Oltre al sostegno finanziario, i paesi europei in crisi
hanno bisogno di un aumento della domanda da parte dei paesi che stanno meglio
Martin Wolf, editorialista del Financial Times, sostiene
che l’uscita dalla crisi nella zona euro non può avvenire semplicemente per via
di un’austerità di bilancio, deve esserci un’enorme ripresa della domanda
esterna come sbocco alla loro produzione. Il punto che i paesi in difficoltà
hanno in comune è che hanno beneficiato del boom alimentato dal credito. I
settori privati hanno speso molto più di quello che guadagnavano, facendo
gonfiare le entrate fiscali, contraendo la spesa pubblica e generando dei
deficit commerciali giganteschi fa facilmente finanziati. Questo ha fatto bene
alle esportazioni e all’attività economica dei loro partner commerciali. Con la
crisi il numero dei prestiti privati solvibili si è ridotto come la neve al
sole. La spesa privata è crollata, il prestito pubblico ha sostituito quello
privato. Che accadrà quando anche i governi ridurranno le spese? L’unico modo
per uscire dalla crisi dei paesi euro è o creare una nuova bolla del credito
del settore privato o di provocare una forte promozione delle loro esportazioni
alimentata dalla Germania.
(Le Monde 16 febbraio 2010, Supplemento Economia, pag. 2)
(Fiat takes an alternative route)
La Fiat, come altri produttori di automobili, dipende per
le vendite da una rete di intermediari – 5.000 in tutta Europa – di cui è
proprietaria solo dell’1,5%. Non possedendo un diretto controllo sulle vendite,
sta cercando dei modi per aiutare i suoi rivenditori, molti dei quali sono
imprese a conduzione familiare, a fare un salto nel futuro.
Insieme al Politecnico di Milano ha lanciato un corso di
formazione intensivo per i suoi distributori in Italia e sta pensando di
espanderli in Germania a maggio e in Gran Bretagna a giugno.
I corsi di management sono rivolti anche ai dipendenti
Fiat che lavorano con i distributori. Mentre i rivenditori sono bravi a
vendere, sono però più carenti nella gestione e nel controllo delle loro
imprese. La risposta da parte dei rivenditori si sta dimostrando positiva,
segno che le nuove generazioni sono impegnate a migliorare gli affari di
famiglia.
(Financial Times, 15 febbraio 2010, pag.11)