è
forse l’unico settore nel quale il mondo guarda a Obama, con apprensione e non
con speranza.
(Financial Times 24 giugno 2009, pag. 11)
Il 1°
Luglio, in Francia, si è realizzato l’atteso taglio dell’IVA nel settore della
ristorazione. Alcuni prodotti verranno pertanto tassati al 5,5%. Il conseguente
aumento dei ricavi per i lavoratori del settore permetterà un miglioramento
delle condizioni di lavoro dei salariati, una diminuzione complessiva dei
prezzi di antipasti, primi, secondi e bevande non alcoliche, l’assunzione
di 40000 persone, 20000 delle
quali con un contratto a progetto, la creazione di una mutua per i salariati
del settore e la modernizzazione dei locali. Poiché non si tratta di obblighi e
non sono pertanto previste sanzioni per il mancato ribasso dei prezzi, la
critica più dura, a questa manovra da 2,35 miliardi di euro, è il mancato
accordo, tra Governo e Ristoratori, circa un sistema di controllo che metta i
evidenza i risultati raggiunti con il taglio dell’IVA. I sindacati dei
lavoratori e dei consumatori sono fortemente dubbiosi circa l’effettivo
abbattimento dei prezzi e l’aumento delle assunzioni, poiché i ristoratori,
duramente colpiti dalla crisi economica, tenderanno ad innalzare i loro margini
di guadagno e a modernizzare i locali, anziché diminuire i prezzi o assumere
personale. Il sindacato dei consumatori UFC-Que
choisir ha già dichiarato di voler realizzare una propria inchiesta in
merito, i cui risultati saranno pubblicati nel 2010.