1 -Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Amartya Sen, il misuratore del benessere
(Amartya Sen, l’arpenteur du bonheur)
Il Presidente francese Nicolas Sarkozy intende istituire
una Commissione che possa riflettere su nuovi metodi di misurazione della
crescita. Tra i personaggi di rilievo invitati a partecipare a questo studio,
si annoverano i Nobel per l’economia, l’americano Joseph Stiglitz e l’indiano
Amartya Sen. Quest’ultimo non nasconde l’entusiasmo di lavorare al progetto di
Sarkozy, sebbene affermi essere solito votare a sinistra e che se fosse stato
francese avrebbe votato per Ségolène Royal. Il professor Sen non può definirsi
un dogmatico. Piuttosto un vecchio saggio, amante dei dibattiti e dei dialoghi
che permettono di sviluppare e portare avanti le idee. Egli è l’icona degli altermondialisti,
un movimento sociale che si oppone alla logica economica neoliberista della
globalizzazione. Egli sostiene infatti che, valori come il PIL, non riflettano
lo sviluppo del paese, né tanto meno il benessere dei cittadini. Partendo da
questa critica ha, di conseguenza, elaborato un Indice di Sviluppo Umano (noto
con l’acronimo, IDH) che considera, oltre alla ricchezza nazionale, anche lo
stato di salute della popolazione e il suo tasso di scolarizzazione. Secondo il
Nobel, la povertĂ non si misura facendo esclusivamente riferimento al livello
del reddito, ma tenendo conto anche dell’ambiente: essere analfabeti in un
mondo dove tutti lo sono non è un dramma; lo diventa invece in un paese ricco.
I critici denunciano il semplicismo del suo pensiero e sottolineano che l’IDH è
un indice che funziona per i paesi poveri, ma non permette un’analisi corretta
quando si tratta di paesi ricchi.      Â
(Une heure avec Mahmoud
Ahmadinejad)
Venerdì 1° febbraio, due inviati speciali del giornale Le
Monde, si sono recati in Iran per intervistare uno dei personaggi politici
più discussi del momento, Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran.
Il paese iraniano è al centro delle attenzioni
internazionali per via del suo programma di arricchimento dell’uranio e per le
posizioni assunte nei confronti dello Stato di Israele. Nonostante i prezzi, in
aumento, del petrolio, la Repubblica islamica conosce delle difficoltĂ
economiche, messe in risalto da un’inflazione galoppante e da un tasso di
disoccupazione elevato (oltre il 30%). Il mondo accademico è agitato e le
numerose esecuzioni pubbliche registrate in questi mesi non fanno che
appesantire un clima giĂ poco sereno.
Durante l’intervista, il presidente iraniano non rifiuta
nessuna domandata, anche se risponde alla sua maniera, spesso porgendo altre
domande. In ogni modo, il presidente svela la sua visione del mondo ideale, che
secondo lui è in cerca di “purezza”.
Il
presidente Sarkozy ha piĂą volte affermato la propria preoccupazione riguardo il
suo programma nucleare. Cosa ne pensa?
E voi francesi cosa ne pensate? Non dovrebbero essere eliminate tutte le inutili armi nucleari nel mondo? Non prendiamo molto sul serio la posizione attuale del presidente francese, anzi aspettiamo che le vere posizioni francesi vengano fuori con il lavoro futuro del vostro nuovo governo.
Noi
crediamo che la presidenza francese sia un’opportunità per l’Europa per
ripensare il suo ruolo nel contesto internazionale. Un’occasione per l’Europa
per elaborare una politica indipendente, in particolar modo, nei confronti del
Medio Oriente. Quanto al vostro Presidente, egli è ben accetto e può recarsi in
Iran ogni volta lo ritenga necessario.
L’ONU
sta preparando una terza risoluzione contro l’Iran relativa al programma
nucleare. Che ne pensate?
La questione nucleare è importante per il nostro popolo.
Noi vogliamo che l’AIEA (Agenzia Internazionale per Energia Atomica),
incaricata di far rispettare il TNP (Trattato di Non Proliferazione), agisca
conformemente alla sua missione. I problemi sono iniziati quando alcuni paesi –
i cinque membri permanenti – sono intervenuti su questioni che andavano oltre
le loro competenze. Questa risoluzione non ci spaventa. Quando si tratta di
difendere i nostri diritti siamo molto seri.        Â
Voi sostenete esclusivamente il partito di Hamas. Così facendo non ostacolate la creazione di uno Stato palestinese indipendente?
Attualmente
il governo è di Hamas. Un governo eletto dal suo popolo. Chi si oppone a questo
governo? gli europei e gli americani. Attualmente siamo il solo paese che
sostiene il governo legale della Palestina. Chi reprime il popolo palestinese?
Chi gli impone le sanzioni economiche? mi dispiace dover puntare il dito contro
i governi europei, che collaborano con i sionisti. Non saranno certo le
iniziative europee o americane che risolveranno la questione palestinese.
Bisogna andare all’origine del problema, all’evento avvenuto 60 anni fa (la
creazione dello Stato di Israele con la Risoluzione ONU del 1948). Alla fine,
chi perderà saranno i responsabili dell’occupazione.
Perché
il popolo palestinese dovrebbe accettare di essere amputato di una parte del
suo territorio? Solo perché l’ha deciso l’ONU? Un Stato falso e inventato
(Israele) non può durare. Non è vero che se tutti sostengono una cosa
sbagliata, questa diventi giusta.
In
riferimento alle elezioni americane. A voi conviene piĂą un presidente
democratico o repubblicano?
Se in
America esistessero elezioni libere, e gli americani avessero piĂą di due
scelte, noi siamo convinti che il popolo americano sceglierebbe una politica
del tutto contraria a quella perseguita fino ad ora. Non pensiamo che gli
americani siano compiaciuti del fatto che vengano compiuti massacri ed
occupazioni in loro nome.
Il
popolo iraniano non chiede forse piĂą democrazia?
Non vi
sbagliate. Il popolo iraniano vuole qualcosa che vada oltre la democrazia, la
dignità umana, la giustizia e la purezza. Tutto questo è possibile soltanto con
la fede in Dio. La democrazia è solo una piccola parte delle richieste del
popolo iraniano. L’Iran è la culla delle civilizzazioni più antiche e non teme
le tempeste.