Le norme nazionali su prodotti che vanno dalle biciclette
agli utensili da cucina costano alla UE 150 miliardi di euro l’anno
Nonostante il principio che consente alle merci di
muoversi liberamente all’interno della UE, i singoli paesi hanno degli standard
diversi, per cui per vendere un prodotto bisogna adattarlo a quegli standard.
Standard nazionali diversi, normative tecniche diverse e regole sanitarie
diverse restano in piedi per una miriade di prodotti, dalle biciclette agli
utensili da cucina, dai mobili all’abbigliamento per bambini. Secondo uno
studio questo costerebbe alla UE 150 miliardi di euro all’anno. A questo scopo
la Commissione ha presentato una proposta per abolire i rimanenti ostacoli al
libero commercio dei beni. L’idea di fondo sarà : non sarà più un problema del
mondo degli affari andare incontro alle regole dei singoli paesi, ma sarà il
paese che riceve i prodotti a dover giustificare la necessità di apportarvi dei
cambiamenti.
(US and EU to set date for transatlantic trade zone)
Gli USA e la UE potrebbero fissare una data per la
creazione di una zona commerciale transatlantica nel corso di un summit che si
terrà in aprile.
L’idea di armonizzare le regole fra i due più grandi
blocchi economici del mondo per favorire la crescita ha ricevuto un nuovo
impulso sotto la presidenza tedesca della UE. L’iniziativa potrà dare nuova
energia alla partnership dopo le tensioni sull’Iraq e Doha.
I problemi che andranno affrontati sono di natura tanto
politica che strutturale e sarà necessario molto tempo. Ma bisogna evitare di
trasferire costi sempre maggiori sulle spalle dei consumatori e ulteriori
restrizioni al commercio mantenendosi globalmente competitivi.
L’idea che sembra prender forma è quella di concludere le
trattative entro il 2015. Dal 2007 al 2010 i negoziatori cercheranno di
armonizzare gli standard relativi all’accounting, le norme che riguardano i
prodotti chimici, la cooperazione doganale, i requisiti sanitari e firmeranno
un accordo sul trasporto aereo. Dal 2011 al 2015 affronteranno questioni
spinose come i requisiti per l’ingresso, le regole per il mercato dei capitali
e i cargo. Molte di queste questioni sono state complicate dalla questione
sicurezza dopo l’11 settembre.
I sostenitori del progetto pensano che gli standard
congiunti diventeranno un modello per il mondo, diminuendo i costi per le
imprese americane e europee.
Financial Times, 20.02.07,
pag. 2
(Europe and the Mullahs)
L’Europa si dice preoccupata quanto l’America di un Iran armato
di bomba atomica, ma allo stesso tempo i suoi paesi più grandi fanno floridi
affari con la repubblica islamica. La UE con in testa Germania, Francia e
Italia, è stata a lungo uno dei più importanti partner commerciali dell’Iran.
Le importazioni dell’Iran dalla UE rappresentano il 35% del totale delle sue
importazioni, e cosa più notevole, il commercio si è incrementato proprio
quando gli USA hanno iniziato la campagna per fermare i progetti nucleari
dell’Iran. Anche le importazioni dall’Iran, principalmente petrolio, sono
aumentate del 62% in quel periodo.
Le imprese europee beneficiano di sostegni
all’esportazione, e l’Iran figura tra i primi paesi della lista, l’aumento del
commercio ha dato impulso all’economia iraniana e indirettamente ai suoi programmi
nucleari.
Difficile non vedere una connessione tra gli interessi
economici dell’Europa e la sua indulgente diplomazia verso l’Iran.
The Wall Street Journal,
20.02.07, pag. 11
(Pakistan holds the key to south Asia’s security)
L’Afganistan sta perdendo la sua battaglia per la
stabilità e la sicurezza in parte a causa del Pakistan che non può decidere se
vuole combattere il terrorismo o incoraggiarlo. Il governo pakistano sembra aver
consentito il risorgere dei Talibani, e prove della sua complicità sono state
presentate al presidente Musharraf dalla NATO e dagli USA. Per il Pakistan,
l’Afganistan è stato prima dell’11 settembre, un territorio cuscinetto dove
ritirare le sue truppe negli scontri con l’India, un territorio di fondamentale
utilità strategica. Dopo l’11 settembre, l’India ha investito grosse cifre
nell’Afganistan senza Talebani convinta che solo lo sviluppo può sradicare il
terrorismo in Asia. L’India da parte sua con l’invasione brutale del Kashmir ha
fatto sì che il Pakistan per tenere l’esercito a distanza fomentasse la rivolta
musulmana.
Per recuperare un minimo di equilibrio nell’area Pakistan,
Afganistan e India dovrebbero parlarsi e arrivare a raggiungere alcuni obiettivi.
Primo, l’India dovrebbe dare assicurazioni che i suoi investimenti in
Afganistan non sono mirati a un controllo delle frontiere con il Pakistan.
Secondo, rafforzare il centro di messa in comune dell’intelligence sulla
regione. Terzo, Karzai e Musharraf dovrebbero mettere fine al loro odio
personale e assumere un atteggiamento da capi di stato; dovrebbero anche
riconoscere i loro errori, Musharraf per non aver domato i Talebani in terra
Pakistana, garzai per non aver mantenuto le promesse al suo popolo.
L’Afganistan non può continuare la sua deriva che lo sta trasformando in un
narco stato che fornisce sostegno finanziario ai ribelli.
Financial Times 22.02.07,
pag. 13