(New Europeans)
Il cambio della guardia in uno dei piĂą grandi paesi
potrebbe essere l’occasione per il continente di rinnovarsi. Il fatto è che i
nuovo leader non sembrano in posizione di poterlo fare.
La Francia sarĂ determinante per il futuro sviluppo
dell’Europa. I suoi problemi socio-economici non sono nuovi – dalla crescita
stagnante al welfare indebitato e ai giovani musulmani disoccupati e irrequieti
– Ma le barriere politiche per affrontare questi problemi erano le più alte in
Francia. Oggi Sarkozy ha una forte legittimazione popolare per superare quelle
resistenze. E’ stato bravo a vendere un’agenda di azione e rottura con il
passato. La globalizzazione e la realtĂ del mondo post guerra fredda ha infine
colpito le coste della Francia. Gli elettori vogliono un cambiamento, ma i
politici sono in grado di fornirlo?
La piĂą grande economia del continente, la Germania,
risponde in modo per metĂ rassicurante: in un mondo interconnesso, i vecchi
europei possono trovare nuove condizioni nella vita economica. La Germania, grazie
soprattutto al settore privato, è uscita dallo stato di “malato d’Europa” che
ora tocca alla Francia. Il maggior esportatore del mondo può beneficiare al
meglio della globalizzazione. Similmente, in Italia il settore privato ha
bypassato lo stato per tirare il paese fuori dalla recessione, basta guardare
ai risultati della Fiat.
Oggi, grazie alla Thatcher e a Reagan, i politici contano di meno e un cambiamento al potere
politico non implica necessariamente una revisione delle regole. Ma, purtroppo
nei “Tre Grandi” le urne hanno ancora un ruolo importante, quello di disfare
gli errori del passato. La Merkel ha accantonato alcune promesse fatte nel
corso della sua ambiziosa campagna elettorale: tasse basse, facilitazioni ai
licenziamenti, riforma del sistema sanitario. Prodi ha liberalizzato alcune
professioni, ma lasciato perdere altre riforme e aumentato le tasse. E’
ostaggio dell’estrema sinistra della coalizione. Il neo presidente francese
eredita una situazione ancora peggiore. Le esportazioni e la quota di mercato
estero si sono ridotte, i francesi delocalizzano meno dei tedeschi e degli
italiani. In altre parole, il settore privato non sta portando il paese fuori
dalla crisi. Il tasso di disoccupazione è il più alto: 8,8%. I capitali e i
lavoratori esperti lasciano la Francia.
La campagna elettorale ha visto una forte divisione fra
destra e sinistra ma ha lasciato poco spazio alle idee del mercato libero.
Destra e sinistra hanno spinto lo statalismo. Non c’è un consenso sul fatto che
è una maggiore competizione a creare più lavoro, abbassare i prezzi e aumentare
i salari. Fino a quel momento sarĂ difficile parlare di rinascimento economico
europeo.
Wall Street Journal
8.05.07, pag. 11
(The opposite of Wal-Mart)
Con la nascita di Wal-Mart, i supermercati piĂą piccoli in
America hanno lottato per competere, ad eccezione di Publix che ha recentemente
aperto il suo negozio numero 900 e sta sfidando Wal-Mart nelle vendite
alimentari. Publix è la più grande catena privata di drogheria. Ha una quota di
mercato pari al 40% in Florida, il suo stato d’origine, e sta portando via
affari a Wal-Mart e altri man mano che si espande in altri stati, Sud Carolina,
Georgia, Tennessee, Alabama. E’ competitiva perché è forte nelle aree dove
Wal-Mart è vulnerabile.
Per quanto riguarda ad esempio la soddisfazione del
cliente è risultato essere il primo della graduatoria, mentre Wal-Mart è
ultimo. Gli impiegati di Publix fanno di tutto per soddisfare i clienti:
mettono la spesa nella borsa, la portano alla macchina, e rifiutano le mance, a
meno che uno la offra per piĂą di una volta. Possiedono infatti il 31%
dell’impresa attraverso un accordo con la proprietà , della famiglia Jenkins,
cosa che rende la Publix la piĂą grande impresa americana di proprietĂ degli
impiegati.
Publix inoltre ha definito meglio di Wal-Mart i suoi
prodotti sulla base dei bisogni della clientela di mercati locali a forte
crescita, creandosi una nicchia promuovendo i saldi. Ha così centrato i
prodotti sulla comunitĂ ispanica e caraibica, vendendo anche piatti pronti.
Inoltre ha un seguito straordinario per i prodotti con il suo marchio, tipo
biscotti al cioccolato o tè dolce. Ha cominciato a vendere cibo biologico prima
di Wal-Mart. Sta aprendo 37 nuovi punti vendita quest’anno in Florida e in
altri stati del sud-est continuando a disturbare il gigante di Bentonville.
The Economist 5 maggio 2007, pag. 65