(Protectionism doesn’t pay)
Il Ministro del commercio cinese, Chen Deming, interviene
sulla questione della crisi economica globale e delle tendenze al protezionismo
esortando i paesi tentati a erigere barriere al commercio a non ripetere gli
errori del passato e a non ricorrere al protezionismo e all’isolamento
economico.
Il protezionismo commerciale differisce dalle misure
legalmente accettate per proteggere il commercio. E’ un abuso di rimedi forniti
dalle regole del commercio multilaterale. Con il peggioramento della crisi
bisogna essere cauti anche nell’impiego di misure a protezione del mercato
previste dall’OMC.
Il commercio globale è oggi in difficoltà. La contrazione
della domanda interna causata dalla crisi ha visto una caduta della crescita
delle esportazioni dei maggiori paesi esportatori. Le esportazioni della
Germania sono diminuite del 10.6% a novembre del 2008, anche la Cina ha
sperimentato una diminuzione delle esportazioni a novembre 2008 e un declino
del 17.5% il mese scorso. Il protezionismo renderebbe le cose peggiori e con
conseguenze difficili da prevedere.
La crisi finanziaria riflette una malattia cronica frutto
dello squilibrio economico globale e dell’accumulazione del rischio
finanziario, e non esiste una medicina veloce per curare questa malattia. E’
interesse di tutti i paesi continuare a cooperare e trovare soluzioni comuni.
Un sano commercio internazionale può aiutare l’economia mondiale a riprendersi.
Anche se sensibilmente toccata dalla crisi, la Cina crede
fermamente che non sarà il protezionismo la soluzione. Nel 2008 la Cina ha
aumentato le sue importazioni del 18.5%, ha approvato misure per stimolare la
domanda interna che può tradursi in maggior domanda di beni esteri e
opportunità per gli altri paesi.
Quest’anno la Cina continuerà ad aumentare le importazioni
e manderà missioni d’acquisto all’estero. La Cina crede inoltre che il Doha
Round vada ripreso.
(Wall Street Journal 20-22
febbraio 2009, pag. 13)