(The godfather of small enterprises)
Jack Ma è il fondatore del più grande sito commerciale del
mondo in Internet, Alibaba. L’idea chiave del sito è che a beneficiare di
internet possano essere soprattutto le PMI perché fornisce loro accesso a
compratori che sarebbero altrimenti accessibili solo attraverso le fiere.
In questo momento di crisi, per sostenere le PMI che sono
sue clienti, Alibaba ha facilitato l’accesso ai prestiti alle imprese che
altrimenti avrebbero avuto difficoltà a ottenere soldi. Sostiene di fare quello
che fa Yunus, il padre del microcredito, la sua ambizione è usare la crisi per
cambiare le banche.
Ciò che è più interessante è che l’obiettivo non è più
quello di aiutare i prodotti cinesi a vendere all’estero, ma aiutare le PMI in
altri paesi del mondo, aiuatrle a vemdere in altre nazioni, e in Cina. “Nei
prossimi dieci anni da centro di esportazione delle merci cinesi ci
trasformeremo in una piattaforma globale per lo scambio dei prodotti delle
PMI”. Così è stato creato un programma che si chiama Esportare in Cina che
offre agli esportatori non cinesi negozi virtuali in lingua cinese.
Financial Times 19 gennaio
2009, pag. 12
(Obama should make Doha a priorità)
L’ex Comissario Ue al Commercio, Peter Mandelson, firma un
articolo nel quale si augura che il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barak
Obama, rilanci il dibattito sul commercio globale all’interno del Doha Round
dell’OMC e ne faccia anzi una priorità. Lo stallo dei negoziati potrebbe
ricevere un nuovo impulso dalla nuova presidenza, poiché la dirigenza americana
è il fattore decisivo al raggiungimento di un accordo nel 2009.
La crisi economica rende l’accordo più importante,
assicurare un sistema commerciale più aperto è una parte integrale della
riforma e del rafforzamento della gestione della globalizzazione economica dopo
la crisi delle banche e la guida degli Stati Uniti è l’unico modo perché si
realizza. E’ un fattore indispensabile anche se non sufficiente.
L’importanza di un accordo nell’ambito del Doha Round
consiste nel fatto che congelerebbe le tariffe globali al livello attuale o più
basso, il che sarebbe un’assicurazione contro il protezionismo. Riformerebbe il
sostegno dei paesi ricchi all’agricoltura, che sarebbe una buona cosa in sé,
soprattutto per i coltivatori nei paesi in via di sviluppo. Vedrebbe le grandi
economie emergenti contribuire al sistema del commercio globale – che gli è
stato molto utile – con tagli proporzionati alle tariffe, una responsabilità che
viene anche dal fatto di essere presenti al tavolo del G 20. Stabilire i
parametri di crescita del commercio nei prossimi dieci anni, come fece
l’Uruguay Round nel 1994, sarebbe un segnale di fiducia nel nostro futuro
economico globale in un momento di enorme sofferenza.
(The Wall
Street Journal 14 gennaio 2009, pag. 15)