(EU six eye “integration
contracts” for migrants)
Proposto dalla Francia e
attualmente discusso da Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Polonia, il
“contratto di integrazione” sarebbe un accordo da far firmare agli emigrati con
il quale si impegnano a imparare la lingua del paese ospitante e ne accettano
le norme sociali. In mancanza di questa sottoscrizione rischierebbero
l’espulsione.
(FT 24.3.06, pag.3)
La ragione per cui l’Europa ritiene così ardue le riforme
del lavoro è che gli insiders sono troppo protetti.
La lentezza dei governi europei
a raggiungere gli obiettivi dell’agenda di Lisbona continua ad emergere anche
dall’ultimo summit di Bruxelles e ha, in tutti i maggiori paesi membri, una
matrice comune nelle problematiche del mondo del lavoro.
Le strade della Francia sono
state invase dai manifestanti contro la nuova legge sul contratto dell’impiego
giovanile. In Germania lavoratori del pubblico impiego hanno marciato per
aumenti del salario ormai ritenuto insufficiente. Anche in Gran Bretagna ci sono state molte dimostrazioni per il
nuovo sistema pensionistico nei settori pubblici. C’è inoltre una fondata
percezione che i toni violenti della campagna elettorale in Italia abbia
portato entrambi gli schieramenti a relegare in secondo piano i problemi reali
del paese.
A questo va aggiunta la protesta
contro la liberalizzazione dell’energia, dei servizi e l’apertura ai lavoratori
dei paesi dell’Europa dell’est.
Tutte queste situazioni
nazionali hanno un denominatore comune: la divisione fra i lavoratori in quelli
ancora protetti dal welfare e quelli fuori.
I primi, gli insiders, sono
prevalentemente uomini, di mezza età, bianchi; gli esclusi, outsiders, donne,
giovani, minoranze etniche.
In Europa gli insiders
appartengono per lo più alla middle class agiata e lavorano nel settore
pubblico, sono commercianti, avvocati, farmacisti, tassisti, ma sono estranei ad una reale competizione in quanto
protetti da una rete di benefits regolamentati. Quindi le riforme avviate hanno lasciato fuori queste categorie
di protetti, indirizzandosi soltanto ad una parte della forza lavoro,
arrestandosi davanti a mutamenti radicali del sistema pensionistico e
impedendo, in tal modo, una sana competizione
a livello di imprese industriali e dei servizi.
L’iniquità di fondo che divide
in due categorie di occupati le società europee sta innalzando i livelli di
disoccupazione in Francia e in Germania, mentre in Italia l’eccessiva frammentazione
del lavoro temporaneo, unita all’elevato
costo per unità lavorativa, costituiscono la maggiore causa della scarsa
competitività delle imprese e del
ridotto tasso di crescita dell’economia nazionale nel suo complesso.
Assecondare troppo gli insiders
porterà ad una crescita della disoccupazione e, più che pacificare le proteste,
si dovrebbero avviare in tutta Europa
riforme graduali che non siano basate su privilegi ma incidano sulla
competizione globale, l’unica via per assicurare una crescita dell’occupazione
e dell’economia europea.
(The Economist, 25/31 marzo
2006, p.10)
(Sicilian Vespers)
Palermo. Le elezioni potrebbero essere decisive per la più
grande isola del Mediterraneo.
Il nuovo sistema elettorale
potrebbe favorire la legalità.
Molti degli italiani più
anziani si recheranno malinconicamente
alle urne distaccati dalla politica
attuale. Il capo mafioso siciliano
Bernardo Provenzano non fa eccezione, cosi come racconta l’informatore di cosa
nostra Nino Giuffre, e lamenta che i politici di oggi non si
prendono cura della propria gente.
Un esempio è la vicenda
giudiziaria che riguarda Salvatore
Cuffaro, a lungo governatore della regione Sicilia e attualmente in corsa per
il parlamento.
Giuffre afferma che era ammirato
da Provenzano per il suo stile tradizionale.
Benché sia indagato per aver
aiutato e favorito la mafia, Cuffaro si presenta nelle liste dell’ Unione dei
Democratici Cristiani, che nella
coalizione di Berlusconi è la terza lista ed è quella che ha guadagnato un maggior numero di consensi negli
ultimi cinque anni di governo.
Il procedimento legale contro
Cuffaro, ancora aperto e basato su registrazioni di conversazioni
fatte dalla polizia, coinvolge anche altri
politici, come un vice ministro del governo nazionale.
Nel 2001 la Sicilia si è
posizionata decisamente con il centro destra di Berlusconi favorita dal sistema
elettorale che garantiva alla maggioranza un significativo spazio. Ironicamente
sarà proprio il nuovo sistema elettorale proporzionale voluto insistentemente
dalla destra a non permettere un così ampio numero di rappresentanti in
parlamento ma, al contrario, potrebbe
permettere uno spazio maggiore ad un nuovo corso di politici. Il dieci per cento dei seggi del parlamento
centrale sono siciliani, 60 su 630 deputati, pochi credono che la legalità sarà
completamente ripristinata nel frattempo, ma la sinistra potrebbe arrivare a 25
seggi, il che potrebbe essere abbastanza per ottenere dei risultati per un
cambiamento che si rifletterebbe anche a livello nazionale.
(The Economist, 25/30 marzo
2006, p.32)
(UniCredit could sell to resolve Polish row)
L’UniCredit potrebbe risolvere
la disputa con il governo polacco vendendo la BPH e alcune filiali. Il
contenzioso riguarda il piano di UniCredit di fondere la seconda e la terza
(Pekao e BPH) delle maggiori banche polacche. Il progetto, approvato dalla UE,
è contestato dal governo polacco che si è per questo scontrato anche con la
Banca centrale polacca che ha avvertito che una tale interferenza politica
rischia di minare la sua indipendenza.
La vendita della BPH e di alcune
filiali sarebbe una mossa di compromesso che darebbe una parziale vittoria al
governo polacco e allo stesso tempo garantirebbe alla UniCredit il risparmio
sui costi che UniCredit ha promesso agli investitori come frutto della fusione.
(FT 27.3.06, pag.15)