(Europe to keep tariffs on
light bulbs)
L’ipotesi di eliminare i dazi sulle lampadine a basso
consumo provenienti dalla Cina è stato messo da parte per un anno dalla Ue, la
paura di una conseguente perdita di posti di lavoro in Europa ha suggerito una
reazione protezionista contro il Commissario Mandelson.
La divisione prodottasi all’interno della Commissione ha
convinto Mandelson ad abbandonare la proposta di ridurre i dazi del 66%,
rimandando la decisione al 2008.
La disputa, con il continuo aumento delle importazioni
europee dalla Cina, è diventata parte di una discussione più ampia sull’impatto
della globalizzazione e l’estensione del ricorso a misure commerciali difensive
da parte dei 27 paesi della Ue.
Si tratta anche di una ripercussione legata al nuovo
impulso dato dalla Ue alla politica ambientale, e fra le misure previste c’è
anche la graduale eliminazione delle normali lampadine di uso domestico in due
anni. La produzione europea può soddisfare solo il 25% della domanda di lampadine
a basso consumo.
La decisione assunta dalla Commissione sarebbe un
compromesso per evitare una divisione profonda all’interno della Commissione,
una segnalazione della necessità di eliminare i dazi accompagnata da una
flessibilità sull’applicazione dei tempi.
La Osram, l’industria basata in Germania ha chiesto il
mantenimento dei dazi. Essa produce in Cina meno lampadine della olandese
Philips e ha messo in discussione il diritto della rivale a essere considerato
un produttore europeo per via della quantità di lampadine prodotte in Cina.
La questione non è stata affrontata dalla Commissione che
però sta procedendo a una revisione della sua strategia di difesa commerciale e
elaborando una politica che affronti la complicata questione costituita dall’outsourcing
dei prodotti in Cina.
La Foreign Trade Association, un’associazione di
dettaglianti e importatori europei, si è detta preoccupata che i dazi sulle
lampadine potrebbero non essere automaticamente eliminate il prossimo anno,
anche in caso di sostegno alla proposta della Commissione da parte degli stati
membri.
(International
herald Tribune 30 agosto 2007, pag. 1)
***
(Fear of Supermarkets)
Il mese scorso, uno degli stati più popolosi dell’India,
l’Uttar Pradesh, ha chiuso le saracinesche di grandi supermercati di fronte
alle proteste di commercianti più piccoli e non competitivi. Come conseguenza,
la Reliance Fresh, ha congelato i progetti di aprire nuovi magazzini nello
stato dopo aver subito atti di vandalismo. Domenica 2 settembre oltre 3000
contadini hanno protestato chiedendo che i negozi della Reliance venissero
riaperti e che venisse concesso alla compagnia di aprire nuovi negozi. Hanno
buone ragioni per essere arrabbiati: i supermercati come Reliance pagano di più
i prodotti ai contadini perché non si servono di intermediari cari.
Garantiscono anche un flusso continuo di affari poiché possono vendere i
prodotti agricoli a un mercato più ampio.
Anche i consumatori sono scontenti. I mercati piccoli e
locali spesso sono sporchi, si svolgono per strada con scarse condizioni
igieniche. Reliance offre aria condizionata e un ambiente pulito, oltre che a
un’alta qualità .
La liberalizzazione del commercio al dettaglio in India
non sarà facile, visto che i piccoli commercianti sono davanti al pericolo di
estinzione. La chiusura dei supermercati però ha creato un vasto scontento nei
contadini, che rappresentano la maggioranza della popolazione.
(Wall Street Journal 4 settembre 2007, pag.11)