(How Bush made evil-doers into an axis)
Nel suo primo “Messaggio alla nazione” del 2002, Bush ha
coniato l’espressione “asse del male” per descrivere i governi di Iraq, Iran e
Corea del Nord. Il problema di questa espressione risiedeva sostanzialmente nel
fatto che Bush, facendo riferimento all’asse della seconda guerra mondiale,
suggeriva una sorta di alleanza fra questi paesi.
A cinque anni di distanza, si possono constatare i danni
prodotti da questa visione che non faceva distinzione fra le diverse realtà
politiche e che ha finito per trasformare in realtà ciò che prima non era.
I tre paesi, benché avessero tutti uno stesso interesse
verso la prolificazione nucleare e violassero tutti i diritti umani,
costituivano tre problemi molto diversi.
L’Iraq, come sappiamo oggi, non era il grande sponsor del
terrorismo e non era vicino a costruire, o comprare o vendere armi nucleari.
Mentre l’Iran aveva una lunga storia di sostegno al terrorismo e rappresentava
una costante minaccia di proliferazione nucleare. La Corea del Nord minacciava
quella del Sud ma non sosteneva il terrorismo. I tre regimi erano ostili agli
USA ma non in un modo sincronizzato.
Oggi, Iran e Corea del Nord hanno evinto dall’invasione
idealista dell’Iraq la lezione, molto realista, che solo un deterrente nucleare
può evitare un cambiamento di regime. Il fatto che Bush persiste in una
politica di non-discussione ha peggiorato le cose.
Mentre il poliziotto globale è occupato a Bagdad, i
cattivi hanno organizzato un’evasione, consapevoli che l’America non avrebbe
potuto rispondere subito alle loro provocazioni.
La politica di Bush ha inoltre rafforzato l’Iran e la
Corea del Nord in altri modi più specifici. Dopo aver deposto i Talebani, un
regime Sunnita non amico a est dell’Iran, gli Americani hanno eliminato Saddam,
il nemico dell’Iran a ovest. Questo ha dato ai mullah l’opportunità di mirare a
una egemonia regionale per la creazione di un grande Shiastan, da Hazaristan in
Afganistan a Basra in Iraq fino al sud del Libano attraverso il ponte della
Siria. La presenza delle truppe americane nella regione offriva anche all’Iran
l’opportunità di rappresagli in caso di opzione nucleare.
La stessa cosa si può dire per le truppe americane (30.000
unità) presenti in Corea del Sud. La precedente politica diClinton di offrire
soldi a Kim Jong Il in cambio della non proliferazione, non era bella e ha
aiutato a tener su il suo regime vicino alla bancarotta. Ma l’enfasi data da
Clinto al negoziato aveva ritardato il giorno in cui il dittatore coreano
potesse minacciare il mondo con la bomba atomica.
L’ostinazione e la belligeranza di Bush non hanno creato
la situazione odierna, ma il suo approccio ha portato più vicine minacce che
una diversa politica avrebbe potuto ritardare se non evitare del tutto.
Financial Times 12.10.2006,
pag. 13
2 - Industriali e viticultori insorgono
contro un piano d’azione della Commissione UE contro l’abuso di alcol
(Industriels et viticulteurs s’élèvent contre le plan d’action prévu par la Commission contre l’abus d’alcool)
Il Commissario europeo alla salute, Markos Kyprianou, sta
dando gli ultimi ritocchi a una comunicazione che dovrebbe fornire agli Stati
membri le linee direttrici per l’azione contro l’abuso di alcol. Il piano
d’azione, in discussione da due anni, potrebbe contenere un aumento delle tasse
su alcuni prodotti alcolici, l’affissione di messaggi riguardanti la salute
sulle bottiglie, restrizioni sulla pubblicità, oltre che un allineamento fra
gli Stati sul tasso alcolico consentito al volante.
I produttori considerano queste misure inefficaci per
quanto riguarda la protezione della salute e dannose per il settore.
Dopo una ricerca effettuata in Europa, è risultato che 23
milioni di persone sono alcol dipendenti, l’abuso uccide ogni anno 195.000 persone
e causa all’economia europea una perdita di 125 miliardi di euro.
Un aumento del 10% del prezzo degli alcolici dovrebbe
portare a 9.000 morti in meno e a un aumento di entrate di fiscali per 13
miliardi di euro.
Il tasso alcolico consentito al volante dovrebbe essere
portato a 0,5g/l, cosa che non avviene oggi nel Regno Unito, in Irlanda e nel
Lussemburgo.
I produttori hanno attaccato questa politica come
“proibizionista” e l’hanno paragonata alla lotta contro il tabacco. La
Commissione smentisce, sostenendo che il tabacco uccide, mentre l’alcol è
nocivo.
Secondo i produttori inoltre il consumo dipende da una
serie di abitudini culturali e dunque è sbagliato voler uniformare Nord e Sud
dell’Europa. Bisogna invece promuovere la moderazione nell’uso.
In ogni caso, le proposte della Commissione saranno solo
delle indicazioni senza valore normativo, poiché la salute pubblica è gestita
dai singoli Stati membri. Ma i produttori pensano che sia il primo passo verso
una politica restrittiva.
Le Monde 17.10.2006, pag. 8