(Le
sommet Ue_Russie est perturbé par la méfiance des nouveaux adhérents)
Prima dell’incontro fra l’Unione e il Presedente Putin, la
Polonia ha bloccato i negoziati su un nuovo partenariato
La Polonia chiedeva due condizioni
per ammorbidire la sua posizione: la ratifica da parte della Russia della carta
europea dell’energia e del suo protocollo di transito; questi due documenti,
che Mosca ha firmato nel 1994 ma che oggi non vuole più, erano destinati ad
assicurare gli approvvigionamenti di gas e di petrolio dell’Unione. I polacchi
chiedono all’Europa di farsi sentire affinché la Russia tolga l’embargo dalle
sue esportazioni di manzo e legumi.
La Russia non ha fatto nulla per
ammorbidire le preoccupazioni polacche, anzi ha sostenuto di voler estendere
l’embargo a tutte le esportazioni animali dalla Ue, prendendo a pretesto
l’ingresso della Romania e della Bulgaria il 1° gennaio 2007.
Il veto polacco dimostra che le
relazioni con Mosca sono un punto estremamente sensibile all’interno
dell’Europa allargata: i nuovi membri vogliono indurire i toni verso un paese
di cui non si fidano. Un atteggiamento che si scontra con quello di una parte
dei vecchi stati membri che hanno sempre cercato di arrivare a un accordo con
Mosca. Berlino ha criticato la Polonia, perché sostiene che se la Ue non parla
un’unica lingua verso i fornitori, perderà la corsa all’approvvigionamento
delle risorse naturali.
(Le Monde, 25 novembre 2006,
pag. 11)
(Not exactly sitting pretty)
“La competizione cinese e il
dollaro debole hanno reso gli ultimi quattro anni molto difficili”, sostiene
Pasquale Natuzzi, la cui impresa è la maggiore del distretto che produce mobili
nell’area di Matera dagli anni 60. Metà delle vendite della Natuzzi sono in
America dove i prezzi dei divani e delle poltrone di alta qualità sono
crollati. Nel 2002 ha avuto un profitto di 91 milioni di euro su vendite pari a
805 milioni di euro; lo scorso anno ha perso 15 milioni di euro su 670 milioni
di euro di vendite.
Come molte altre imprese, la
Natuzzi ha dovuto licenziare i suoi operai a Matera. Cinque anni fa il
distretto contava circa 400 imprese e occupava più di 11.000 persone, circa un
terzo ha ora chiuso. Ma la situazione rischia di peggiorare nei prossimi anni.
Il distretto dei divani di Matera soffre perché le sue imprese non hanno previsto la minaccia delle economie a bassi stipendi del terzo mondo alla loro produzione di mobili in pelle di media e alta qualità, tradizionale e a bassa tecnologia. Il costo del lavoro in Cina è un decimo di quello italiano e gli operai cinesi sono molto più flessibili; la qualità dei mobili cinesi è buona quanto quella italiana, i cinesi copiano i modelli italiani velocemente e accuratamente.
La Natuzzi è stata una delle
prime imprese a rispondere alla competizione cinese. Alcuni anni fa ha
delocalizzato in Cina e altre imprese del distretto di Matera si sono
trasferite in Cina. Hanno aumentato la gamma dei loro prodotti producendo anche
accessori. E hanno tentato di costruire il loro marchio.
Funzionerà? Attualmente
mobilifici come la Poltrona Frau sostengono che l’unica difesa dalla
competizione cinese sono i prodotti di lusso. Una cosa è certa: star seduti non
è un’opzione.
(The Economist 25.11.2006,
pag.71)