(Supermarket doctors set up shops in Britain)
La catena J Sainsbury è la prima ad aprire in Inghilterra,
e probabilmente in Europa, uno studio medico all’interno dei suoi supermercati.
Un gruppo di medici pagati dallo stato visiterĂ i pazienti due sere alla
settimana e il sabato in uno studio medicoÂ
all’interno del negozio Sainsbury di Manchester. Sull’esempio di
Wal-Mart, il progetto pilota si diffonderà in altri negozi per la fine dell’anno.
Nelle intenzioni, i medici nei supermercati aiuteranno non
soltanto i pazienti ma anche il governo che sta facendo di tutto per rendere i
medici piĂą raggiungibili ai potenziali pazienti. Gli studi medici aiuteranno
anche Sainsbury che, come altri dettaglianti, cerca un modo di incrementare i
profitti ora che le vendite dei tradizionali prodotti alimentari stanno
diminuendo. I supermercati inglesi giĂ vendono vestiti, DVD, mobili, carte di
credito e assicurazioni.
Sainsbury non avrà guadagni diretti dall’ospitare uno
studio medico, ma questo dovrebbe incrementare la clientela e la vendita di
medicine.
(International Herald Tribune 3 marzo 2008, pag. 12)
La visita di 48 ore, avvenuta
domenica e lunedì a Bagdad, del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, non ha
precedenti nella storia moderna. In effetti, l’evento non sarebbe stato
possibile se l’esercito americano non fosse intervenuto in Iraq nel 2003 e
avesse rovesciato la dittatura baatista, laica e geneticamente anti-persiana di
Saddam Hussein. Come sottolineano, da mesi, i media e i governanti arabi questa
è la “grande ironia della Storia”. L’altro aspetto interessante messo in luce
dai giornali è stato l’arrivo, in fanfara, all’aeroporto di Bagdad del
Presidente iraniano, diverso dalla solita atmosfera di segreto e di ossessione
per la sicurezza, che caratterizza invece le visite dei leader occidentali.
L’attuale ambasciatore
americano alle Nazioni Unite, Zalmaì Khalilzad, l’ex capo della diplomazia di
Nixon, Henry Kissinger e lo stesso George W.Bush, sono concordi che un ritiro
precipitato delle truppe americane sarebbe come regalare l’Iraq all’Iran.
Inoltre, molti analisti sono convinti, che la reazione americana agli attacchi
dell’11 settembre abbia, alla fine, favorito la posizione iraniana, perché sono
stati messi fuori gioco i due nemici principali dell’Iran, ossia il regime dei
Talebani, nel 2001, e il regime baatista iracheno, diciassette mesi fa.
Washington e Teheran, malgrado continuino a fronteggiarsi nell’arena
internazionale, sulla questione nucleare e sulle ambizioni espansionistiche
iraniane, trovano un punto di contatto nella comune volontĂ di sostenere il
fragile governo messo in piedi a Kabul e Bagdad.
Tuttavia, parlare di vittoria dell’Iran
in Iraq è una notizia che va ridimensionata. Nonostante gli USA non stiano
ufficialmente tentando di stabilire basi militari americane permanenti nel
territorio, la cooperazione tra il Presidente Bush e il Capo del governo
iracheno Al-Maliki, lascia intendere diversamente: è in corso una negoziazione
sullo “Statuto delle Forze” americane che resteranno sul suolo iracheno, dopo
che verrĂ ripristinata la SovranitĂ Totale del paese. Si parla di 50000/60000
uomini. Pertanto, malgrado la caduta dei Talebani e di Saddam Hussein, l’Iran
si ritrova circondato da basi americane che intaccano progressivamente
l’influenza iraniana nella regione.           Â
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