Alimentazione, abbigliamento, arredamento. Nel 2009 i
francesi hanno speso circa 500 euro a testa in prodotti italiani
I prodotti alimentari italiani piacciono, possiedo un modo
di fare ancestrale con una creatività fuori del comune. L’Italia è il secondo
fornitore della Francia, in primo luogo di prodotti alimentari, poi di
arredamento, mobili, design e occhiali, elettrodomestici e automobili. Nel 2009
i francesi hanno speso una media di 500 euro a testa per prodotti e servizi
italiani, un’infatuazione in costante crescita da una decina d’anni. Le
drogherie italiane fioriscono nei centri urbani e su Internet. Nei
supermercati, i prodotti al 100% italiani sono i più venduti, come ad esempio
la pasta De Cecco. Quest’anno sbarca in Francia l’Italia biologica. Il gruppo
Fileni, uno dei leader dell’agro-alimentare, ha presentato una nuova marca Very
italiano: paste biologiche e surgelati con salse assortite.
La ristorazione italiana continua a fare progressi e se la
passa meglio della media del settore, anche in questo caso con concetti nuovi:
ristoranti-drogherie, trattorie new look, pasta bar e case per gelati.
La pizza conserva in Francia il suo posto di “prima
donna”: un giro d’affari di 3 miliardi e 20.000 punti vendita. I francesi ne
consumano 10 kg all’anno, dietro agli americani (16 kg) e davanti agli italiani
(5 kg). Ma i francesi non si accontentano degli alimentari, amano tutto della
Penisola: la mitica Fiat 500, la Vespa che resta il simbolo della dolce vita ed
è diventata oggetto di culto. Ma cosa hanno gli italiani per sedurre tanto i
francesi? Il bello è un’esigenza innata a furia di vivere circondati di
capolavori dell’arte. In breve i francesi sono come Stendhal, tutti adorano
l’Italia. L’unico neo è la lingua che è studiata soltanto da 240.000 studenti.
(Le Monde 13 marzo 2010, pag. 26)
(Une lecon indenne)
Il Ministro delle finanze indiano, Pranab Mukherjee, nel
presentare a fine febbraio il bilancio del paese, ha affermato che un anno fa
l’India si trovava a dover affrontare due sfide: la crisi mondiale e un monsone
mediocre, ma che oggi entrambi i problemi sono stati superati. Il governo ha adottato
una serie di misure per rilanciare l’economia e oggi l’India sembra ritrovare
la prosperità di prima della crisi. Il PIL di quest’anno dovrebbe crescere del
7,2%.
Le misure hanno avuto un costo. Il deficit di bilancio è
stimato al 5,9% per il 2010, ed è perfettamente sostenibile, visti i ritmi di
crescita degli anni precedenti. Anche se sostenibile, il deficit andrà comunque
ridotto, per riattrarre i capitali stranieri a lungo termine.
L’elite tecnocrate del paese è ottimista sul futuro
dell’India e anche il mondo degli affari. I campi in cui le riforme vengono
ritenute necessarie sono le infrastrutture, l’agricoltura, la regolamentazione
del lavoro, il settore bancario, l’energia, l’istruzione, il commercio al
dettaglio.
(Le Monde 9 marzo 2010, Inserto economia pag. 2)