1 -Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Mendelson ha fiducia che il Doha round possa essere
salvato
(Mendelson ‘confident’ Doha round can be saved)
Peter Mendelson, il Commissario al commercio dell’Unione Europea, si è detto fiducioso che le trattative per il libero commercio mondiale, che si trovano da tempo in una fase di impasse, possano riprendere e che sta emergendo un consenso fra i principali paesi sviluppati su come riprenderle.
Mandelson, la sua controparte
degli USA, Susan Schwab a il Ministro degli esteri del Brasile, Celso Amorim,
sono rimasti a Ginevra per parlare dopo che i ministri di 30 paesi si sono
trovati d’accordo a che i negoziati di Doha dovrebbero riprendere.
I negoziati nell’ambito
dell’OMC, sono stati interrotti sei mesi fa a causa di profonde divergenze
soprattutto sulla questione agricola, particolarmente sensibile.
La UE e il gruppo del G20 e
altri paesi sviluppati sarebbero, secondo Mendelson, consapevoli che si sta
formando un consenso per una svolta. Di altro parere sono invece Francia e
Austria. Il Ministro francese dell’agricoltura, Dominique Bussereau, ha
accusato Mandelson di andare oltre il suo mandato. Mendelson sostiene di essere
pronto ad avvicinarsi alla richiesta del G20 per una riduzione di una media del
54% delle tariffe, ma non ha voluto fornire dettagli.
Uno dei principali ostacoli
risiede nell’ottenere un maggior taglio dei sussidi all’agricoltura da parte
degli USA, che secondo i paesi sviluppati fornisce ai suoi agricoltori un
vantaggio di mercato sleale.
(International Herald Tribune,
30 gennaio 2007, pag. 12)
2 -Â Â Â Â Â Â Un mondo diviso fra successo economico e disordine politico
(A divided world of economic success and political
turmoil)
L’economia mondiale gode ottima
salute, la politica no. L’economia si trova in un periodo d’oro di crescita
ampiamente diffusa, alti profitti, tassi di interesse modesti, e rischi a basso
costo. Si è adattata abbastanza facilmente a una serie di shock: il crollo del
mercato azionario dopo il 2000, l’attacco terroristico dell’11 settembre, le
guerre in Afganistan e in Iraq; il balzo in alto del prezzo del petrolio a
livelli mai visti dagli anni 70, la cessazione dei negoziati del Doha round, e
il braccio di ferro con l’Iran sulla questione nucleare. E’ riuscita a tener
testa alla rinascita economica della Cina e dell’India. La lista degli shock è
in parte conseguenza delle pressioni politiche: sentimento protezionista,
disordine nel mondo islamico e proliferazione nucleare. A questo va aggiunto
che l’autorità americana è danneggiata anche per il suo fallimento in Iraq, il
discredito in cui sono caduti molti leader mondiali, la deriva Russa verso una
dittatura plebiscitaria, la stagnazione politica della UE e l’incapacità di
creare un regime globale che gestisca i cambiamenti climatici.
E’ possibile che la politica e
l’economia continueranno a camminare su binari separati, in quanto due aspetti
di un mondo globalizzato. Ad esempio, è la sempre crescente domanda mondiale di
energia che conferisce un’importanza strategica al Medio oriente e una nuova
via di influenza alla Russia. E’ la diffusione delle opportunità economiche che
consente ai giganti asiatici di trasformare così velocemente l’equilibrio
globale del potere. E’ la concentrazione delle ricchezze mondiali nelle mani di
una minoranza a creare tanto di scontento. E’ la globalizzazione a aver nutrito
reti mondiali criminali e terroristiche. Il fatto che l’economia renda il
nostro mondo più interdipendente mentre la politica resta nazionale o locale
rende inevitabile il contrasto fra le due.
Un’altra possibilità è che la
politica prenda il sopravvento. Un attacco all’Iran, una possibilità di cui a
Davos si è molto discusso, porterebbe al tanto paventato scontro di civiltà e
l’ottimismo economico odierno si rivelerebbe privo di basi. Ma potrebbe anche
avvenire il contrario: e cioè che l’economia prenda il sopravvento sulla
politica. Una delle caratteristiche della nostra epoca è come grandi paesi come
la Cina e l’India orientano le loro politiche al fine di ottenere la
prosperità . Questo le costringe a cercare stabilità a casa e nel mondo e ad
accettare l’apertura e la mutua dipendenza. Non vedono benefici in un conflitto
internazionale.
E’ arrivato il tempo di
scegliere.
(Financial Times, 31 gennaio
2007, pag. 11)
(For China ‘s Newly Affluent, Imported wine de
rigueur)
Un numero sempre crescente di
cinesi beve vino perché è di moda ed è una sorta di stato sociale. La Cina
conta una classe media di circa 500 milioni di persone che guadagna 64.000$
all’anno e che fa da volano per la diffusione dei prodotti di lusso. Le
importazioni di vino sono cresciute del 91% nei primi nove mesi del 2006.
L’aumento è soprattutto dovuto all’importazione di vino sciolto dall’Australia,
dal Cile o da altri paesi che poi viene mischiato con ingredienti locali e
venduto come vino cinese, tipo il Dynasty o il Great Wall.
(Wall Street Journal, 30 gennaio 2007, pag. 20)