1 - La Cina avverte che le esportazioni
potrebbero venir “rovinate” da un rallentamento degli USA
(China warns exporters could ‘be devastated’ by US
slowdown)
Il ministro cinese del commercio ha avvertito che un
rallentamento dell’economia Americana potrebbe provocare una caduta delle
esportazioni cinesi che segnerebbe una svolta per la rapida crescita economica
della Cina. Un rallentamento dell’economia mondiale dovuto ai problemi
americani sui mutui e una conseguente riduzione dei crediti sarebbe la più
grande sfida che l’economia cinese si troverebbe ad affrontare il prossimo
anno, sostiene un rapporto dell’ufficio studi del ministero.
Se la domanda negli USA cade ulteriormente, gli
esportatori cinesi saranno rovinati per via di una rapida e continua caduta
delle ordinazioni. Le esportazioni rappresentano oltre un terzo della crescita
economica cinese e il 10% del PIL, una situazione radicalmente diversa da
quattro anni fa, quando le esportazioni non contribuivano affatto alla
crescita. Il rapporto del ministro è pessimista sulle possibilità di evitare un
rallentamento dell’economia Americana, notando che nonostante le misure prese
dalle banche americane, europee e giapponesi per arginare i danni, la
situazione ha continuato a deteriorarsi e il panico nel mercato dei mutui
rimane.
Gli SU sono la seconda maggiore destinazione dei beni
cinesi dopo la UE. La banca centrale cinese stima che ogni calo dell’1% della
crescita americana si traduce in una caduta del 6% delle esportazioni cinesi.
Le esportazioni verso gli USA sono notevolmente calate dall’inizio dell’anno,
passando dal 20,4% al 15,6%. Mentre potenzialmente rovinoso per le esportazioni
cinesi, il rallentamento dell’economia Americana potrebbe essere di aiuto nel
ridurre il crescente surplus commerciale, cresciuto oltre il 59% nei primi
dieci mesi dello scorso anno.
(Financial Times 16
novembre 2007, pag. 1)
(Talking red tape)
In attesa che si concluda, con un successo o un
fallimento, il Doha Round sul commercio globale, i due blocchi economici più
grandi del mondo – USA e UE – si sono incontrati a Washington per cercare di
eliminare la ragnatela di norme che limita i flussi commerciali fra i due
mercati. E anche se i risultati sono stati magri, costituisce comunque un
inizio.
Quote e tariffe occupano l’ordine del giorno delle
trattative, soprattutto quando sono coinvolti i paesi in via di sviluppo, che
tendono ad avere le più alte barriere commerciali, che è una delle ragioni per
cui queste nazioni sono ancora povere.
In Europa e America le tariffe sono già molto basse, in
media inferiori al 4%. L’ostacolo più insidioso sono le norme approvate per
proteggere i consumatori da eventuali danni o le imprese locali dalla
competizione esterna.
L’eliminazione di queste norme creerebbe un grande
beneficio economico. Secondo l’OCSE il PIL potrebbe aumentare dell’1,7% negli
USA e del 2,8% in Europa. Il che messo insieme creerebbe quasi una nuova
economia della taglia dell’Olanda. Aumenterebbe le entrate pro capite di 600$ o
700$ dollari all’anno.
Il maggior risultato ottenuto all’incontro di Washington è
stato il reciproco riconoscimento degli standard di account, mentre è rimasta
irrisolta la questione delle esportazioni del pollame americano che Brussel
rifiuta per motivi di sicurezza.
(Wall Street Journal 16-18 novembre 2007, pag. 10)