(“My schedule normally
is unbelievable”)
Luca Cordero di Montezemolo, pur essendo di origine
aristocratica, si considera esponente di una nuova classe imprenditoriale
italiana che tenta di salvare il paese la cui crescita è stata stagnante e le
cui imprese, prevalentemente a gestione familiare, sono state prese d’assalto
dalla competizione dei mercati emergenti.
“Il problema” sostiene Montezemolo “è che le imprese
familiari tradizionali sono ancora troppo piccole. Finché la Cina dormiva e
l’India era lontana, i nostri principali mercati erano la Francia, il Regno
Unito e la Germania. Un piccola impresa ce la poteva fare. Oggi per essere
competitivi bisogna avere dimensioni maggiori, essere in grado di creare joint
ventures e partenariati.
La nuova generazione di imprenditori è più internazionale,
ha viaggiato, ha amici in giro per il mondo. E si aspetta di più dalla classe
politica. “C’è troppa burocrazia, troppe discussioni che non hanno niente a che
vedere con il futuro del paese”. Nell’intervista Montezemolo sostiene che c’è
bisogno di una classe politica meno provinciale, “Mi auguro che chiunque vinca
le elezioni sarà in grado di garantire una coesione politica … e sia orientato
verso il mercato. Abbiamo bisogno di un paese con un approccio più meritocratico,
con più investimenti nell’istruzione e nella ricerca, e importanti riforme di
struttura.
Montezemolo ha molte cariche importanti, Fiat, Ferrari,
Confindustria; è un imprenditore attento allo stile e al lusso, è presidente
del gruppo Charme (Poltrona Frau, Cappellini, Cassina) e ha acquistato la
Ballantyne Cashmere. Ha un ritmo di vita frenetico per conciliare tutte le sue
cariche ma cerca di passare quattro sere a settimana in famiglia a Roma.
Possiede case a Bologna, Roma, Capri, Cortina e New York. E’ ciò che di più
regale si può trovare in Italia.
(FT, 25.3.06, pag.3,
Weekend)
La
posizione di operatori come Telecom Italia e Deutsche Telekom porta in Europa
un dibattito sul futuro di internet che già anima gli Stati Uniti. La contesa
oppone le imprese di telecomunicazioni ai visionari di internet, i quali
sostengono che nuovi costi minerebbero il fondamentale principio di apertura
sulla base del quale internet è stata costruita e spingerebbero a far pagare di
più i clienti.
La disputa arriva nel momento in cui la Commissione UE sta
riesaminando le norme sulle telecomunicazioni. Non tutti gli operatori europei
spingono in questo senso, ad esempio BT e France Telecom lo considerano un
dibattito americano.
(FT 29.3.06, pag.1)
(Italian coalition hit
by fresh internal dispute)
La coalizione
di centro destra ha cercato di ricomporre ieri una disputa interna che potrebbe
rivelarsi dannosa in un momento in cui la coalizione di centro sinistra sente
odore di vittoria alle prossime elezioni.
Berlusconi si è lamentato per i tanti errori fatti dai
suoi alleati in campagna elettorale, intendendo Casini, compreso quello di
credere di poter prender voti a spese del suo partito, Forza Italia. Le liti
all’interno della coalizione al governo compaiono dal momento che i suoi vari
leader sono innervositi per il fatto di non riuscire a colmare le distanze con
le previsioni di voto della coalizione all’opposizione.
Si incominciano anche a ipotizzare alcuni scenari di un
eventuale dopo-Berlusconi. La Lega ha già detto che abbandonerà la coalizione
in caso di sconfitta ed è diffusa l’idea che se Berlusconi perde al punto di
non poter mantenere la guida della coalizione, a contendersi la sua eredità
saranno Fini e Casini.
(FT 29.3.06, pag.2)
(Boost for Italian
business sentiment)
La
fiducia del mondo degli affari verso l’Italia è salita da 92.7 a febbraio a
94.2 nel mese di marzo, per un aumento degli ordini dall’estero, secondo quanto
riporta l’ISAE, istituto basato a Roma. Il risultato è al di là delle
aspettative degli esperti.
(FT 29.3.06, pag.4)
(Global private equity
buys up Italy’s small business)
In Italia lo scorso anno sono aumentate le imprese acquistate da imprese di capitale a rischio, fatto che mette in risalto il progressivo allontanamento dell’economia del paese dalla piccola imprenditoria a gestione familiare.
L’Italia
è una delle maggiori economie del mondo ma è stata a lungo alimentata da
piccole imprese private. Oggi è sotto pressione da parte dei mercati globali
per modificare le strutture proprietarie e ingrandire le imprese, che
renderebbe più facile spendere nella ricerca e nel capitale di investimento. Le
imprese familiari tendono a rivolgersi in prima istanza a imprese di capitale a
rischio, che in seguito cercano di realizzare dei profitti dai loro
investimenti quotando le imprese in borsa.
Secondo i dati dell’Aifi, l’associazione italiana del
private equity e venture capital, nel 2005 si è assistito a un aumento delle
acquisizioni del 56%, passando dalle 48 del 2004 a 75.
Il totale ammonta a 248 acquisizioni nel 2004 e a 281 nel
2005.
Secondo il presidente dell’Aifi, chiunque andrà al governo
dovrà sostenere il capitale di rischio che sta avendo un ruolo fondamentale
nella trasformazione dell’assetto proprietario.
Nel 2005, il 75% degli accordi di capitale a rischio è
andato a imprese che hanno meno di 250 impiegati.
(FT 29.3.06, pag.16)
(Chinese TV makers face
Eu penalty)
La Ue si sta preparando a cancellare l’esenzione dal
pagamento del dazio anti-dumping accordato a sette costruttori cinesi di
televisioni, dopo che uno di questi, Konka, ha rifiutato l’accesso alla sua
fabbrica agli ispettori UE.
Nel 2002 la UE aveva imposto un dazio anti-dumping del
44,6% su tutte le importazioni di apparecchi TV a colori di fabbricazione
cinese, ma esentò sette imprese perché si erano impegnate a cambiare la loro
politica dei prezzi e a rispettare le loro quote di esportazione.
(FT 30.3.06, pag.3)
(Putin accuses US of
delaying Russia’s WTO membership)
Aumentano i motivi di attrito tra USA
e Russia: oltre all’appoggio
all’Iran e al controllo dell’Ucraina
Putin non accetta i vincoli
dettati da Bush per entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio.
Secondo Putin la lista di problematiche ricevuta dagli
americani dovrebbe essere ampiamente
superata da tempo e la Russia è fortemente
interessata a divenire membro operativo dell’Organizzazione soltanto nel caso
che i benefici in campo economico si prospettino reali.
Dopo tredici anni di colloqui che Mosca sperava si
sarebbero conclusi lo scorso anno, il prossimo termine dovrebbe essere il
summit del G8 previsto il prossimo
luglio a S. Pietroburgo.
Questa data sembra però dubbia anche a Alexander
Shokhin, capo degli industriali, che ha convocato una conferenza stampa
per asserire che il problema non riguarda soltanto gli accordi
bilaterali con gli USA ma anche i negoziati
multilaterali per definire il ruolo della Russia nell’ambito del WTO.
Il nodo più scottante
è quello delle banche: gli
americani non vogliono filiali
russe all’estero ma,
eventualmente, sedi indipendenti
da quelle operanti nel territorio
nazionale. A questo si aggiunge
l’accusa di ingerenza politica ed
economica nelle questioni ucraine ma
Putin si dice non ancora pronto a lasciare a
Kiev una eccessiva libertà di decisione su temi protezionistici.
Da considerare che
la Russia è la più grande economia a non fare ancora parte del consiglio di 149 nazioni che compongono il WTO.
(FT 30.3.06, pag.5)