(In search of the elusive European soul)
di Ian Buruma
L’Unione Europea ha avuto molti padri, compreso George
Marshall, il cui piano ha abolito le barriere commerciali e promosso la
cooperazione economica fra le nazioni europee.
Un unione di 27
nazioni non era nemmeno immaginabile 27 anni fa, quando sei nazioni crearono la
Comunità Economica Europea. Ora che l’unione c’è nessuno sembra amarla molto. I
francesi e gli olandesi hanno votato contro la costituzione europea che pochi
si sono dati la pena di leggere. Chi può biasimarli? Era illeggibile.
“Dobbiamo dare un’anima all’Europa” ha detto Angela Merkel
che attualmente ha la presidenza della Ue. L’idea di un’anima nazionale o
continentale è ovviamente un concetto romantico. Per i patrioti tedeschi del
19° secolo significava uno spirito nazionale, espresso in poesia e filosofia,
che sfidava il razionalismo francese. Per i conservatori fra le due guerre
mondiali e per molti della generazione di un regista come Wim Wenders,
significa la liberazione dal materialismo americano.
Gli USA pensano solo ai soldi, mentre l’Europa, secondo
Wenders, non è solo un mercato, ma valori e cultura. Una cosa quasi sacra che
va opposta al sogno americano.
Il problema con l’anima è che è troppo vaga per essere di
qualche utilità. E’ vero che alcuni personaggi – attori tv, giocatori di
calcio, lettori - possono promuovere un senso di comunità, ed è anche vero che
il film di Fellini esprimono qualcosa che noi tutti riconosciamo essere una
sensibilità italiana. Ma Wenders ha ragione quando dice che quello che il
cinema americano ha colonizzato l’Europa, quello che gli europei hanno in
comune è l’amore per la cultura popolare americana, che ha successo non per via
dei grossi budget, ma perché ha una lunga storia di superamento delle
differenze culturali. Come il fast food americano, fa appello ai nostri istinti
comuni, e non sempre ai più elevati. Non penso che gli artisti europea debbano
mirare a questo. Negli USA tutto tende all’omogeneità, non è meglio allora
celebrare la diversità europea?
Per una persona religiosa, l’anima è più tangibile.
Giovanni Paolo II voleva che la fede cristiana fosse citata nella costituzione
europea. La religione giudeo-cristiana, con le culture della Grecia e di Roma,
è parte della storia comune dell’Europa. Ma ora che gli europei si proclamano
laici e che gli europei religiosi sono musulmani o immigrati dalla ex colonie
europee, una definizione religiosa dell’anima europea sarebbe disonesta e
sbagliata.
Eppure, europei laici che mai entrerebbero in una chiesa o
una sinagoga, spesso si oppongono all’ingresso della Turchia nella Ue, non per
le questioni che riguardano i diritti umani ma perché non è cristiana.
Ovviamente pochi lo ammettono per paura di essere tacciati di nutrire
pregiudizi, preferiscono parlare dei Lumi come ciò che tiene insieme l’Europa.
Ma anche questa pretesa è piuttosto strana, visto che valori come la libertà di
parola e l’approccio scientifico sono condivisi in tutto il mondo. Noi non
l’Illuminismo per spirito nazionale, ma al contrario per il suo valore
universale.
I 50 anni della Ue potrebbero dunque essere un’occasione
per fermare l’iperbole. La cooperazione europea è cominciata come un pratico
progetto economico, non un progetto spirituale.
L’aspetto più illuminato della Ue è la mobilità dei
cittadini, il modo in cui i cittadini europei possono vivere e lavorare ovunque
vogliano in Europa.
Financial Times
2.04.07, pag. 11
(The hand behind the Taliban)
di Nicholas Kristof
I Talibani sono in ripresa, governano un’area del sud
dell’Afganistan e il Presidente Karzai è sicuro della causa: il Pachistan che
ha accusato di fare il doppio gioco. In primo luogo, ha accusato i servizi
segreti pachistani di nascondere il Mullah Omar, il capo dei Talibani, nella
città pachistana di Quetta.
Karzai suggerisce che il governo pachistano vuole la
caduta del governo afgano, così da usare i Talibani per trasformarlo in una sua
colonia. Uno degli errori principali degli occidentali in questi anni è stato
quello di combattere i Talibaninei villaggi afgani, invece di evitare che il
Pachistan li finanziasse e proteggesse.
Lo scorso anno il Presidente del Pachistan Musharraf ha
raggiunto un accordo con i capi tribali sul confine pachistano e ha ritirato le
truppe dalla zona. Da allora, sostiene Karzai, il terrorismo ha ripreso vigore.
La mia opinione è che attualmente Musharraf sta
effettivamente chiudendo un occhio sui Talibani e mira a controllarli piuttosto
che a eliminarli. Ma Karzai esagera la capacità del Pachistan di manovrare i
Talibani e sottovaluta la capacità di Musharraf di distruggere i Talibani.
Molte responsabilità vanno assegnate all’America e
all’Afganistan. Quasi nulla è stato fatto per costruire un esercito e una
polizia afgani; abbiamo pasticciato con i progetti di ricostruzione e aiuto che
avrebbero dovuto vincere il cuore della popolazione; bisognerebbe combattere la
mortalità delle donne durante il parto che arriva a 18.000 persone all’anno,
contro i 4000 afgani morti nella guerra ai Talibani lo scorso anno. Inoltre, il
governo afgano deve assolutamente combattere la corruzione e il traffico di
droga operati dai suoi funzionari. In altre parole, il Pachistan è solo una
delle cause della tragedia.
Se non prendiamo seriamente l’allarme che arriva dal sud
dell’Afganistan, oltre alla guerra in Iraq, perderemo anche quella in
Afganistan, che avremmo dovuto vincere cinque anni fa.
International Herald Tribune 2.04.07, pag. 6