1 – Le imprese di arredamento avvertono
timore per l’impatto sull’impiego conseguente alla chiusura dei negozi la
domenica
(Les enseignes d’ameublement
craignent l’impact sur l’emploi d’une fermeture des magasisns le dimanche)
In seguito alla denuncia esposta dal
sindacato Force Ouvriere, il Dossier relativo all’apertura dei negozi la
domenica è stato preso in esame dal segretario di Stato dell’Ufficio Consumo,
Luc Chatel. Il presidente della ditta Conforama e il direttore generale d’Ikea
si incontreranno inoltre con il ministro dell’economia francese, Christine
Lagarde, con la speranza di modificare la legge del 1906 che vieta il lavoro
domenicale. Attualmente molte attività beneficiano di deroghe permanenti oppure
temporanee, mentre i salariati debbono risultare “volontari” e ricevere
compensi finanziari. Nell’Ile-de-France sono 60 i magazzini aperti anche di
domenica: le cifre parlano di 7 milioni di visitatori ogni domenica e di 5000 lavoratori attivi in quel giorno
nei negozi, per un giro di affari che si aggira intorno al 25%. I proprietari
delle imprese insistono sulle conseguenze catastrofiche, in termini economici,
di una chiusura domenicale delle attività. Il Governo ha perciò deciso di
organizzare delle negoziazioni con i partner sociali e di legiferare sul tema
in questione nel 2008. La domanda che i francesi si pongono, e che preoccupa il
segretario generale del Force Ouviere, è se la Domenica si trasformerà in un
giorno come gli altri?
2 - I paesi
dell’Europa dell’est raggiungono l’accordo sull’oleodotto
(East Europeans agree oil pipeline deal)
In Lituania cinque paesi ex comunisti
hanno siglato un piano per costruire un oleodotto che possa ridurre la
dipendenza dal petrolio russo. L’Ucraina, la Polonia, la Lituania, l’Azerbaijan
e la Georgia hanno stabilito di creare un consorzio per estendere l’ oleodotto
Odessa-Brody attraverso l’Ucraina fino a Plock in Polonia. Da qui, il petrolio,
proveniente dal Caspio e spedito attraverso il Mar Nero, potrà raggiungere
Gdansk sulla costa baltica o la Lituania.
Il progetto è stato definito storico,
trasportare in Europa il petrolio kazaco passa infatti dalla sfera politica a
quella pratica.
Alcuni analisti però dubitano che tale
estensione verrà realmente costruita, data la competizione per il petrolio
prodotto nel Caspio e quella per le forniture russe.
L’ oleodotto costituirà un’importante
alternativa per i paesi che dipendono pesantemente dalla Russia, dando loro
accesso alle risorse dell’Azerbaijan, dove la produzione cresce velocemente, e
possibilmente anche a quelle del Kazachistan.
L’accordo arriva in un momento di grave
preoccupazione sulle forniture russe a seguito della minaccia di Gazprom, la
compagnia statale russa, di tagliare il gas all’Ucraina se non vengono pagati i
debiti della compagnia del gas ucraina.
L’ oleodotto Odessa-Brody fu completato
nel 2001 per trasportare a nord il petrolio del Caspio, ma non venne mai
utilizzato. Nel 2004 la direzione fu invertita per convogliare il petrolio
russo.
(Financial Times 11 ottobre 2007, pag.
2)