(Putin calls for a new world order in trade and
finance institutions)
Il presidente Russo Putin chiede un rinnovamento radicale
delle istituzioni commerciali e finanziarie mondiali affinché riflettano il crescente
potere economico dei mercati emergenti , inclusa la Russia. Il modello
esistente è infatti, secondo Putin, arcaico, non democratico e pesante. La
sfida lanciata all’attuale assetto è stata lanciata nel corso di un forum a San
Pietroburgo che ha riunito 6.000 delegati al più grande incontro d’affari
tenutosi nella Russia post sovietica, al quale hanno partecipato anche i capi
della Nestlè, della Siemens, Coca Cola, Deutsche Bank, BP, Chevron.
Nel corso della conferenza sono stati sottoscritti affari
per 4bn di dollari, compreso un ordine da parte di Aeroflot per jet Boeing,
poiché il mondo degli affari ha deciso di continuare a investire in Russia
nonostante il deterioramento delle relazioni con l’Occidente.
50 anni fa, ha detto Putin, il 60% del Pil mondiale veniva
dai paesi del G7, oggi proviene da paesi esterni al G7. Gli interessi di uno
sviluppo economico stabile sarebbero meglio serviti da una nuova architettura
delle relazioni economiche basata sulla fiducia e l’integrazione reciproca. Le
attuali istituzioni non stanno facendo un buon lavoro nel tentativo di regolare
le relazioni economiche globali. Sono lungi dal riconoscere l’attuale
equilibrio di forze.
Financial Times 11 giugno 2007, pag. 1
(How to be Islamic in business)
Assicurare che i finanziatori si muovano in accordo con la
sharia sta diventando un grande business
A Dubai ci sono molti modi per arricchirsi, il più recente
è quello dei “sapienti della sharia”. Esperti legali musulmani che danno
l’approvazione a strumenti finanziari giudicati in accordo con la svaria, in un
momento in cui gli investimenti dei musulmani (in particolare della penisola
arabica ricca di petrolio) nei mercati finanziari globali stanno crescendo. I
pii musulmani fanno equivalere il carico di interessi all’usura, che è
proibita; inoltre evitano investimenti nel gioco d’azzardo, nel tabacco, nelle
bevande e nel commercio delle armi.
Le istituzioni finanziarie islamiche e un numero crescente
di banche cercano oggi di attrarre investitori musulmani che dall’11 settembre
hanno lasciato il sistema bancario convenzionale proprio quando il boom del
petrolio li ha lasciati pieni di cash. Nuovi strumenti finanziari stanno
prolificando: dalle carte di credito islamiche alle ipoteche islamiche. Il più
significativo dei nuovi strumenti è il bond islamico,
The Economist 9 giugno 2007, pag. 48