(Putin restores middle-class confidence)
La presidenza di Putin ha restituito alla Russia
l’orgoglio nazionale. L’economia è cresciuta per sette anni e il boom del
petrolio ha aiutato il paese a pagare i suoi debiti. Nella percezione della nuova
classe media emergente, il paese oggi può parlare con gli USA su un piano di
uguaglianza. Questo è il motivo per cui vota per il partito del Presidente.
La retorica anti occidentale di Putin gli guadagna
popolarità e le sue misure per decurtare la democrazia puntellano le fortune
del paese piuttosto che danneggiarle. Un sondaggio fra i russi ha rivelato che
le preoccupazioni occidentali riguardo alla democrazia in Russia mirano solo a
screditare il paese. La stabilità sotto Putin ha nutrito una classe media con
soldi sufficienti ad andare in vacanza all’estero, a comprare macchine
straniere, andare al ristorante, e che avrebbe molto da perdere da una nuova
crisi economica. La repressione dell’opposizione è il prezzo da pagare per la
stabilità . Che le leggi passino con velocità è più un beneficio che un danno.
Putin inoltre ha ripreso il controllo dello stato sulle risorse energetiche,
come evidente nel caso della campagna contro l’oligarca Khodorkovski.
I critici sostengono che la recente crescita economica è
organica, favorita dal prezzo crescente del petrolio e conseguenza delle
privatizzazioni messe in atto in era Yeltsin. E chi afferma che non esiste
alcuna classe media in Russia, ci sono solo quelli che lavorano nel petrolio e
i poveri.
(Financial Times 1 dicembre
2007, pag. 3)
2 -Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Relazioni transatlantiche
(A physicist’s theory of the transatlantic
relationship)
Dalla caduta del muro di Berlino e soprattutto dalla
rottura sull’Iraq, USA e Europa si chiedono come rinnovare le loro relazioni. La
vecchia architettura delle relazioni internazionali è ormai cambiata e la
risposta è un nuovo ordine che superi la vecchia alleanza della guerra fredda.
Il recente ritorno a una collaborazione non cambia i
fatti. La precedente alleanza si basava sulla lotta al comunismo, finita la
minaccia dell’URSS, l’Europa non è più il centro degli interessi geopolitica
dell’America e non sente più il bisogno di avere un protettore onnipresente. Il
sorgere di nuove potenze in Asia sottolinea questa situazione. La questione
oggi è se gli USA, con il sostegno degli alleati, sceglie di disegnare un nuovo
sistema che si adatti ai cambiamenti del panorama globale. La prospettiva dei
prossimi decenni è quella di un relativo declino del potere americano. Con il
sorgere di Cina, India e altri, e la Russia che vuole riaffermarsi, gli USA
diventeranno più dipendenti dal benvolere degli altri. Come risponderà a questa
sfida sarà decisivo per l’ordine – o il disordine – futuro.
Nell’immagine di molti il futuro sarà multi polare, con il
potere diviso fra due o tre gruppi di nazioni. Altri vedono invece un mondo
diviso fra due blocchi in competizione: le democrazie liberali da una parte e i
capitalismi autoritari dall’altra.
Gli USA hanno varie opzioni per reagire alla situazione.
Potrebbero adottare una politica di contenimento e equilibri per rallentare la
crescita della Cina. O creare un nuovo concerto di democrazie in una
coalizione. Un presidente isolazionista potrebbe ricostruire le mura di una
fortezza americana.
La migliore risposta sarebbe quella di legittimare la sua
leadership nel nuovo sistema internazionale rimodellando alleanze e istituzioni
per includervi le nuove potenze.
(Financial Times 14 dicembre 2007, pag. 11)