1 – Fuori
dall’inferno verso il profitto
(Out of an inferno and into profit)
Nel 2003 il gruppo di Roberto Colaninno Immsi ha acquisito
il controllo della Piaggio. All’epoca la Piaggio stava iniziando la sua ripresa
industriale ma il suo potenziale era nascosto sotto una montagna di debiti con
Morgan Grenfell. Colaninno vide le possibilità dell’azienda con il suo forte
marchioche possiede oltre un terzo del mercato europeo degli scooter. Passati i
tempi della mitica Vespa, le vendite erano notevolmente diminuite per la
scarsità di nuovi modelli e i nuovi prodotti non riuscivano a tenere testa a
quelli meglio fatti delle rivali Honda e Yamaha. La Piaggio, dice Colaninno, si
trovava nelle prime fasi di un cambiamento, ma la tendenza negativa del mercato
e la sua debole situazione finanziaria producevano risultati molto negativi.
Non stupisce quindi che pochi fossero interessati ad acquisirla.
L’impresa aveva pessime relazioni con gli operai e nel
2003 vennero perse 48.600 ore di lavoro in scioperi. Per nove anni non aveva
avuto un contratto di lavoro sopra le norme statutarie chiudendosi in pratiche
di lavoro obsolete. Si preparava ad abbandonare le fabbriche in Cina e in India
e aveva venduto scontati modelli ormai fuori moda per mantenere le vendite in
Europa.
Il morale alla Piaggio era basso, sostiene Colaninno,
nessuno credeva nel futuro dell’impresa; banche, clienti e fornitori avevano
tutti lo stesso atteggiamento.
Il suo piano per salvare la Piaggio era simile a quello
presentato per la Fiat, e respinto all’epoca dalla famiglia Agnelli, ma
ovviamente su scala minore: risolvere la crisi legata al debito, sviluppare
nuovi modelli, migliorare la qualità e migliorare le relazioni con gli operai.
Oltre ciò, il piano a lungo termine prevedeva l’aumento del volume d’affari per
realizzare economie di scala muovendosi verso le motociclette e i mercati stranieri, e investendo
pesantemente nella ricerca e nello sviluppo.
La creazione di un ambiente di lavoro più confortevole e
la promessa di non tagliare i posti di lavoro persuasero i capi sindacali ad
accettare un contratto supplementare che offriva un lavoro più flessibile e
maggiore produttività.
Gli investimenti nei macchinari hanno migliorato la
qualità e evitato errori. I progetti in Cina e India hanno avuto il compito di
reperire componenti più a buon mercato per realizzare un risparmio del 25, 30%.
La fabbrica cinese oggi rifornisce i vecchi modelli in Europa.
Appena gli affari hanno cominciato a migliorare, Colaninno
si è concentrato sulla crescita, acquistando ad esempio l’Aprilia.
Il capitale messo recentemente a disposizione del mercato,
per un valore di 1 miliardi di euro, ha lo scopo di far recuperare alle banche
i loro soldi.
Secondo Colaninno le imprese italiane posso competere, a
dispetto di un’economia che continua ad andare in picchiata, come ha provato
anche la ripresa della Fiat. “Se gli affari sono ben gestiti, l’impresa
italiana può essere di successo come qualunque altra”.
FT 14.6.06, pag 8