1 – Previsioni econometriche
su l’Italia come vincitrice dei prossimi mondiali di calcio. (Bank tips Italy
to win World Cup)
di
Chris Giles, Londra
I modelli statistico-matematici invadono il campo delle
previsioni sportive.
Uno
studio di una banca d’investimenti
inglese da l’Italia come favorita ai mondiali di calcio che si terranno a luglio in Germania.
Secondo un preciso modello statistico predisposto dalla UBS, banca che si occupa di
investimenti, l’Italia vincerà i
mondiali di calcio di luglio 2006.
I calcoli econometrici danno al nostro paese
un 54 per cento di probabilità di
battere il Brasile, la squadra attualmente
favorita dalla maggior parte degli osservatori, sulla base di modalità valide
anche in passato ma che non si basano
esclusivamente sull’abilità del gioco.
Gli esperti della banca hanno valutatao che gli indicatori
statistici classici, come il peso della popolazione, le performances economiche
e il numero dei residenti nelle aree urbane non possono spiegare i risultati delle passate competizioni.
Ma i fattori di maggior rilievo, tenuti in conto dagli
specialisti in econometria, riguardano
il luogo dove si terrà la gara e la capacità delle squadre di fare spettacolo
al meglio, nonché una lista di Pelè dei migliori giocatori del
mondo.
F
T 27.04.06, pag 8
(Family businesses fail to cure Europe’s ‘sick man’)
Molte imprese di famiglia italiane sono andate perdendo
una grossa fetta di mercato per la concorrenza di prodotti fatti in Cina dove
la manifattura è a costi molto bassi. Si tratta di una situazione comune a
molti altri paesi, in Italia però l’economia si basa più che in altri paesi su
imprese a conduzione familiare che producono dalle valvole ai bottoni di
madreperla.
Le migliaia di fabbriche di famiglia, che sono state il
segreto al successo delle esportazioni negli anni 70 e 80, appaiono inadatte a
fronteggiare le richieste della globalizzazione.
Gli economisti
hanno offerto vari rimedi. L’Italia si deve muovere verso una produzione a più
alta tecnologia. Deve sostenere la sua economia dei servizi, partendo dal
turismo che versa in pessime condizioni, e ha perso terreno a favore della
Cina. Deve scuotere il suo rigido mercato del lavoro, ragione principale per i
suoi alti costi.
La classe imprenditoriale italiana non è in grado di
risolvere le cose da sola, come hanno fatto le imprese in Germania. La maggior
parte delle imprese sono piccole e resistono ai cambiamenti, come trasferire la
produzione all’estero in paesi a basso costo. L’Italia non fa conto
sull’identità nazionale o sulle teorie MBA della buona gestione. L’unità che
conta è quella locale, la famiglia, con la sua forza e la sua difficoltà.
Non solo non è alla conquista del mondo, ma la sua quota
di mercato estero è passata dal 4.6% del 1995 al 2.7% del 2005.
H T 15.05.06, pag. 12