1 - Il segreto
meglio mantenuto: come le esportazioni della Germania battono il mondo
(Germany’s best kept secret: how its exporters are
beating the world)
La Germani e la Cina sono probabilmente i due vincitori
della globalizzazione. Per quanto riguarda la Germania è un segreto ben
mantenuto, nonostante i dati macroeconomici non eccezionali, nessuna altra
nazione industriale ha saputo con lo stesso successo approfittare delle
opportunità offerte dall’economia globale. La Germania è il più grande
esportatore di beni da quando nel 2003 ha superato gli USA. Nel 2004 la
Germania ha esportato tanto quanto il Regno Unito, la Francia e l’Olanda messe
insieme. Le esportazioni sono il principale motore della crescita tedesca. 9
milioni di posti di lavoro dipendono dalle esportazioni e queste rappresentano
il 40% del PIL del paese.
Le esportazioni solo sono un aspetto della questione.
Molti industriali tedeschi costruiscono le componenti in Germania ma le
assemblano all’estero, la crescita avviene fuori ma garantisce il mantenimento
dei posti di lavoro in Germania. La Germania ha fornito le macchine e i veicoli
che sono servite ai paesi in rapida crescita per costruire le loro fabbriche,
flotte e infrastrutture. A guadagnarci non sono state solo le grandi imprese ma
anche le pmi. Benché piccole sono estremamente specializzate e controllano una
gran parte dei mercati di nicchia. Poiché sono così specializzate, l’unico modo
che hanno per generare un’economia di scala è muoversi a livello globale. Il
98% delle pmi tedesche lavorano sui mercati internazionali, pari a una crescita
del 15% in 10 anni.
Un altro fattore del successo della Germania è l’aver
recuperato competitività. Grazie a una politica degli stipendi moderata, orario
di lavoro più lungo e affidamento selettivo all’estero di lavori a basso valore
aggiunto, il costo del lavoro è rimasto stagnante da 2000, mentre negli altri
paesi della zona euro è cresciuto
almeno del 6%. Questo ha consentito alle imprese tedesche di ampliare la loro
fetta di mercato nonostante la forza dell’euro.
La globalizzazione ha liberato le industrie dai legacci
delle condizioni nazionali. E mentre fanno lobby presso il governo per ottenere
leggi sul lavoro più flessibili o tasse più basse, i managers sono liberi di
comprare in giro per il mondo la forza lavoro più economica, i finanziamenti
più facili, i consumatori più ricchi e le condizioni legali più leggere.
FT, 19.5.06, pag. 11
(India’s fight to slay the dragon)
Negli ultimi dieci anni la Cina ha fatto un progresso notevole
nella produzione industriale diventando la terza economia produttiva dopo USA e
Giappone. L’India è piuttosto arretrata rispetto alla Cina, la sua produzione
rappresenta infatti un sesto del valore di quella del suo vicino. Mentre la
produzione industriale cinese è più che raddoppiata dal 1995, l’India è
cresciuta solo del 60% nello stesso periodo. Il potenziale è enorme ma esistono
ancora notevoli differenze . La Cina ha infrastrutture migliori, porti e
strade. Molti osservatori ritengono che l’India possa prendere il comando per
quanto riguarda quelle aree di produzione industriale che richiedono un
“approccio di servizio”, ad esempio produrre secondo i bisogni del cliente.
L’India può diventare leader nella produzione industriale enfatizzando la qualità
e la disponibilità a lavorare con il cliente. Inoltre può offrire un vantaggio
rispetto al controllo della proprietà intellettuale, poiché rispetto alla Cina
c’è più trasparenza del sistema di riferimento legale all’interno del quale si
opera.
FT 18.5.06, pag. 7
(Chinese travel is taking off)
Nel 1995 hanno viaggiato all’estero 4,5 milioni di cinesi.
Nel 2005, la cifra ha raggiunto i 31 milioni. Gli esperti internazionali
prevedono che almeno 50 milioni di turisti cinesi viaggeranno all’estero ogni
anno nel 2010 e 100 milioni per il 2020.
Le sei destinazioni più popolari per i turisti cinesi
sono: Giappone, Vietnam, Corea del Sud, Russia, Stati Uniti e Tailandia.
Secondo Wang Ping, Presidente della Camera di Commercio
Cinese per il Turismo, l’Europa sta già adattando la sua industria turistica ai
bisogni del turisti cinesi, a differenza dell’America del nord che non provvede
cibo cinese né aiuti linguistici.
HT 17.5.06, pag. 7
(Beijing giver piracy pledge to Merkel)
Durante la sua visita in Cina, Angela Merkel ha sollevato
la questione della necessità di garantire da parte del governo cinese la
protezione della proprietà intellettuale. Il Primo Ministro Wen Jiabao ha
ammesso che esistono ancora molti problemi ma che il suo governo prenderà nuove
misure sia amministrative che giudiziarie per combattere la pirateria.
Gli industriali tedeschi, molto attivi in Cina, lamentano
la rilassata applicazione delle leggi contro la pirateria, la mancanza di
sanzioni deterrenti e sostengono che le imprese, in particolare le pmi, non
hanno modo di proteggersi dai furti e incontrano enormi difficoltà a farsi
risarcire attraverso le azioni legali.
Inoltre, sostengono che il furto della proprietà
intellettuale è incoraggiato dalla legge cinese che obbliga le imprese a
svelare dettagliate informazioni sulle tecnologie, ad esempio quando
partecipano a bandi di gara.
I segreti commerciali sono vulnerabili visto che le imprese
sono costrette a svelare dettagliate informazioni sui loro prodotti al fine di
ottenere la certificazione necessaria a venderli in Cina. Tutte queste
informazioni finiscono facilmente nelle mani dei concorrenti cinesi, e vengono
considerati dei “trasferimenti forzati di tecnologia”.
FT, 23.5.06, pag. 8