(French retail is ripe for overhaul)
Il Presidente Sarkozy spera di scuotere il commercio al
dettaglio francese al fine di stimolare la spesa dei consumatori e iniettare
una nuova linfa nell’economia. Ma il cambiamento non appare potersi avverare in
tempi brevi.
E’ più probabile che il processo diventi una lunga e
faticosa battaglia fra piccoli commercianti e grossi produttori, tipo Danone o
L’Oreal, contro la grande distribuzione, tipo Carrefour e Leclerc.
La spesa dei consumatori rappresenta il 55% dell’economia
francese e ne è il principale motore di crescita, poiché altri settori, tipo
l’export, non sono molto dinamici. Questo significa che qualunque cambiamento
nel settore diventa critico per tutta l’economia.
Giganti come Carrefour, Auchan e Leclerc stanno insistendo
per una sostanziale revisione delle norme che regolano i loro negoziati con i
produttori su quanto pagano i prodotti e a quanto sono venduti nei negozi. La
Francia ha inoltre regole che stabiliscono dove i negozi possono essere situati
e quante ore possono stare aperti, ma queste non sono in via di revisione.
L’idea è che il governo ritiri le restrizioni alla
costruzione di nuovi centri commerciali e consentire ai dettaglianti di vendere
in perdita e a saldo durante tutto l’anno. Questi cambiamenti
intensificherebbero la concorrenza, creerebbero nuovi posti di lavoro e
abbasserebbero i prezzi al consumatore.
(Wall Street Journal 22
novembre 2007, pag. 2)
(La Romanie, ses Italiens, ses Chinois…)
di Mirel Bran
Arrivando a Timisoara, città situata ad ovest della
Romania, il visitatore ha l’impressione di trovarsi nel nord Italia. Pubblicità
e insegne sono infatti bilingue, rumeno e italiano, entrambe lingue latine.
Nonostante ciò, lo stretto legame fra i due lontani “cugini” è oggi più debole,
da quando il governo italiano ha presentato un decreto d’espulsione rivolto
principalmente contro i cittadini rumeni. L’uccisione di una donna per mano di
un Rom ha di fatto radicalizzato l’opinione pubblica italiana nei confronti
dell’ondata migratoria rumena. Gli atti xenofobi, in crescita nella penisola,
rischiano ora di nuocere agli scambi economici tra i due paesi. 22000 sono le
imprese italiane installate in Romania, 7000 quelle rumene in Italia. Questi
dati fanno di Roma il primo partner commerciale di Bucarest..
Gi imprenditori italiani in Romania insorgono contro le
decisioni del governo Prodi e lamentano la superficialità espressa nei discorsi
populisti. Michelangelo Rosso, imprenditore di successo a Timisoara, denuncia:
“la cosa grave di tutta questa situazione è l’ignoranza relativa al problema.
Nessuno sembra avere l’idea di chi siano in realtà i rumeni. Io mi sento più
sicuro qui che nel mio paese. Recentemente anche in Romania un italiano ha
ucciso una rumena per futili motivi di gelosia, ma nessuna autorità si è
sognata di trattare un popolo intero da delinquente (…). Un italiano che arriva
a Timisoara si sente a casa sua e oltretutto non è necessario possedere una
fortuna per avviare un affare (…)”. Il ministro italiano per lo sviluppo
economico, Bersani, non ha potuto far altro che registrare la tensione
diplomatica tra i due Stati. Molti progetti commerciali soffrono il
deterioramento dell’intesa italo-rumena.
La tanto discussa ondata migratoria rumena, diretta
soprattutto verso l’Italia e la Spagna, è un problema rilevante per la Romania
stessa dove cresce la penuria di mano d’opera. I 130000 rumeni impiegati nelle
ditte italiane non bastano a soddisfare i bisogni degli imprenditori. Così,
mentre i rumeni partono, i cinesi arrivano per rimpiazzarli. Il rappresentante
degli imprenditori italiani in Romania, Marco Rondina, ha tuttavia affermato
che una soluzione al problema esiste, dal momento che molte società italiane
installate nel paese assumono personale rumeno che ha precedentemente maturato
un’esperienza lavorativa in Italia.
Gli affari italo-rumeni procedono, 5000 italiani
quotidianamente fanno la sponda tra i due paesi, anche se adesso per i rumeni
diretti verso l’Italia il viaggio è diventato più rischioso.