Data:
15 marzo 2006
(Take away the credit rating agencies’ licences)
Le audizioni del Comitato
del Senato americano sul sistema bancario pongono interrogativi sull’effettiva
apertura alla concorrenza del settore delle agenzie di rating, un mercato definito
come i più “opachi” al mondo. Il tema
dell’apertura del mercato del rating vedrà presto opporsi le ragioni della
concorrenza a quelle della libertà di espressione e di servizio professionale.
Richard
Shelby, presidente del Comitato banche del Senato americano ha si è posto, al
termine della audizioni della scorsa settimana, la domanda su che cosa ci sia
di sbagliato, in termini di trasparenza e concorrenza, nel funzionamento del mercato del rating.
Mercato
che corrisponde, nella sostanza, ad un duopolio formato da Moody’s Corporation
e Standard & Poor’s Rating Services. Chiunque abbia provato ad ottenere un
rating sa bene che queste due aziende mantengono, in effetti, le chiavi dei
mercati finanziari.
Inoltre,
l’ascesa delle quotazioni delle due agenzie forse deriva proprio dalla mancanza
di concorrenza nel loro area di business.
Ma da
cosa deriva questa situazione di scarsa concorrenza nel mercato del rating ?
La
spiegazione sembra si debba cercare nelle normative americane che assegnano
delle “licenze” alle agenzie di rating. Infatti, i fondi mutualistici possono
acquistare solo obbligazioni il cui rating sia stato assegnato da un pugno di
agenzie “approvate”.
Ed anche
se le agenzie di rating sono circa 170 ed alcune di esse sono state capaci di
prevedere i default di Enron o Parmalat in consistente anticipo rispetto a
quelle “autorizzate”, i fondi hanno dovuto comunque basare le loro scelte di
investimento su queste ultime.
La
soluzione proposta da esponenti politici, accademici ed aziende interessate
all’apertura del mercato del rating (sia agenzie che imprese che acquistano i
servizi di rating), è di eliminare le
“licenze” consentendo l’accreditamento delle agenzie di rating presso la Securities
and Exchange Commission.
Una
battaglia che si svilupperà al Congresso, dove Moody’s e S&P si
confronteranno con i loro oppositori. Un confronto che si annuncia come di
estremo interesse e che avrà al centro le ragioni della concorrenza opposte a
quelle della tutela della libertà di espressione e di servizio professionale,
linea di difesa che sembra verrà scelta dalle due aziende.
(FT 13
marzo 2006 p. 11)
2 - La mania europea per le ferrovie è uno spreco per i
nostri soldi
(Europe’s mania for railways is
wasting our money)
Esiste un conformismo che
porta ad affermazioni rituali: una di queste è che il trasporto ferroviario
deve sostituire quello su gomma. Ma non sempre si tratta di una scelta scontata
…
Scrive Ari Vatanen,
Parlamentare Europeo
L’economista
J.K. Galbraith sosteneva che “la saggezza convenzionale è formata dalle idee
considerate, in qualsiasi momento, come accettabili”. Il campo dei trasporti
abbonda di queste idee. Eccone alcune: il traffico stradale sta andando verso
la paralisi e deve essere trovata una soluzione; ci sono troppi autotreni sulle
nostre strade; i prodotti debbono essere trasportati per ferrovia; il risultato
dell’incremento del traffico stradale ed aereo è il degrado costante della
qualità dell’aria; il trasporto aereo è rumoroso; le frontiere europee sono
colli di bottiglia per i trasporti.
Tutte
queste idee sono unanimemente condivise; ma non resistono ad un’attenta
analisi. Purtroppo Bruxelles le ha assorbite e l’Unione europea ne sta già
subendo gli effetti negativi.
Non è
un caso che il trasporto stradale abbia raggiunto proporzioni senza precedenti.
Dei 1.100 miliardi di euro spesi annualmente, nei 15 stati U.E.
pre-allargamento, da imprese e persone per il trasporto terrestre, 1.050 vanno
al trasporto su strada e meno di 50 alle ferrovie ed al trasporto fluviale e
lacustre. C’è un’ottima ragione per questa preferenza. La combinazione di reti
stradali in grado di collegare da porta a porta e quella di poter scegliere il
percorso girando lo sterzo, offre un potenziale quasi illimitato per catene
logistiche prive di interruzioni. Per essere globalmente competitive, le
imprese europee hanno bisogno di specializzarsi in prodotti di sempre maggior
valore consegnati just-in-time. L’aviazione
ed il trasporto stradale hanno rimpiazzato i precedenti modi di trasporto
rigidi ed inefficienti. Ciò accade per le merci ma riguarda anche i passeggeri.
Il trasporto ferroviario internazionale di merci si muove più lentamente di un
rompighiaccio finlandese, ed è condizionato a rimanere lillipuziano. I vagoni
merci percorrono meno di 11 miliardi di chilometri all’anno contro i 700
miliardi di autotreni e camion. Cercare di trasferire il traffico dalla strada
alla rotaia, a costi rilevanti per il cittadino che paga le tasse, avrebbe un
esito deludente.
Investire
nelle strade è un perno fondamentale dello sviluppo futuro. Ed è anche
conveniente per le finanze pubbliche. Ogni anno il fisco ricava dal trasporto
su strada 330 miliardi di euro, destinati ad alimentare le finanze pubbliche
dei paesi europei, mentre la spesa totale per le strade corrisponde a meno di
100 miliardi.
E
riguardo al tema della sicurezza ? Per affrontare gli incidenti stradali
abbiamo bisogno di promuovere macchine più sicure, modernizzare le
infrastrutture stradali, rendere i conducenti più rispettosi del codice della
strada. Poiché il traffico su ferrovia è solo una frazione di quello stradale,
gli incidenti non possono essere ridotti semplicemente spostando merci o
persone sui treni.
Le idee
prevalenti riguardo alla qualità dell’aria non sono più convincenti. Grazie al
progresso, le emissioni tossiche di una macchina sono oggi circa il 5% di
quelle di una costruita 20 anni fa, e nell’arco dei prossimi 10 anni, o giù di
lì, saranno quasi eliminate, secondo quanto affermato dalla Commissione
Europea. Dobbiamo continuare a migliorare i veicoli perché un’alternativa
sensata al trasporto stradale non esiste. Quanto all’inquinamento acustico,
quello aereo all’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi è dimezzato, mentre il
suo traffico è raddoppiato.
In
fine, il volume del traffico trasfrontaliero è significativamente minore
rispetto a quello interno. Questo mette in dubbio la validità di “grandi
progetti” di linee ferroviarie internazionali. La Rete di Trasporto
Trans-europea, finanziata in parte dall’Unione Europea, è di per sé una buona
idea. Tuttavia, non è giustificabile che i due terzi della spesa prevista
vadano a progetti ferroviari, che rappresentano meno del 5% dei nostri bisogni
di mobilità. Allo stesso modo, il tunnel ferroviario della Torino-Lione è
presentato come la soluzione agli ingorghi di traffico. In realtà è un
irresponsabile spreco di risorse pubbliche per miliardi di euro. Allo stesso
tempo manca 1 miliardo di euro per un progetto strategico come il sistema di
posizionamento satellitare Galileo. Le nostre priorità sono alla rovescia.
Non
capiamo le sfide che l’Unione Europea si trova ad affrontare in un mondo
aperto, perché continuiamo a trascurare un funzionamento efficiente, dal punto
di vista dei costi, della nostra società. Una catena logistica scorrevole è
decisiva per la competitività. Per realizzare questo obiettivo, tutti i tipi di
trasporto dovrebbero essere trattati equamente in termini finanziari - che sia
il cliente a decidere. Dopotutto, quel che conta davvero è portare merci e
passeggeri a destinazione. Parafrasando Deng Xiaoping, l’ex leader cinese: “Non
importa se il gatto sia bianco o nero, l’importante è che prenda i topi”.
La
revisione a medio termine della politica europea dei trasporti presto ci
mostrerà se stiamo operando sulla base di false idee. Finora, la triste
risposta è stata si. Ma adesso molti sollecitano un cambiamento. Questo è il
motivo per il quale ho fondato una associazione, Mobilità per la prosperità in
Europa, che cerca di eliminare i miti radicati e mettere la logistica in prima
linea. Una cosa è certa: gli europei meritano una miglior gestione del problema
da parte dei loro leader.
(FT 14
marzo 2006, p. 11)
(Tourism grows 5.7% in
spite of fears)
Nel 2005, il turismo è
globalmente cresciuto del 5,7% nonostante i disastri naturali e le continue
paure del terrorismo, con una spesa superiore a $6,000bn.
Lo tsunami e le bombe a Londra e in Egitto hanno avuto
solo “conseguenze locali”, ma non hanno avuto effetto sulla crescita del
turismo a livello globale.
I dati sono del WTTC, World Travel & Tourism Council,
che per il 2006 prevede una crescita del 4,6%.
(FT 14.3.06, pag. 3)
4 - La
UE si associa agli USA nel richiedere che la Cina apra i suoi mercati alle
importazioni
(EU adds to calls for China
to lift imports)
Il Commissario Peter Mandelson si è associato agli Stati
uniti ieri nel chiedere alla Cina di aprire i suoi mercati alle importazioni,
poiché Pechino deve riequilibrare il commercio con la UE se vuole ottenere lo
status tanto desiderato di economia di mercato (o MES).
La Cina deve rispondere alle preoccupazioni in Europa per la crescita del peso della sua produttività e delle sue esportazioni, dimostrando che sta cercando di costruire un vero flusso commerciale fra due partner. Per far questo deve assicurare che non ci siano barriere artificiali al commercio.
La richiesta dello status di economia di mercato è una
delle richieste prioritarie del governo cinese alla UE, sia perché potrebbe
portare a una fine dell’embargo sulle armi, sia perché la aiuterebbe a
difendersi dall’accusa di praticare esportazioni sottocosto sul mercato
europeo.
Le osservazioni di Mandelson facevano seguito al piano di
introdurre dal mese prossimo dazi anti-dumping sulle importazioni di scarpe di
pelle dalla Cina. Fra gli altri prodotti che potrebbero essere soggetti a dazi
ci sono i mobili e i prodotti in ceramica.
A quanto pare Italia Spagna Portogallo Ungheria e Polonia
vorrebbero che la UE abbandonasse l’idea di esentare da tali dazi le scarpe
sportive per bambini e quelle più care.
(FT 15.3.2006, pag. 7)