(Escalade protectionniste entre Américains et Chinois)
A una settimana dalla visita ufficiale del Presidente
Obama in Cina montano le tensioni commerciali fra i due paesi. In risposta a un
tasso antidumping imposto dagli Stati Uniti il 5 novembre sulle importazioni di tubi di acciaio
destinati alle industrie petrolifere, il Ministero del commercio cinese ha
annunciato un’inchiesta sugli aiuti americani concessi alla fabbricazione di berline
e macchine di grossa cilindrata adatte a tutti i tipi di terreni. La mossa è
del tutto simbolica, la Cina importa una quantità minima di veicoli americani
dato che il suo mercato automobilistico, il primo al mondo, si alimenta
principalmente attraverso la produzione locale, per lo più fatta da costruttori
stranieri. Un’altra inchiesta è stata aperta sull’importazione di polli
provenienti da due stati americani.
Pechino annuncia che prenderà delle misure per proteggere
la sua industria domestica di tubi, chiedendo una maggiore obiettività agli americani.
L’azione contro i tubi era stata richiesta dal sindacato United Steelworkers,
il cui appoggio è stato determinante nella campagna per l’elezione del
Presidente Obama, e che si è fatto ugualmente promotore di azioni contro vari
prodotti cinesi che “inondano” il mercato americano: giocattoli, cibo per cani,
vetro cemento.
In quanto paese con un’economia di transizione, la Cina è
soggetta nelle inchieste commerciali nei suoi confronti a un sistema di calcolo
che le è sfavorevole, il riferimento che le viene applicato è infatti quello di
società appartenenti a economie di mercato, mentre la Cina accederà allo
statuto di economia di mercato solo nel 2016.
L’OMC è preoccupata che l’economia mondiale possa virare
pericolosamente verso un protezionismo che potrebbe tradursi in vere e proprie
guerre commerciali. Per questo ha messo in atto una procedura che obbliga i
paesi a notificare all’OMC tutte le azioni che potrebbero rivelarsi
protezioniste.
(Le Monde 8.11.2009, edizione on line)
(Indian Leader Forecasts Growth)
Il Primo Ministro indiano Singh ha annunciato che il paese
spenderà di più per la salute pubblica e l’istruzione e renderà più semplice
per gli investitori stranieri prendere parte all’economia Indiana.
La natura prevalentemente insulare dell’economia indiana e
del settore finanziario hanno aiutato il paese ad evitare il peggio della crisi
economica mondiale, la sfida adesso è capitalizzare su questo vantaggio. La
crescita economica dovrebbe essere del 6.5%.
Gli stranieri hanno investito 120 miliardi di dollari in
India a partire dal 2001-2, ma non è sufficiente e il Primo Ministro si è
impegnato a rendere più attraenti gli investimenti stranieri semplificando le
procedure e le linee guida.
(The New York
Times9.11.2009, edizione on line)