1 –    Il dettaglio
in Cina. Rapporto speciale
(Ready for warfare in the aisles)
La gara per aprire negozi in Cina ha trasformato il paese
in un paradiso per gli acquirenti, mentre per i negozianti è diventato un
mercato brutalmente competitivo nel quale sopravvivono solo i più forti.
L’enormità delle cifre attira i dettaglianti globali ad aprire negozi e ad entrare in competizione con un numero
crescente di operatori locali. Le vendite al dettaglio in Cina aumenteranno
quest’anno del 13% per un equivalente
di 860 miliardi di dollari, facendo del paese il settimo mercato al dettaglio
più importante del mondo.
Ci sono oltre un milione di famiglie benestanti a livello
urbano che guadagnano più di 100.000 yuan all’anno e che comprano regolarmente
beni di lusso. Ma il loro potere d’acquisto sta per essere schiacciato da una
vasta classe media emergente che cresce rapidamente. Si tratta di famiglie che
guadagnano tra i 25.000 (la soglia per diventare un serio consumatore in Cina)
e i 100.000 yuan, secondo la McKinsey, che prevede raggiungano per il 2005 i 42
milioni e i 200 milioni nel 2015.
Il dettaglio organizzato resta un fenomeno relativamente
nuovo, ancora oggi la maggior parte della popolazione compra nei mercati
giornalieri o direttamente dai produttori. La maggior parte dei negozi sono di
piccole dimensioni e gestiti familiarmente. Le 100 maggiori catene cinesi
rappresentano giusto un decimo del totale delle vendite al dettaglio.
All’inizio delle riforme economiche dominavano grandi
magazzini di proprietà statale. Solo alla fine degli anni 90 hanno cominciato
ad aprire supermercati specializzati e catene di elettronica e arredamento. Ma
neppure i più grandi hanno dimensione nazionale. Il protezionismo locale ha
eretto barriere burocratiche al transito di beni attraverso i confini delle
varie province. Con pochi dettaglianti a livello nazionale e marchi di prodotti
nazionali è difficile raggiungere un’economia di scala. La maggior parte dei
dettaglianti usa una miriade di piccoli fornitori che operano attraverso i
grossisti. Cosa che aumenta i costi e diminuisce l’efficienza.
L’arrivo dei dettaglianti stranieri sta cambiando le cose.
A parte Wal-Mart, altri giganti hanno aperti negozi, fra cui la ditta francese
Carrefour, l’inglese B&Q e il malese Parkson. Le imprese straniere
rappresentano oggi il 23% delle vendite dei principali dettaglianti alimentari
in Cina. Altre ne arriveranno ora che è stata eliminata la norma che consentiva
alle catene straniere di aprire solo in un numero ristretto di grandi città .
I concorrenti locali hanno risposto in modo molto
agguerrito, ricorrendo anche a tattiche scorrette. Intanto i costi del
dettaglio crescono. Man mano che la Cina si urbanizza, i prezzi degli edifici
commerciali aumentano e i dettaglianti si trovano di fronte a un aumento degli
affitti del doppio se non del triplo. Anche le spese per il marketing
aumentano, fra il 2002 e il 2004 le spese per la pubblicità sono aumentate del
50%. La crescita dei salari supera i profitti.
Il prezzo dei prodotti invece non cresce. La sovracapacitÃ
significa che i prezzi dei prodotti elettronici diminuiscono e che anche
l’inflazione dei prezzi per gli alimentari si è notevolmente attenuata. La
densità dei negozi è già alta nella Cina urbana: il distretto di Shanghai
chiamato Gubei ha sette ipermercati, uno per 34.000 abitanti rispetto a uno per
48.000 in Francia, dove Carrefour ha inventato l’ipermercato. Ma i clienti
spendono poco, la media 50-70 yuan a visita, circa 6.30-8.80$.
Nonostante gli scarsi introiti, l’espansione continua sia
attraverso l’apertura di nuovi negozi che attraverso acquisizioni. La Gome
quotata a Hong Kong apre un negozio ogni 30 ore, Lianhua ne progetta 500, Wal
Mart ne ha pianificati altri 14, Carrefour intende aprirne altri 40-50 a
Pechino entro il 2008 (al momento ne ha 8)
Questa corsa all’apertura è prima di tutto motivata dalla
necessità di conquistare le migliori posizioni. Ma c’è un secondo motivo. In
Cina i fornitori pagano per collocare le loro merci sugli scaffali dei
dettaglianti, affittano spazi per mostrare i prodotti, contribuiscono alle
spese promozionali e danno rimborsi. Questo significa che ogni volta che un
nuovo negozio apre può chiedere ulteriori pagamenti e questo fa sì che abbia
profitti nel primo anno di attività .
Distratti dall’espansione, molti dettaglianti locali fanno
poco per controllare i costi e promuovere le vendite, elemento vitale per un
successo duraturo. Ma i dettaglianti stranieri offrono un modello per chi
intenda seguirlo. Qualità , pulizia e sicurezza ad esempio sono ancora rari in
un paese dove abbondano i prodotti falsi come il latte per bambini.
Ma basta allontanarsi dalle grandi città o andare nelle
periferie per scoprire che le abitudini all’acquisto sono molto più
tradizionali in relazione a entrate più scarse. Man mano che il dettaglio
organizzato si diffonde in città più piccole o nell’entro terra per sfuggire
alla concorrenza e all’aumento degli affitti, trovano grandi variazioni di
gusti e estrema sensibilità ai prezzi, fattori che aumentano i costi e complicano
la distribuzione. Operare con profitto in mercati più poveri spesso vuol dire
optare per superfici più piccole con un’offerta inferiore. Nei piccoli centri
inoltre i dettaglianti non possono aspettarsi lo stesso appetito per i grandi
marchi che si trova nella cosmopolita Shanghai o a Pechino. I cinesi sono
attenti ai marchi ma non sono fedeli. Sono più interessati al valore e a
provare cose nuove di quanto non lo siano gli occidentali. Molti cinesi sono
acquirenti impulsivi, sensibili agli sconti all’ultimo minuto. Una soluzioni è
passare ai prodotti con il marchio del distributore, cosa che sta facendo la
Wal-Mart, oppure spendere meno in pubblicità e più in promozioni all’interno
del negozio. Sperando di aumentare la fedeltà del cliente, molti negozi stanno
promuovendo gli omaggi e migliorando i servizi.
La questione di base però è che il dettagliante deve
procurarsi i prodotti a un giusto prezzo. Per quanto riguarda la distribuzione
e la logistica, la Cina è molto indietro rispetto ai paesi sviluppati. Gusti
regionali fortemente radicati e la mancanza di una dimensione nazionale
ostacolano lo sviluppo di marchi nazionali e di catene di fornitura efficienti.
I 60 negozi della Wal-Mart sono serviti da 15.000 fornitori, mentre i 3.800 che
possiede in America ne hanno solo 61.000. E poi c’è una pletora di
intermediari. Alcune catene straniere stanno trattando direttamente con i
produttori.
Il rapido adeguamento alle nuove tecnologie da parte delle
catene cinesi, tipo la Lianhua, dimostra quanto rapidamente i locali siano
capaci di recuperare le distanze con gli stranieri. La concorrenza si farÃ
sempre più accesa. Alcuni dettaglianti potrebbero soffrire in attesa che la
classe media emerga del tutto, ma la ricompensa sarà grande per coloro che
sopravvivranno alla battaglia.
(The Economist, 5-11 agosto
2006, pag. 50-52)
(Reconstruction and development, please)
La Banca Mondiale ha bisogno di riforme e di una
leadership più trasparente.
Se ci si dovesse attualmente riferire ad
una istituzione per lo sviluppo internazionale non si penserebbe certamente
alla IBRD – International Bank for Reconstruction and Development – la branca
principale della Banca Mondiale - le cui molte ragioni per esistere stanno
ormai evaporando.  E sono così lontane
dalle necessità del nuovo secolo che l’agenda del prossimo incontro annuale
prevede come primo punto la riforma del World Bank’s Group, il malandato
complesso delle istituzioni collegate.
La IBRD era nata in origine per
provvedere ai fondi per la ricostruzione del dopoguerra, nel 1947, a cominciare
dalla Francia. Ora è una organizzazione
che si prefigge di combattere la povertà ma, in realtà , le sue competenze
principali consistono nell’elargizione di prestiti, regolati sui prezzi di
mercato, a paesi che non possiedono denaro per il loro stesso mercato interno.
Una volta la Banca prendeva provvedimenti per supportare la nascita di mercati
interni, ora compete freneticamente con loro, focalizzandosi sul controllo dei
prezzi, sulla falsariga della
competizione e su processi decisionali impraticabili. La priorità della Banca Mondiale dovrebbe essere quella di
correggere il fallimento sia dei mercati interni che dei governi, a parte la
Cina che ormai usa chiede prestiti anche ai privati. Dovrebbe quindi concentrarsi sui più poveri, una via operativa
che non significa sempre fare prestiti ai governi, e rivolgersi alla produzione
di beni pubblici.
Alcune voci critiche asseriscono che le offerte della IBRD
dovrebbero essere più elastiche e rivolte anche ai privati, in quanto il
funzionamento del mercato può offrire qualche ancora di salvezza. Le agenzie
per gli aiuti nazionali potrebbero concedere gli aiuti, per esempio, alle università come strumenti di
analisi e di progettualità . Forse questa soluzione è troppo riduttiva e lontana
dalle reali competenze di una banca internazionale. L’importante comunque è che
si inizi a discutere sulla rinascita dell’Organizzazione che da tempo sta
dibattendosi in problemi di incentivi per business distorti e contribuendo a
promuovere imbrogli.
L’Istituzione deve di cambiare
il sistema degli aiuti e divenire più responsabile e legittimata. L’affidabilità è venuta meno quando la Banca
ha deciso di intervenire in tutti i settori, dalla religione alle riforme
finanziarie non ostacolando ma, anzi, sviluppando la gravità dei problemi
sempre più sfaccettati e complicati. Tutto ciò è la scusa ufficiale per la scarsa trasparenza ed il rifiuto di
approfondimento dei nodi da risolvere.
E’ urgente che la Banca Mondiale
migliori la propria classe dirigente e impianti una commissione di controllo
indipendente. La designazione di Paul Wolfowitz come presidente, conosciuto
come architetto della guerra in Iraq, è un passo indietro rispetto ad una buona
immagine. Il Financial Times si augura che Wolfowitz possa sorprenderci e
iniziare a considerare le molte critiche ma, per il momento, il primo anno
della sua presidenza è stato un insuccesso.Â
Circondatosi di un manipolo di consiglieri risalenti al periodo del
Pentagono, ha fallito nelle riforme: la sua ossessiva e formale lotta alla
corruzione non ha abbracciato una vera strategia di sviluppo. La complessitÃ
della missione della Banca Mondiale ha un estremo bisogno di una reale
leadership.
Financial Times 11 settembre 2006 pag. 10