1 - Il programma di riforme in Italia - Due passi
avanti
(Two steps forward)
Il 25 gennaio, il governo di centro sinistra di Romano
Prodi ha approvato, per la seconda volta in un anno, un pacchetto di
liberalizzazioni per rendere più facile la vita dei consumatori, dall’acquisto
della benzina al taglio dei capelli.
La prima serie di liberalizzazione ha provocato la forte e
a tratti violenta protesta dei tassisti, questa seconda ha mobilitato i
benzinai che hanno annunciato una serie di scioperi.
La seconda serie di riforme sembra incontrare il favore
dei cittadini. Un’associazione di consumatori ha calcolato che la gente
potrebbe risparmiare circa 550 Euro all’anno.
Non tutte le misure comunque possono essere considerate vere
liberalizzazioni. Molti sono provvedimenti a difesa dei consumatori e sono
state quelle più sostenute. Probabilmente la misura di maggior portata è quella
che consente di metter su un impresa in una settimana (uno studio della UE
aveva rilevato che in Italia ci volevano 35 giorni lavorativi, rispetto ai 7
della Gran Bretagna). Altre sono dirette principalmente verso il commercio al
dettaglio. Benché favoriscano i consumatori, ci si chiede se questo
guazzabuglio di misure possa portare più dinamismo all’economia? Rutelli pensa
di no, e ha sostenuto che è ridicolo preoccuparsi dei parrucchieri o dei
benzinai quando non c’è quasi alcuna concorrenza nel settore dei trasporti e i
quello dell’energia.
E’ un buon argomento. Ma Bersani è un Ministro dei DS e ha
evitato qualunque ambito che potesse metterlo in conflitto con i sindacati.
Alcune misure proposte da Rutelli sono comunque state accolte e soprattutto ha
ottenuto che presto saranno prese misure per scorporare la rete di fornitura
del gas attualmente sotto il megalite Eni.
Il verdetto di alcuni economisti da tempo a favore delle
liberalizzazioni è che il secondo pacchetto Bersani è nella giusta direzione ma
limitato. “Se fossimo un governo alla Milto Friedman, avremmo fatto di più, ma
non lo siamo. Il nostro è un governo che cerca il compromesso” dice Emma
Bonino.
(The Economist, 3 febbraio 2007, pag. 31-32)
2 - Il
tramonto dell’impero? L’onnipotente America si ritrova le mani legate da nuovi
rivali
(Imperial sunset? America the all-powerful finds its hands
tied by new rivals)
L’equilibrio emerso dalla Guerra fredda è ormai superato e
il ruolo di superpotenza dell’America in difficoltà. Il mondo sta diventando
multipolare con la crescita di Cina e India; l’America riscontra difficoltà a
imporsi tanto a livello militare che diplomatico. Le tensioni sui programmi
nucleari di Iran e Corea del Nord, le crisi in Darfur e Kosovo, l’allarme
ambientale non possono essere risolte da un’unica potenza o da un numero scelto
di suoi alleati; gli americani d’altra parte stanno avendo difficoltà a cercare
alleati che combattano le sue battaglie, come si vede tanto in Iraq che in
Afganistan. La crescita di potenze internazionali rende necessaria la
proliferazione di accordi, la situazione non è più quella sbilanciata del mondo
dopo il crollo della Unione Sovietica. Eppure il multilateralismo – il ricorso
ai trattati internazionali, istituzioni e consultazioni per ottenere risultati
diplomatici – è più arduo di un tempo.
Mosca ad esempio, la grande perdente della guerra fredda,
pochi giorni fa ha deriso, per bocca di Putin, il tentativo degli USA di creare
un mondo dominato da un unico polo. E a proposito dell’Iraq ha detto che azioni
unilaterali e spesso illegittime non
hanno risolto alcun problema, e che nessuno si sente al sicuro.
Anche la Cina e l’India si proiettano sul palcoscenico
mondiale, certe che il futuro appartiene a loro. La Cina è già la quarta
potenza economica del mondo, davanti al Regno Unito e vicina alla Germania.
Anche la Russia ha più fiducia in se stessa rispetto all’inizio degli anni 90
quando implorava gli aiuti occidentali.
Dopo la Guerra fredda gli USA hanno avuto 15 anni di
unipolarismo, ma ora si rende conto che non riesce a fare quello che vuole; ma
mentre l’America potrebbe arretrare verso posizioni più multipolari, Russia e
Cina potrebbero essere meno interessate ad essere d’accordo con l’Occidente.
Infatti, mentre da un lato insistono sul rispetto delle
leggi internazionali – e per questo Putin denuncia la decisione dell’America di
andare in guerra senza l’appoggio dell’Onu – hanno una visione realistica dei
loro interessi nazionali che limita il loro desiderio di fare accordi con
Washington. A proposito dell’Iran, la Russia ha annacquato le sanzioni dell’Onu
per proteggere accordi miliardari sulla difesa e il nucleare. Sul Darfur, la
Cina sembra voler evitare una rottura con il Sudan dove investe nel settore
petrolifero.
Un tempo l’America usava il suo potere per ottenere fini
multipolari, ora che questo non accade più (Trattato di Tokio, Trattato per la
messa al bando dei test nucleari) molti si chiedono perché dovrebbero lavorare
per gli USA. Come conseguenza la Russia e la Cina hanno migliorato le loro
relazioni, così come il Venezuela, la Bielorussia e l’Iran.
Anche i tradizionali alleati europei hanno preso le
distanze dall’America. Spagna e Italia si sono ritirate, mentre ci si aspetta
che il Regno Unito riduca presto le truppe. Bush pensa di poter vincere da
solo, ma molti ne dubitano. Intanto Usa e Regno Unito stanno cercando alleati
per combattere i Talebani nel sud dell’Afganistan.
Un nuovo fronte che potrebbe creare tensioni è l’Iran. Gli
Usa e Israele potrebbero condurre un attacco aereo per contrastare il programma
nucleare iraniano. Questo porterebbe gli Usa ancora più lontano dall’Europa,
dalla Russia, dalla Cina e dal mondo in via di sviluppo.
Al momento gli Usa stanno perseguendo un multilateralismo a
la carte che utilizza sia le NU che gli accordi bilaterali per ottenere i
suoi scopi. Ha promosso una risoluzione Onu per imporre sanzioni a Teran ma ora
chiede all’Europa di approvare sanzioni finanziarie oltre quanto previsto dalla
risoluzione Onu. Ci sono accordi che vanno negoziati al di fuori dell’Onu, tipo
la questione della Corea del Nord, la questione Israelo-Palestinese.
Nel frammentario mondo attuale vigono leggi diverse per le
rivalità fra grandi potenze in Asia, l’approccio legale della UE, l’anarchia
del Medio oriente. L’unico punto in comune è che il ruolo degli Usa come
protettore dell’Asia e dell’Europa occidentale, e come negoziatore nel medio
oriente è diminuito
(Financial Times, 13
febbraio 2007, pag. 9)