(Eu’s talks with Russia fail to ease tensions)
Nel summit da poco concluso la Ue e la Russia non sono
riuscite a trovare un accordo su più stretti scambi economici. Numerose
questioni hanno agitato l’incontro, dai diritti umani all’energia, ai
disaccordi commerciali. Le due parti hanno discusso sul futuro stato del
Kosovo, sulla messa al bando della carne polacca e sulla sicurezza energetica.
I diplomatici comunitari hanno detto che Putin non ha dato alcuni indicazione
che avrebbe accettato l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia, alcuni funzionari
russi hanno persino fatto capire che potrebbero porre il veto a una nuova
risoluzione ONU che metta fine al protettorato ONU sul Kosovo che dura ormai da
nove anni e prepari la strada all’indipendenza del Kosovo sotto la supervisione
della Ue.
Putin ha anche rifiutato di togliere l’embargo alla carne
polacca ripetendo che non incontra gli standard europei. Come conseguenza, la
Polonia ha votato contro l’inizio di nuovi negoziati commerciali che dovrebbero
sostituire l’accordo del 1997. Putin ha detto di voler un nuovo accordo che
rifletta la nuova fiducia in sé e la forza economica che ha la Russia rispetto
al caos degli anni 90.
Da parte sua la Ue ha rilevato che non esistono validi
motivi per il veto alla carne polacca, che circola senza problemi nei confini
della comunità europea. La Russia, ha detto Barroso, non può isolare la Polonia
dal resto del blocco. Le relazioni fra la Russia e la Polonia sono deteriorate
dopo le elezioni del 2005 e peggiorate dopo l’annunci da parte degli USA del
piano di impiantare in Polonia una parte di difesa missilistica.
International Herald Tribune 19-20 maggio 2007, pag. 1
(The New France)
Nicolas Sarkozy ha promesso rottura e apertura. Rottura
con i vecchi modi di fare le cose e apertura del governo. Il suo governo mostra
quanto siano cambiate le cose: solo due ministri provengono dall’ENA, la scuola
che prepara l’élite di stato; c’è un socialista in veste di Ministro degli
Affari Esteri e sette donne. Questo governo offre la migliore opportunità da
decenni di riformare la Francia.
Il primo punto in agenda è l’approvazione di una legge che
consenta di lavorare più di 35 ore, un’efficace politica di diminuzione delle
tasse (sugli acquisti per la casa e le eredità). “Non ci sarà crescita senza
riforme strutturali” ha detto il nuovo Primo Ministro, Fillon.
In politica estera il segnale è molto forte, la politica
di Chirac, antiamericanismo più cinismo, sarà presto seppellita. Kouchner porta
una forte nota morale al ministero. E’ l’unico politico francese che ha parlato
a favore della deposizione di Saddam Hussein e ha sempre sostenuto
l’interventismo a fini umanitari. Benché socialista, ma ormai espulso dal
partito, è una delle figure pubbliche più popolari in Francia. La scelta di
Kouchner non è senza rischi, è disorganizzato, difficile da controllare.
Nicolas Sarkozy ha recentemente detto di voler ritirare i soldati da Kabul e si
è opposto all’ingresso della Turchia in Europa. Kouchner dovrà tentare di
aggirare queste irresponsabili prese di posizione che metterebbero in
difficoltà la Francia rispetto ai suoi alleati e agli USA.
Fra le altre sfide: la scomparsa della disoccupazione in 5
anni, che tocca a Borloo. La nomina di Legarde all’Agricoltura potrà essere
positiva per i negoziati di Doha, è una brava negoziatrice non sposata agli
interessi dell’agricoltura.
Le riforme si dovranno fare tutte allo stesso temo, ha
annunciato il nuovo Presidente. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Ma Sarkozy
è il primo Presidente a dirlo con tanta forza.
Wall Street Journal 21
maggio 2007, pag. 13