(Property power brings Nimbysm to China)
In un paese dove, secondo stime ufficiali, solo nel 2005
ci sono state 87.000 manifestazioni di protesta, una dimostrazione organizzata
a Xiamen, una ricca città costiera del sud, contiene i semi di un movimento di
protesta di natura molto diversa. La gente è scesa in piazza per opporsi alla
costruzione di un impianto petrol chimico a 10 km dal centro della città e
vicina alle zone residenziali. I residenti hanno protestato per il pericolo
ambientale e le conseguenze sulla salute della costruzione dell’impianto. Dopo
la protesta, il progetto è stato momentaneamente sospeso. Il fatto è che la
proprietà privata della casa, introdotta da una decina di anni, ha creato una
nuova serie di diritti che il governo si trova costretto a proteggere. I
cittadini che hanno protestato a Xiamen sono ben consapevoli dell’impatto che
un impianto petrol chimico avrebbe sui prezzi delle case.
La storia della proprietà privata insegna che vi devono
essere collegati una serie di diritti affinché abbia realmente un valore. Non bisogna dimenticare che i cambiamenti
democratici in paesi come la Corea del Sud e Taiwan sono stati determinati da
domande che venivano dalle ricche città e non dalla povera campagna. I cinesi
non invadono le strade chiedendo di votare, ma sono diventati molto consapevoli
dei loro diritti all’interno dello spazio offerto loro dall’economia di
mercato.
(Financial Times 14 giugno 2007, pag. 9)
(Indian retail policy attacked)
La resistenza da parte dei politici indiani all’ingresso
della grande distribuzione nel settore alimentare potrebbe costare al paese
l’equivalente dell’ 1.7% di perdita in termini di crescita economica. L’assenza
di investimenti in una moderna infrastruttura che connetta i contadini più
poveri del paese ai consumatori in città sta creando enormi sprechi di cibo
sulla strada verso i mercati e porta su l’inflazione. Se i contadini, che
rappresentano il 60% della popolazione indiana, potessero fornire efficacemente
la produzione al mercato, la crescita delle loro entrate basterebbe a creare
uni immediata spinta all’intera economia.
La coalizione di governo, guidata da Sonia Gandhi, è
riluttante a far entrare la grande distribuzione nel mercato, in particolar
modo quella straniera, perché teme che metterebbe fuori mercato milioni di
piccoli commercianti. Secondo uno studio recente però, l’introduzione della
grande distribuzione potrebbe avere molti benefici. Le inefficienze dell’attuale
catena distributiva fa sì che i contadini realizzino solo il 35-40% del prezzo
al dettaglio per i loro prodotti, a confronto del 60-65% che realizzano nei
mercati sviluppati.
Brutte strade e mancanza di possibilità di
immagazzinamento causano la rovina dei prodotti prima che raggiungano i
mercati, mentre altri costi, come le percentuali da dare ai numerosi
intermediari, portano su il prezzo al dettaglio.
L’introduzione del dettaglio organizzato porterebbe le
entrate dei contadini al 37%.
(Financial Times 15 giugno 2007, pag. 6)
(Europe’s ports struggle)
I maggiori porti europei sono congestionati e ritardano le
consegne perché non sono stati capaci di espandersi abbastanza velocemente per
riuscire a gestire il boom delle importazioni di container dall’Asia.
Felixstone e Southampton in Inghilterra, Rotterdam e Amburgo hanno dovuto
mandare via navi di container perché non avevano più spazio. I tir che
trasportano i container aspettano ore a Rotterdam. L’unica soluzione sarebbe
espandere le capacità ricettive dei porti, ma i progetti di ampliamento non si
muovono abbastanza velocemente per affrontare il flusso delle importazioni
dalla Cina.
Le spedizioni di container dovrebbero crescere del 7,8%
all’anno fino al 2011, mentre la capacità dei porti crescerà solo del 4,2%.
La situazione dei porti dell’Europa occidentale non è
comunque allarmante come quella di alcuni porti in USA, Russia e Asia.
(Herald Tribune 15 giugno 2007, pag. 12)