(Retailer at home in the favelas)
Casas Bahia è un dettagliante brasiliano di mobili e
apparecchi elettrici. La catena comprende 550 negozi e recentemente ha aperto
un punto vendita in una favela. Casas Bahia prospera sulle classi più povere
perché consente loro di pagare in piccole rate a un tasso di interesse che si
attesta su una media del 4.5% al mese. I clienti ricevono un libretto di
pagamento e devono effettuarlo in un negozio. Questo li porta a tornare spesso
e li fa spendere di più. Casas Bahia non prevede crisi, ma al contrario una
crescita delle vendite. Altri 30 negozi saranno aperti l’anno prossimo. I
dipendenti dei negozi sono assunti
fra gli abitanti delle favelas cosa che aiuta a costruire buone
relazioni, oltre al fatto che gli outsider non sono ben visti in queste aree
dominate da bande di trafficanti di droga e altri criminali.
(Financial Times 14
novembre 2008, pag. 7)
(China can’t help)
Non bisogna aspettarsi che la Cina, almeno a breve
termine, possa far molto per ristabilire la crisi dell’economia globale. Il PIL
del paese nel 2009 si attesterà su un 7,5% secondo la Banca Mondiale rispetto
al previsto 9,2%, ma anche questa sembra una valutazione ottimista. Dati non
ufficiali parlano di un Pil al 2%.
La realtà è che anche senza la
crisi globale la Cina si trovava di fronte a un ribasso della sua crescita
economica. Le misure recentemente prese da Pechino aiuteranno a
controbilanciare un crollo delle esportazioni e degli investimenti, ma le
questioni strutturali avranno bisogno di tempo per assestarsi.
Il consumo langue a un 40% del
PIL e si dimostra difficile da stimolare. Fra gli altri problemi strutturali:
investimenti eccessivi nella costruzione di case di lusso; in imprese che
richiedono molto capitale e molta energia, facilitate dai bassi interessi dei
prestiti e attenzione più alla dimensione che al ritorno del capitale; nella
produzione manifatturiera per famiglie a reddito alto. Ad esempio le
automobili. La domanda diminuisce perché la crescita dei redditi è
insufficiente.
L’aumento delle differenze
salariali ha contribuito ad una debole domanda interna.
Le difficoltà della Cina
potrebbero essere di breve durata rispetto a quelle dei paesi occidentali
pesantemente indebitati. Ma oggi Pechino si concentra sui suoi problemi interni
e dunque il mondo non deve aspettarsi molto da un paese che per la prima volta,
da quando è entrato nell’economia globale, passa attraverso il primo grande
ribasso della sua crescita.
(International
Herald Tribune 26 novembre 2008, pag. 12)