Data:
14 marzo 2006
1 - Nuovi seguiti alla questione dell’intervento francese
per prevenire l’acquisizione di Suez dell’Enel
(Brussels warns energy giants they
face being broken up)
La Commissione europea
dice no al protezionismo ma anche si alla possibilità di acquistare utilities
da parte di concorrenti stranieri …..
La
Commissione UE, dopo aver annunciato un Libro verde per promuovere un genuino
mercato europeo dell’energia, annuncia di non voler restare a guardare mentre i
politici difendono i loro campioni nazionali dall’acquisizione da parte di
concorrenti stranieri. I servizi pubblici monopolistici, che controllano sia il
rifornimento che la distribuzione energetica, bloccando l’ingresso di rivali
nel mercato, dovranno aspettarsi di venir smantellati al fine di favorire una
divisione della proprietà. I commenti della UE sembrano essere un monito alla
Francia che si sta muovendo nella direzione opposta, con la fusione fra Gaz de
France e Suez. Ma va tenuto presente che la privatizzazione implica non solo
l’apertura dei mercati esteri, ma la possibilità che ad esempio anche le
aziende municipali italiane possano venir acquisite da imprese straniere.
Il presidente di Suez, inoltre, è intervenuto per ribadire
la convenienza a creare la fusione con GdF, ma non esclude altre partnership
all’interno dell’intesa già raggiunta con GdF. Il commento giunge in un momento
in cui Francia e Italia sono alla ricerca di una soluzione politica alla crisi
sulla Suez e che verrà discussa questa settimana.
(FT 10.3.2006 p. 1)
(Carrefour accelerates store
expansion plan)
Il nuovo capo degli ipermercati
francesi ha lanciato una campagna di abbassamento dei prezzi per competere sul
mercato francese con altre catene, come Aldi e Lidl, che avrebbero intercettato
una cospicua parte dei consumatori la cui tendenza è quella di risparmiare sui
beni quotidiani per spendere di più su altri prodotti. Il risultato è stato un
recupero dello 0,6% nel 2005 nel settore alimentare, la prima crescita
segnalata dal 2000. Il bonus dei manager dei singoli negozi dipende ora in
parte da quanto il costo dei loro prodotti compete con quelli di altre catene.
Inoltre,
Carrefour intende aprire 100 ipermercati all’anno fra il 2006 e il 2008, il che
vuol dire il doppio della media annuale usuale. La maggior parte sarà aperta in
Asia, 23 all’anno in Cina, ma anche in Brasile, in Italia e in Turchia.
Contemporaneamente saranno aperti anche 1000negozi più piccoli. L’espansione
all’estero mira a recuperare la flessione subita in Francia. Il gruppo si è
ritirato dai mercati dove andava male: Messico e Giappone.
(FT
10.3.2006 p. 6 e 13 )
(Bid to pin down outline of a trade
deal)
Il
futuro del WTO dopo l’empasse di Hong Kong: si ricomincia a trattare
Dopo la
chiusura dell’ultimo meeting del WTO di Hong Kong senza alcun tipo di risoluzione sottoscritto, si
riapre a Londra un incontro preparatorio in vista della prossima sessione
ufficiale di giugno 2006. Il tema del
momento è come trovare accordi che soddisfino
i 149 paesi membri ma che, al contempo,
siano accettate dai protagonisti del commercio mondiale: non soltanto
quindi i G6 ma anche quei paesi in forte tasso di crescita e densamente
popolati quali la Cina l’India e il
Brasile.
Il
fulcro del dibattito sono i sussidi in agricoltura, le diverse regole più o meno protezioniste per la
commercializzazione dei prodotti agricoli e la
definizione di nuove tariffe export.
Il dibattito si articola su una ricerca che propone una
simulazione che prende in esame i paesi del G6, più Norvegia, Canada, Egitto e
Malesia come esempi di economie diverse con particolari caratteristiche di
transito commerciale.
A questi si sommano
la Cina, che registra un notevole incremento di esportazioni, e l’India
e il Brasile che hanno i più grandi
mercati agricoli interni. Ognuno di questi paesi emergenti vedrebbe
nell’abbassamento dal 15 al 30 % delle tariffe internazionali una forte spinta
al loro export e alla produzione agricola in particolare.
Osservatori europei ed italiani evidenziano che la UE è
bloccata da un notevole protezionismo sia per la forte concorrenza
internazionale che per il trend
occupazionale in decrescita nel settore agricolo.
Non c’è ancora accordo sulle ricadute che una
rimodulazione delle regole potrebbe generare
sia fra i paesi più avanzati che nell’ambito di quelli più poveri.
Questi ultimi infatti, allettati da un incremento degli
aiuti allo sviluppo, una volta sottoscritti i protocolli dovrebbero inutilmente
trattare i prodotti ad alto valore aggiunto dei mercati più avanzati.
4 - La UE deve decidere se imporre un dazio anti-dumping
alle importazioni di scarpe dalla Cina e dal Vietnam
Dazi sulle importazioni
di scarpe cinesi? La Cina avverte la UE che potrebbero creare ripercussioni sui
rapporti commerciali
Il Ministro del Commercio estero cinese ha messo in
guardia la UE di un possibile “passo indietro” nei rapporti commerciali con la
Cina se imporrà dazi anti-dumping sulle esportazioni di scarpe cinesi. Secondo
le autorità cinesi non c’è fondamento all’accusa di dumping e al danno che
creerebbero al mercato europeo. Il commento segue la decisione di posporre di
una settimana la decisione comunitaria di applicare dal mese prossimo sanzioni
sulle scarpe di pelle provenienti dalla Cina e dal Vietnam. La Commissione
appare divisa sulla linea da seguire.
(FT 10.3.2006, pag. 5)
(Environmentalists welcome
dispute over import of Asian plastic bags)
La UE sta discutendo se
mettere un dazio antidumping sulle buste di plastica importate in Europa
dall’Asia, gli ecologisti colgono l’occasione per sensibilizzare sul danno
ambientale prodotto.
Bisogna
penalizzare le importazioni in un settore in cui la produzione europea è
ridotta a una frazione dell’industria globale? La UE sta indagando sulle buste
di plastica provenienti da Malesia, Cina e Tailandia, che sarebbe esportate in
Europa a un prezzo inferiore a quello di mercato. La UE ha per ora deciso di
non applicare alcun dazio, ma non è detto che non lo faccia entro la fine
dell’anno.
Intanto
si va diffondendo l’idea di limitare l’uso delle buste di plastica distribuite
dai negozi e che impiegano 400 anni a disintegrarsi. I dettaglianti inglesi
Tesco e Argos hanno avvertito la UE che i costi aggiuntivi derivanti da
eventuali sanzioni sulle buste asiatiche sarebbero stati pagati dai consumatori.
Gruppi ambientalisti premono perché i governi limitino l’utilizzo delle buste
di plastica, tassandole come avviene in Irlanda e Danimarca, o bandendole come
sta per avvenire in Francia, a favore dell’utilizzo di buste biodegradabili che
si disintegrano in due anni.
Paesi
dove i supermercati offrono gratis le buste di plastica: Belgio, Inghilterra,
Francia, Grecia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna.
Paesi
dove i supermercati fanno pagare le buste di plastica: Italia, Austria,
Danimarca, Germania, Finlandia, Irlanda, Olanda, Svezia.
(FT
10.3.06 pag. 5)
(Das Ende der sozialen
Marktwirtshaft, La fine dell’economia di mercato sociale, 2006)
Secondo l’economista
tedesco W. Munchau, le riforme troppo drastiche del welfare, non accompagnate
dalle liberalizzazioni, incoraggiano la difesa accanita degli interessi nei
settori protetti. Un confronto tra
protezionismo e “protezione sociale” che provoca danni per l’intera
economia.
Le
notizie delle ultime due settimane sul riemergere del tema dei “campioni
nazionali” e del protezionismo all’interno all’’Unione europea, si mescolano
con quelle riguardanti le riforme del welfare, come nel caso
dell’innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, recentemente
annunciato dal Governo tedesco.
Secondo l’economista tedesco si tratta di fenomeni
collegati tra loro, perché tutti e due connessi alla cosiddetta “economia
sociale di mercato”, caratterizzata dalla presenza istituzionale di “cartelli” di contrattazione del lavoro,
banche pubbliche, limitazioni e vincoli ad una corretta e trasparente governance
d’impresa, ecc.. Sistemi adatti ad un’economia da dopoguerra, non a quella
globalizzata dei giorni nostri.
Un’economia né sociale e né di mercato, buona solo a
difendere gli interessi di chi è “dentro” ai settori protetti da chi è “fuori”.
Questo con gravi conseguenze sul piano della capacità di creare occupazione,
stimolare l’imprenditorialità ed, in ultima analisi, favorire la crescita
economica.
Comportamenti protezionistici che vanno dall’ostacolare
l’ingresso nel mercato del lavoro dei cittadini dei paesi dell’allargamento
(Polonia, Repubblica Ceca, ecc.), all’impedire una vera liberalizzazione del
mercato europeo dei servizi (direttiva Bolkestein), agli accordi
sindacati-imprenditori finalizzati al mantenimento dell’occupazione anche a
discapito dei livelli retributivi, con
pesanti effetti di tipo macroeconomico derivanti da una spirale di riduzione
dei salari e delle pensioni reali.
In definitiva, se gli interessi da tutelare sono solo
quelli di imprenditori e dipendenti dei settori protetti - e ciò anche a
discapito degli “esclusi” e dell’economia nel suo complesso - riformare il welfare
diventa un’operazione priva di senso. E c’è poco da meravigliarsi che in Europa
il protezionismo si espanda in un siffatto ambiente macroeconomico.
(FT 13 marzo 2006, p. 11)
(De Villepin feels heat over labour reforms)
Dopo gli scontri
della Sorbona e alcune critiche da
membri del suo stesso partito come l’ex primo ministro Balladur, de Villepen è apparso alla televisione per
difendere la nuova riforma del lavoro
soprattutto nella sua parte più controversa: la liberalizzazione dei primi due
anni di impiego con possibilità di licenziamento senza le consuete tutele.
Il primo ministro francese sostiene che sono allo studio
nuove garanzie per i neo lavoratori da
discutere con le parti sociali, come la proposta di indennizzi. Questo non tranquillizzerà i giovani
che continuano a temere il precariato e che raggiungono il 23% di
disoccupazione presente in larga parte
nelle fasce di origine immigrata.
De Villepen conta in un consenso
diffuso dell’opinione pubblica
ma gli studenti già fissano le date per nuove proteste e i sindacati
organizzano una manifestazione generale per sabato 18 marzo. Infatti, la
polizia che sgombra 200 studenti con la forza dalla prestigiosa
università, non ha contribuito a dare del
governo una buona immagine nel paese.
Non è escluso che potrebbe essere ritenuto il maggior responsabile dei
fatti della Sorbona Sarkozy, numero due del governo e responsabile della
sicurezza. Tutto ciò assume un
particolare significato se si considera che i due politici saranno
avversari alle presidenziali del 2007.
Sottolineando l’assenza dei sindacati nella parte
preparatoria della legge in questione, anche il Sole 24ore mette in risalto la
difficoltà che la caduta d’immagine porterà al
governo francese, ma fra i due
contendenti ritiene che il più a rischio sia Villepen criticato anche dal suo
stesso sponsor Chirac.
(FT 13 marzo 2006 p. 3 )