(Brussel accused of secret trade shift)
Dieci industrie comunitarie, le più esposte alla
competizione globale (nei settori del tessile, chimica, fertilizzanti,
metalli), affermano di essere esposte a dumping da rivali stranieri per via di
un cambiamento nella politica commerciale a Brussel. Il Commissario Mandelson
nega che Brussel abbia abbassato di nascosto le difese contro i sussidi sleali
da parte di altri paesi. Le imprese sostengono che il Commissario abbia cambiato
la politica di gestione dei casi anti-dumping alle spalle degli stati membri.
Lo scorso anno Brussel ha indagato su 36 casi, quest’anno su nessuno.
A dicembre il Commissario Mandelson aveva lanciato una
consultazione a proposito della riforma delle norme europee sull’anti-dumping,
a seguito degli scontri fra paesi come la Gran Bretagna e la Svezia – dominate
da grandi dettaglianti che vogliono beni di consumo a basso prezzo – e paesi
produttori come l’Italia, la Spagna e il Portogallo. Il Commissario sostiene
che a meno che non si ristabilisca un equilibrio fra le due parti, il
meccanismo europeo di difesa commerciale rischia di diventare impraticabile.
Secondo le imprese, i fatti dimostrerebbero che di fatto
la Commissione sta operando secondo una linea politica che non solo ignora la
consultazione pubblica ma compromette l’attuale assetto normativo.
Financial Times 4 giugno 2007, pag. 1
(The birthday country)
Un cambiamento straordinario si è prodotto in Montenegro
dopo che il paese ha votato per l’indipendenza un anno fa. Le previsioni erano
state all’epoca disastrose, si pensava infatti che un terzo dei cittadini che
si erano proclamati serbi avrebbe resistito la proclamazione di un nuovo stato.
Invece i partiti che si erano proclamati a favore della Serbia si trovano da
allora in grande difficoltà . Si è appena conclusa una discussione pubblica
sulla nuova costituzione. Le questioni più importanti comprendono la posizione
della chiesa ortodossa di Serbia e Montenegro e la questione della lingua che
la gente parla: serbo, montenegrino o serbo-montenegrino.
Per quindici anni l’uomo più potente del Montenegro è
stato Milo Djukanovic, sia come Primo Ministro che come Presidente. Dopo la
vittoria del referendum, si è fatto da parte ed è rimasto solo come capo del
suo partito. Anche se in realtà esercita ancora grande influenza sul paese,
soprattutto per ché il Primo Ministro, Sturanovic, soffre di cancro.
Una piccola elite ha approfittato della privatizzazione
per diventare ricca e potente. I prezzi delle proprietà nella capitale
Podgorica sono saliti alle stelle da quando i montenegrini vendono pezzi di
terra vicino al mare o stazioni sciistiche a investitori inglesi, irlandesi e
russi.
Un’altra preoccupazione è il nepotismo. E’ difficile
andare avanti senza conoscenze. Anche la corruzione e la criminalitÃ
organizzata costituiscono una preoccupazione. Nonostante ciò, la crescita del
PIL è stimata al 6,5% nel 2006, trainata soprattutto dal turismo, dall’edilizia
e dai servizi. Le infrastrutture cadono a pezzi, ma le strade sono state
nuovamente asfaltate e è partita una campagna per pulire il paese dalle
immondizie. I cittadini si lamentano del loro livello di vita, ma pochi pensano
che sia peggiore di quello di un anno fa. La disoccupazione è al 14,6%, ma è un
dato poco attendibile. Quello che è chiaro è che ci sono molti lavori che i
montenegrini non farebbero. Ogni anni migliaia di bosniaci, serbi, kosovari e
albanesi emigrano nel paese per lavorare nell’edilizia, nel turismo e
nell’agricoltura.
Il Montenegro è entrato nelle nazioni Unite, nella banca
Mondiale e nell’IMF, e ha iniziato un accordo con la Ue. Ha anche fatto il
primo passo verso la NATO. Sta lentamente andando verso la normalità , cosa che
non si può dire dei suoi vicini.
The Economist 2 giugno 2007, pag. 30