(EU hits out at Beijing’s economic nationalism)
Il Commissario al commercio della UE sostiene che in Cina
stia montando il nazionalismo economico criticando le restrizioni che si
trovano a dover affrontare le imprese straniere che investono nel Paese.
Nonostante la crescita del paese, infatti, gli investimenti delle imprese
europee stanno diminuendo e alcune delle misure restrittive intraprese potrebbero
venir sollevate presso l’OMC.
Gli ostacoli non sono solo il furto di proprietà
intellettuale, ma politiche “imprevedibili” riguardo a fusioni e acquisizioni e
barriere all’accesso al mercato, compresi richieste di capitale, joint-venture
forzate e licenze. Il Commissario si è ad esempio lamentato con il governo
cinese che le imprese straniere dell’auto possono entrare in Cina solo con una
joint-venture al 50% con un partner locale. I cinesi dal canto loro lamentano
le stesse restrizioni da parte europea.
Secondo gli operatori economici la Cina starebbe
diventando meno attraente per via degli ostacoli che interpone. Il crescente
nazionalismo che sembra sostenere che la Cina non ha più bisogno degli
investimenti stranieri è secondo il Commissario UE una strategia economica
sbagliata. Dal 2003 le imprese europee hanno investito di più in India e Russia
che in Cina.
(Financial Times 26
settembre 2008, pag. 6)
(No Asian Shoes, Please, We’re European)
La UE estenderà i dazi anti-dumping su alcune scarpe
provenienti da Cina e Vietnam. Questi dazi sono in funzione dal settembre del
2006. La ragione va ricercata nell’influenza esercita dall’industria
manifatturiera europea che sostiene che i dazi garantiscono che l’industria
europea non venga danneggiata dalle scarpe straniere che godono di sussidi
scorretti. I dettaglianti, sostengono, possono affrontare la questione prezzi,
riducendo i loro margini. I dazi antidumping non risolvono il problema ma hanno
conseguenza sui consumatori.
Dettaglianti e consumatori si sono espressi contro
l’estensione dei dazi. L’industria delle scarpe ha minacciato di querelare il
Commissario di UE Mandelson se mancava di estendere i dazi e ha pubblicato una
pubblicità in quel senso sul Financial Times. Il protezionismo ha vinto un
round, ma i consumatori stanno aprendo gli occhi sui costi che comporta.
(Wall Street Journal 2
ottobre 2008, pag. 13)